18 Febbraio 2021

Dante e il trovatore

Peppe Frana
Dante e il trovatore

Della vicenda secolare della poesia dei trovatori al tempo di Dante è rimasto ormai soltanto l’eco, tuttavia il filo rosso che unisce l’opera del sommo poeta e la letteratura provenzale è stato tra i maggiori oggetti di studio di generazioni di filologi. Se ci limitiamo alla sola Commedia gli esempi “di scuola” del palesarsi delle influenze trobadoriche sono, sostanzialmente, una citazione di Bernard de Ventadorn nel Paradiso (Par. XX 73-75 “Quale allodetta che n’aere si spazia…” riprende la celebre canzone di Ventadorn “Can vei la lauzeta mover”) e la ben più spettacolare apparizione del trovatore Arnaut Daniel nella cornice dei lussuriosi penitenti descritta nel XXVI canto del Purgatorio. Arnaut è per Dante una vecchia conoscenza: le “Rime Petrose” precedono la stesura della Commedia presumibilmente di almeno un decennio e includono il tentativo di imitare la lirica del trovatore nella sua struttura metrica e tematica. Arnaut è quindi per Dante un modello, un maestro, e, con le parole che fa pronunciare a Guinizzelli, “miglior fabbro del parlar materno”: il più grande tra i poeti in lingua volgare.
Come della gran parte dei Trovatori sappiamo ben poco della vita di Arnaut Daniel ma, pur frustrati dall’ignorare le sue vicende mondane, possiamo consolarci con i pochi versi che ci sono pervenuti, quasi interamente sprovvisti di musica, in cui Arnaut ci parla esclusivamente di cose eterne.

Ecco un estratto della canzone “quan chai la fuelha del aussors entressims”:

“Quando cade la foglia dalle cime più alte e s’inasprisce il freddo tanto da seccare il nocciolo e il salice, vedo il bosco impoverirsi dei dolci gorgheggi: ma io resto vicino ad Amore, chiunque se ne allontani.

Tutto ciò che esiste gela, ma io non posso rabbrividire perché un nuovo amore mi fa rinverdire il cuore; non devo tremare perché Amore mi copre e ripara, e mi fa conservare il mio valore e mi dirige.

Bella è la vita se Gioia la sostiene, anche se certuni, sfortunati, ne parlano male; non so di cosa accusare il mio destino, perché, in fede mia, del meglio ho la mia parte.

Quanto all’amore, non so di cosa lamentarmi, tanto che la compagnia di altre disdegno; con una sua pari non so proprio paragonare la mia amica, perché nessuna si mostra che non le sia seconda.
[…]

È tanto gentile quella che mantiene nella gioia, che le trenta più gentili vince per il bell’aspetto: è dunque giusto che presti ascolto alle mie canzoni, poiché è così nobile e ricca di alto merito.
Va’, canzone, presentati a lei, perché se lei non esistesse, Arnaut non vi avrebbe messo tutto il suo impegno.”

Peppe Frana
Peppe Frana

Specialista in strumenti a plettro medievali ed extraeuropei, si è formato presso il Labyrinth Musical Workshop di Houdetsi (Creta) e la Schola Cantorum Basilensis. Collabora tra gli altri con Ensemble Micrologus, Ross Daly, Vinicio Capossela, Daniele Sepe.

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