Ecco la nuova orchestra: l’universo sonoro! E i musicisti: chiunque e qualsiasi cosa suoni! [R. Murray Schafer – The Soundscape: Our Sonic Environment and the Tuning of the World]
L’iper-oggetto è cosa curiosa. Secondo Timothy Morton si tratterebbe di “oggetti” che sono così massivamente distribuiti nel tempo e nello spazio da trascenderne le specificità, ad esempio il riscaldamento globale, il polistirolo, il plutonio radioattivo. Recentemente il concetto è stato applicato al Covid-19 – un articolo sul New Yorker, un altro su Wired, per citarne solo un paio. Le esemplificazioni sono alquanto negative ma il concetto è neutro, fenomenico. E la musica? È un iper-oggetto? Facile considerarla tale nella nostra società iper-mediale e liquida, in cui i mezzi di comunicazione, davvero fusi con il messaggio, posseggono consistenza immateriale e pervasiva.
Ci si è pure chiesti cos’è – cosa significa Assisi, patrimonio dell’Umanità, nella sostanza globalizzata che fluisce dentro-fuori i circuiti mediatici. Mero sedimento di stratificazioni estetico-culturali eroso dalle varie forme di bulimica fruizione? Oppure un iper-oggetto dove (ancora) si genera e da cui si spande creatività? E questi passaggi sonori (solo alcuni degli attraversamenti che segnano il territorio-comunità) semplici scie neuro-chimiche che si dissolvono nell’entropia dell’indifferente locale? O forme, micro e macro, di impollinazione che contribuiscono a fare di questo lembo dell’impero un risonante giardino di diversità creativa?
Apodittico che Assisi-Umbria sia immersa nella rete e nell’iper-oggettualità, più incerta la risposta su che tipo di socio-neuro-trasmissione si attivi in questo serafico ritaglio del tessuto interattivo globale. C’è altro oltre la rendita storico-culturale? Per nostra cattiva abitudine andiamo alla ricerca di indizi quasi inconferenti, eccezioni alla regola.
Scenari fantastici si aprono proprio sotto gli occhi, basta che scintilli una minuzia: la collaborazione di Peppe Frana con K.Lust (al secolo Anacleto Vitolo) nell’album “Slow Down”. E l’immagine d’una regione friccicante viene suffragata da dati e censimenti che enumerano in circa cinquecento gli organismi uni e pluricellulari dell’ecosistema regionale delle musiche extra-academia. Una microfauna vitale anche per potenziali contaminazioni creative globali.
Poi, la teoria dei sei gradi di separazione disegna legami ancora più sorprendenti. Da Assisi (Mia) in pochi passaggi si arriva a dTHEd. Via Peppe Frana che ha collaborato con Anacleto Vitolo, il quale ha coinvolto nel suo lavoro per la controparte visual Andrea Maioni, autore dell’iper-identità ultra-grafica di dTHEd, realtà creativa strettamente connessa ad Ask the White. Siamo davvero anche noi parte attiva dell’immanenza sperimentale?
Fabio Ricci, romano, componenti dei Vonneuman, entra in contatto con un paio di musicisti-artisti, Simone Lanari e Isobel Blank (originaria di Lucca), che gravitano sul confine incerto umbro-toscano, tra Cortona ed il lago. Anche loro coinvolti in diversi progetti, idee in formazione e più che interessanti incipit, come il caso Ant Lion.
Tre menti che convergono con proprie nuove pensate intersecando i processi creativi. Fabio-Vonneuman dà corpo discografico al nuovo progetto dei due. Ask the White canta l’organicità essenziale del suono acustico in forma canzone ma si apre alla trans-medialità digitale ed elettronica. Un solo album per il momento, “Sum and Subtraction”
Ricci coglie affinità profonde e coinvolge i due in un’altra avventura che coniuga suono, neurodiversità, Timothy Morton, elettronica HD, scardinamenti grafico-linguistici, meta-visualità. In DTHEd, nome dalla sovvertente (im)pronunciabilità, congiurano forme melodiche (s’immagini Bjork spinta ancora più in là), breakbeat e techno come fuochi d’artificio che si sbriciolano tutt’intorno. Un ritmo-sisma dove il pattern non è prevedibile, e/ma ballabile come liberatorio voodoo biochimico che può mettere in contatto con la ricca diversità percettiva e sensoriale sepolta sotto secoli di calcificazioni comportamentali.
Allora ogni evento può diventare una possibilità. La sua memoria un effetto radioattivo moltiplicabile attraverso le reti. L’appuntamento con Ask the White è il cinque aprile 2019, nella sotterranea dimensione dei Bar Chupito. La teoria di canzoni dell’album si dipana con attesa ed inaspettata luminescente preziosità. Le note scintillavano dalle chitarre e dalla voce di Isobel, disperdendosi nell’aria, penetrando il soffitto o risalendo le scale fino all’ingresso, per volare via come particelle e depositarsi chissà dove.
dTHEd ha innescato i suoi processi di fissione sonora, qualche settimana dopo, una sera di quasi estate, il 15 giugno, alla Darsena di Castiglione del Lago. Dal vivo la materia sonora è sembrata ancor più possedere una propria intelligenza, tutt’altro che artificiale. Una volta liberata dall’interazione dei tre componenti rientrava in loro, innescando un processo incrementale ed espansivo di vibrazioni, percepibili e non, che s’allargavano a tutto il locale, attraversavano pure le persone distratte che vi bighellonavano, uscivano fuori, spandendosi sottilmente inesorabili sul paese addormentato e sulla scura superficie dell’acqua. Siamo fatti della stessa sostanza degli iper-sogni.
L’arte è tutto ciò con cui puoi farla franca [ Marshall McLuhan – Gli strumenti del comunicare]