Il 7 Ottobre uomini armati di Hamas uccidono 1400 persone nei villaggi del sud di Israele, rapiscono più di 240 persone. La risposta di Israele è durissima, raid aerei sui centri abitati, quindi l’attacco di terra per eliminare Hamas. I morti ad oggi sono più di 10000, di cui oltre 4000 sono bambini e minori. Cosa c’entrano i bambini con la guerra? Gino Strada, che di guerre se ne intende, scrive, forte della sua esperienza sul campo, in Afghanistan, Perù, Somalia, Bosnia, Etiopia, Sudan …, che nove vittime su dieci sono civili. La guerra è atroce, disumana, è violenza che distrugge vite, che toglie dignità e possibilità di futuro., porta feriti, mutilati, morte, distruzione. Esseri umani che soffrono, provano dolore e disperazione, esseri umani che vengono uccisi, feriti, mutilati, che si ritrovano senza più nulla, poveri e affamati, costretti a fuggire. “La guerra piace a chi non la conosce” scrisse cinquecento anni fa l’umanista e filosofo Erasmo da Rotterdam. Pensiamo alle guerre del Novecento: La Prima guerra mondiale, dieci milioni di giovani morti, tre milioni di civili morti, altrettanti morti per fame, carestia, epidemie; la Seconda guerra mondiale, tra i sessanta e settanta milioni di morti, un mattatoio. Nella Seconda guerra mondiale le vittime civili furono più del 60 per cento, in pratica due terzi non avevano mai imbracciato un’arma. Sono proprio queste vittime, in maggioranza persone disarmate, a testimoniare la follia della guerra e l’assoluta incapacità di controllarla. Dopo il 1945 hanno insanguinato il pianeta altri 265 conflitti interni o internazionali, con una percentuale di vittime civili che ha continuato a salire. Sparito il campo di battaglia, eserciti e gruppi ribelli, fazioni in lotta con o senza divisa si sono affrontati nel mezzo delle città, tra le scuole e le case, tra i mercati e gli ospedali. Tra i cittadini. Il risultato è stato che più di 25 milioni di esseri umani hanno perso la vita nelle guerre del cosiddetto ‘secondo dopoguerra’. Le vittime non combattenti, una su dieci all’inizio del Novecento, erano diventate nove su dieci alle soglie del Duemila. Nei conflitti di oggi è statisticamente provato che è più sicuro essere un combattente che un civile. Ogni giorno, migliaia di persone soffrono le conseguenze di guerre di cui ignorano le ragioni. Ma allora quale è il senso della guerra, contro chi si sta combattendo, se si dichiara di combattere contro dittatori e terroristi e poi il risultato finale è che nove volte su dieci è un civile a perdere la vita? Quale medico prescriverebbe un farmaco che nove volte su dieci uccide il paziente? In un ospedale, quel farmaco verrebbe proibito, e chi si ostinasse a somministrarlo sarebbe denunciato. Tutte queste riflessioni prese dal libro di Gino Strada ‘Una persona alla volta’ sarebbero da imparare a memoria e non dimenticarle più, talmente evidenti, drammatiche, e piene di indiscutibile verità. Sarebbero parole da leggere nelle scuole. Una bella poesia di Giuseppe Conte contro la guerra, Venere contro Marte, i miti greci che parlano ancora di noi oggi.
Figlio di Venere.
Un giorno Venere-madre,
che è mare e vento
e chiarori
e rovesci di primavera
e conchiglie
e api in volo,
il portento
dei peschi fioriti
e del glicine
mi è venuta vicino,
mi ha fatto cenno
di fermarmi ad ascoltarla.
Parlava una lingua straniera,
disumana,
quella che hanno
onde e fronde
e angeli e sirene.
Eppure io la capivo
e mi inarcava
la schiena il miracolo.
Mi chiese allora
di tradurre le sue parole,
tradurle bene.
Sono stata con Marte,
è vero,
adultera sono stata,
ma ora non più,
non lo amo più,
figlio,
sono sincera.
Era un amante geloso,
monotono,
non sapeva ascoltarmi
era sporco
nel suo cercare
solo il suo piacere,
per affermare il suo potere,
per dominarmi.
Ora so che la guerra,
e lui ne è dio,
è disonore.
Ora lo so,
ora preferisco a Marte
il mio povero marito Vulcano,
rozzo e storpio
sin quasi
ad essere tenero
preferisco Ermes,
il piccolo Ermes,
l’astuto,
capace di così ambigui
e bizzarri giochi,
e il bellissimo Adone,
e il lascivo Priapo persino,
e Pan il selvatico.
Tutti, ti giuro,
tutti piuttosto che lui,
il signore della guerra infinita.
Ama il domani, l’amore, la vita.
Perché ora lo so
cosa vuole Marte,
a che cosa tende
con tutta la sua furia.
Stragi, orrore,
corpi maciullati
tra nuvole di mosche.
Ora so che la guerra
è il disonore.
Non è mai giusta,
non è mai utile.
Non credeteci
quando ve lo dicono.
Non c’è più Achille
nè Aiace
né lo scudo
ch’ebbe il primo
e per cui
il secondo si perse,
non c’è più Ettore,
né Paride né Enea,
né Leonida
né i soldati di Serse
né Alessandro,
né Cesare.
La guerra è Dachau,
Buchenwald,
Auschwitz,
Dresda, Hiroschima,
Sarajevo, Baghdad,
Abu Grahib, Guantanamo.
Marte vuole distruzione e fine,
radere al suolo,
avvelenare il pianeta,
cancellare le primavere.
Io non l’amo,
io non l’amo.
Ho chiuso
con lui la partita.
Ama il domani, l’amore, la vita.
Io non lo voglio più
da molto,
scrivilo chiaro.
Non ho più
nessun commercio con lui.
E tu, figlio,
scrivilo che la guerra
è il disonore.
Non è mai santa,
non è mai legittima.
Non credeteci
quando lo proclamano.
Traduci bene, figlio,
stammi qui vicino.
Scrivilo che ogni
figlio di Marte
è un assassino.
L’onda è sulla riva,
la ventata agita
i rami del pino.
E tu scrivi, figlio,
scrivi come incessantemente
fanno l’acqua e l’aria,
la terra e il fuoco,
che sono le mie mani
e le mie dita,
sono sicura
che traduci bene,
sono sicura
che mi hai capita.
Ama il domani, l’amore, la vita.