“…Come scrivo nella prefazione (‘Poesie da viaggio’ a cura di Nicola Crocetti e Jovanotti), poesia è fiducia: è affidarsi alla pagina bianca per vedere cosa può contenere. Scoprire che parole ci sono dentro a un luogo, dentro a un’emozione, a una sensazione. Ci vuole molta fiducia per credere di poter fissare su una pagina qualcosa che meriti di stare lì”. Cos’altro? “Poesia è l’umano, è una scoperta che nella vita ti trasforma, è un regalo pazzesco. La poesia c’era prima del libro con la tradizione orale: gli umani raccontano storie da sempre e quando non c’era la scrittura le recitavano e si facevano aiutare dalla metrica, dalla rima, per renderle più memorizzabili. La poesia c’era prima e ci sarà dopo: non c’è dubbio che l’Iliade e l’Odissea sopravviveranno” (Jovanotti)… Come sarà il domani Lorenzo? “Penso che questa sia un’epoca pazzesca. Ai ragazzi dico sgombrate la vostra mente: questa non è un’epoca oscura, senza possibilità, come vi dicono. È una buglia. Ci sono invece possibilità infinite di raccogliere informazioni, di guardare il mondo, di scegliere. La scelta implica sempre una responsabilità in più, però al tempo della Rete abbiamo l’occasione di essere al centro pur abitando in periferia. Viviamo un momento nel quale è il nostro punto di vista che disegna il mondo. Il viaggio è fatto di sguardo. Certo è un’epoca di tante insicurezze, tanti problemi…però di problemi si parla continuamente, quindi cerchiamo di vedere le cose positive. Nicola(Crocetti), ma tu non hai detto niente”. Crocetti sorride. “Che cos’è la poesia, Nicola?” chiede Jovanotti. Crocetti resta qualche istante in silenzio: “Poesia è parlare dell’ignoto, parlare all’ignoto”. “Visto? Nicola ha sempre la parola giusta. La poesia è dapertutto” (da Robinson del 26.04.26, intervista di S. Scarafia).
Bisogna avere una mente d’inverno
per osservare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve;
e avere patito tanto freddo
per guardare i ginepri
ricoperti di ghiaccio,
gli abeti ruvidi
nel distante riflesso
del sole di gennaio;
e non pensare alla miseria
che risuona nel vento,
tra le rade foglie,
il medesimo suono della terra
attraversata dal medesimo vento
che soffia nello stesso spazio spoglio
per chi in ascolto,
ascolta nella neve,
e lui stesso un nulla,
guarda il Nulla
che non c’è
e il nulla che c’è.
Wallace Stevens (1879-1955)
Non ti vedo.
So bene che sei qui,
dietro una parete fragile
di calce e mattoni,
alla portata
della mi voce,
se chiamassi.
Ma io non chiamerò.
Ti chiamerò domani,
quando ormai
non vedendoti,
immagini che ancora
tu sia qui,
accanto a me,
e che basti oggi la voce
che ieri ho trattenuto.
Domani …
quando tu sarai
al di là di una
fragile parete di venti,
di cieli e di anni.
Pedro Salinas ( 1891-1951)