31 Marzo 2024

Cristo della Rivoluzione e della Poesia.

Claudio Volpi
Cristo della Rivoluzione e della Poesia.

Oggi, Domenica di Pasqua 2024, dedichiamo la Rubrica a tutti i sofferenti, sofferenti per povertà, sofferenti per fame, sofferenti per malattia, sofferenti a causa di guerre come quella in Ucraina o come quella in Gaza.  L’individualismo e l’avidità di denaro sembrano essere la cifra del nostro vivere, c’è la percezione di avere a che fare con un mondo fuori controllo, per cui proviamo un senso di angoscia e di ansia, a cui nessuno appare in grado di rispondere. Ci sembra di vivere come in una nuvola nera, piena di precarietà, indeterminazione, non senso, vagabondaggio, quasi sospinti verso un inevitabile naufragio. Il mondo, in questo momento, avrebbe bisogno di leader saggi e giusti, ma pare che non ce ne siano tra gli attuali potenti del pianeta. Quanto al nostro paese, molte volte non possiamo non dare ragione a chi , per esempio come Massimo Fini scrive  : “Un’Italia ormai inguaribilmente corrotta, nelle classi dirigenti come nel comune cittadino, intimamente, profondamente mafiosa, come sempre anarchica ma senza più essere divertente, priva di regole condivise, di principi, di valori, di interiorità, di dignità, di identità. Un’Italia senz’anima”. Ecco, sperando contro ogni speranza, cerchiamo di risorgere, di ritrovare qualche seme di bontà, di fratellanza, di solidarietà e autentica compassione, cioè comprensione e vicinanza.

Ecce Homo.

Di chi è
questo viso orripilante,
la carne putrida,
tumida,
sferzata,
mangiata dalle mosche,
arsa dal sole?
Di chi questi occhi
infossati e sanguigni
e la testa di spine
e il costato trafitto?
Ecco l’Uomo:
il Figlio dell’Uomo.

Scorda la leggenda,
squarcia il velo pudico
che codardia o interesse
hanno disteso
per fare
del ferale nemico
un amico,
per celare le verità
che le ferite dicono,
per tema che lo scandalo
non venga
più occultato:
sarà in agonia
fino alla fine del mondo,

e non bisogna dormire
in questo tempo!
E’ appeso
all’albero
della croce ora
e noi qui
spettatori dell’infamia,
contemporanei cinici
della lenta
tortura di Dio.
Ecco il calvario
reso tremendo
dal Suo
sangue sparso

e in cima al quale
Lui patisce inerte:
i centurioni
indossano stivali,
camice nere
e fez e distintivi
e si salutano
col braccio alzato;
hanno gli occhi
di ghiaccio,
labbra strette;
sono suoi fratelli
e non sanno
ciò che fanno.

E su un lato
e sull’altro
appesi e morti
un contadino
e un operaio,
o forse uno
è un ebreo linciato
e l’altro un Negro
o un Pellerossa,
un indiano
o un etiope,
un irlandese,
uno spagnolo
o un democratico tedesco.

Dietro il Suo
capo ciondolante
i cieli avvampano,
ardenti cateratte
rosse degli assassini
di duemila anni
commessi nel suo nome
e dai crociati,
i guerrieri cristiani
paladini di fede
e proprietà.

Sotto le mani inchiodate,
nella piana,
stillanti tenebre indelebili,
come macchie
di colpa,
battute da venti
lugubri e spettrali,
assediate da nubi
di sabbia
e faglie franose
sorgono le nostre città,
fra breve
bombardate e vuote.

Colui che pianse
per Gerusalemme
vede la Sua profezia
spiegarsi
sulle più inclite
città del mondo,
una ragione panica,
colpevole
non può arginare
l’onda
che tutto annienterà
come predisse;
fino alla fine
dovrà guardare
il dramma.

Sebbene spesso nominato,
è ignoto
ai cupi imperi
estesi ai Suoi piedi
dove ogni cosa svilisce
le Sue parole,
dove ogni uomo
porta solo
la colpa di tutti
e va bendato
incontro al
proprio fato,
e avidità e paura
regnano sovrane.

Il punto di svolta
della storia
deve venire.
Ma il fiero
e il tracotante,
chi trucida
e chi sfrutta
non avrà,
Cristo della Rivoluzione
e della Poesia,
la resurrezione
e la vita
forgiate dal sangue
del tuo spirito.

Tutti presi
dai loro sofismi
il prete nero
e l’uomo retto
muti saranno
di fronte
alla verità sovversiva,
Cristo della Rivoluzione
e della Poesia,
mentre i reietti
e i condannati
diverranno
agenti del divino.

Non da un ostensorio
d’argento cesellato
ma dall’albero
dell’umano dolore
redimi il nostro
sterile tormento,
Cristo della Rivoluzione
e della Poesia,
che il lungo viaggio
dell’uomo nella notte
non sia stato invano.

                David Gascoyne

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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