25 Settembre 2022

Dalla parte della Pace Dalla parte dell’Uomo Wislawa Szymborska (1923-2012)

Claudio Volpi
Dalla parte della Pace Dalla parte dell’Uomo Wislawa Szymborska (1923-2012)

Tre poesie del premio Nobel Szymborska tratte dalla raccolta ‘Canzone nera’ uscita in questi giorni da Adelphi, e che era uscita postuma in Polonia nel 2014.  Si tratta delle prime poesie dell’autrice scritte tra il 1944 e il 1948, dominate dal tema della guerra, mai raccolte in volume ancora. “Non sono del tutto chiare le motivazioni che ne hanno inibito all’epoca, la pubblicazione, ma d’altronde Szymborska dirà che il cestino è lo strumento più prezioso per un poeta. Si tratta di un esordio mancato in cui però c’è l’essenza delle future poesie: lo stupore e l’intelligenza” (Luca Mastrantonio). Una poesia che predilige il paradosso, non conosce enfasi, sfratta i luoghi comuni e le convenzioni, per mostrare che la vita è più complessa di quanto si creda. Uno stupore che genera al tempo stesso il tormento di non riuscire a diradarlo. Questi versi mostrano la genesi del suo mondo poetico, ed anche il modo in cui un genio fiorisce. Più in generale, sono un grido contro lo scandalo della guerra ,dunque purtoppo sempre attuali.

Pace

Precederà i
comunicati la
gioiosa sirena dei cuori.
Più veloce della
luce è la notizia,
più veloce della
notizia la fede.

Nelle grida,
nei discorsi, nei canti
parole tutte deludenti,
tranne una:
Finalmente.
Cieche fin qui
le notti di città
lanceranno segnali al cielo
su fino agli astri
dell’immensità.

Il lutto strappato
alle finestre
sarà calpestato dai passanti
che avanzano
disposti in schiere.
Altri correranno
fuori di casa
per porgere con
una rapida
stretta di mano
ai loro cari,
a chiunque per strada,
la verità come
una cosa
che l’uomo
ha portato alla terra
PACE, non spada.

1

Sono come il vento
in una casa vuota,
i pensieri.
Un attimo di città:
il sole su un muro.
Solo una finestra
apre la sua oscurità.
Niente pathos.
Nella trappola delle pareti.
A che serve la
conoscenza della morte.
A causa sua
si raffredda il tè sul tavolo.
Niente atmosfera.
Di parole di sapone.
Un attimo di mondo:
il silenzio non aspetta.
Versa brusio nella
finestra come sabbia.
Niente lirismo.
Per le pietre
e per i sogni.

Cucire la bandiera

Gesti di donne
sopra la stoffa
precedono
una festa impaziente.
Inutile, sulla soglia, il ragazzino
si stupisce come
dentro a un sogno.
Momenti passati
tra le sforbiciate,
oggi sul ritmo di
ago e filo,
pronti domani
a sventolare.
Il ragazzino
saluta solenne
la sartoria bianco-rossa
e le mani infallibili
nell’unire il bianco al rosso,
pensando:
-è dallo stupore
che sorge
il bisogno di parole
e perciò ogni poesia
si chiama Stupore-
Si rannuvola:-
il mio dire
sarà sempre
come il pathos.
Troppo poco.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]