Dei baci e del baciarsi
Dei baci e del baciarsi
l’annegante dolcezza,
il tepore mucillaginoso
il fermentare che fa l’indomani
dolere la gola
e spuntare foruncoli
quante volte, corpo,
abbiamo provato.
Dei baci e del baciarsi
l’irradiante piacere,
la frecciante volontà
di sovrapporsi, mescolarsi,
intridersi l’uno dell’altra,
scivolando e teneramente
colpendosi,
assurdi, regrediti
a questa adolescenza immedicabile
perduti,
paritetici nel suo mistero
quante volte,
mio corpo, abbiamo provato,
quante contare non potremmo,
è vero, è vero?
Sii benedetto , corpo
Sii benedetto, corpo,
mio corpo sfiorito,
incontrollabile, infelice.
Io ti benedico
così come sei,
nato da ventre di donna
e dal mare delle origini,
così simile al cervo
e al lupo,
all’albero e all’erba.
Hai conosciuto
la fatica torbida di crescere,
primavere dopo primavere
di febbri e mal di gola,
la vertigine di espanderti
come il sole,
di cercare un altro corpo
secondo il misterioso
terreno calamitarsi delle cose
e il ruotare tagliente dei satelliti
intorno ai loro
lontani pianeti.
Sii benedetto,
corpo –sogno,
corpo-anima
fatto d’acqua e di fuoco,
terra e cenere.
Li conoscerò un giorno
i tuoi segreti.
E perché in cielo
brilla ogni sera Venere.
Chiedi a un mandorlo
Chiedi a un mandorlo a marzo
al rosa titubante del pescheto.
Chiedi a una nuvola dell’alba.
Chiedi a un torrente
che irrompe nel greto.
Chiedilo a tutti i fichi degli orti
quando i rami
contorti e spogli
cominciano a formicolare
di germogli.
Chiedilo a loro.
Saprai cos’è l’impazienza
che ti attanaglia
e ti sgomina
quando tu desideri, corpo.
Saprai la tua innocenza
e la tua forza.
Saprai dell’amore
più verità che leggendo
tutti i libri scritti
dall’inizio dei tempi.
Non fidarti dei filosofi
né di Platone né di Eraclito
non interrogare i profeti
i sapienti, i sacerdoti
su cosa è la tua brama,
non saprebbero dirtelo.
Chiedilo a un mandorlo.
Guarda un mandorlo.
Giuseppe Conte