Questa domenica un cocktail di quattro poesie di quattro diversi poeti, per diversi stati d’animo, un aperitivo di parole per la nostra settimana.
Vita meravigliosa
sempre mi meravigli
che pure senza figli
mi resti sempre
sposa.
Patrizia Cavalli (1947-2022)
Agosto. Non sappiamo
che aspettarci
da una Luna così;
sembra di lattice,
un guanto rotto
a precipizio
sopra le magnolie
del tuo giardino;
pronta a cadere,
a tornare
in fondo al mare
come all’inizio
della storia umana.
Chè i primi uomini
(e siamo noi adesso)
non sapevano nulla
della notte.
Gabriele Galloni (1995-2020)
La città vecchia
Spesso, per ritornare
alla mia casa,
prendo un’oscura via
di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera
si specchia
qualche fanale,
e affollata è la strada.
Qui tra la gente
che viene e che va
dall’osteria alla casa
o al lupanare,
dove son merci
ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando,
l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta
e il marinaio,
il vecchio che bestemmia,
la femmina che bega,
il dragone che siede
alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane
impazzita d’amore,
son tutte creature
della vita
e del dolore;
s’agita in esse,
come in me,
il Signore.
Qui degli umili
sento in compagnia
il mio pensiero
farsi più puro
dove più turpe
è la via.
Umberto Saba (1883-1957)
Ora che sale il giorno
Finita è la notte
e la luna
si scioglie lenta
nel sereno,
tramonta nei canali.
È così vivo
Settembre
in questa terra
di pianura,
i prati sono verdi
come nelle valli del sud
a primavera.
Ho lasciato
i compagni,
ho nascosto
il cuore
dentro le vecchie mura,
per restare solo
a ricordarti.
Come sei più lontana
della luna,
ora che sale
il giorno
e sulle pietre
batte il piede
dei cavalli.
Salvatore Quasimodo (1901-1968)