«Vir erat in civitate Assisii, quae in finibus vallis Spoletanae sita est, nomine Franciscus…». Per chi, come me, ha avuto la fortuna di essere nato ad Assisi, per giunta trascorrere tutta la vita ad Assisi… Ma attenti, ad Assisi direbbero «È un angelano, non lo ascoltate! È nato nel piano passato il passaggio a livello». Vabbè, sono nato alla Porziuncola dove Francesco è morto: nessuno è perfetto! Però ho la fortuna di vedere Assisi dal basso, è la città del monte che non si può nascondere, manco a chiudere gli occhi o guardare altrove: stà lì, sempre uguale e sempre diversa. È come una gatta dal pelo arruffato, ha tanti campanili quanti capelli ho io in testa, dritti come la coda della mia gatta Lola. Come una gatta Assisi se ne stà tutto il giorno distesa su un fianco, si crogiola al sole usando per cuscino la costa del monte. Al mattino si stira e allunga le zampe verso la luce dorata che sorge dietro i fianchi rotondi del Subasio. A mezzogiorno è tutta bianca e nera sotto la luce accecante del sole. La sera ha le guance e i baffi arrossati, e invece è il colore della pietra, la pietra rosa del Subasio che si accende al tramonto, col sole che annega dietro i colli di Bettona o del monte Amiata. Sono i giochi di luce che osservo uscendo di casa al mattino, all’ora di pranzo, o per strada al ritorno di sera. Persino di notte al chiarore della luna e sotto le luci fredde della pubblica illuminazione. A ogni ora la città ha un aspetto differente. È come una grande bocca che rida o sorrida. Mai triste, sempre bella, sempre allegra. Cosa avrà mai per esser così lieta? È una città come ce ne sono tante in lungo e largo, su e giù per lo stivale, arrampicate sulla vetta o sul fianco di un monte. Come le altre Assisi ha solide radici antiche, sopra le quali sono spuntate altre mura medievali, una piazza per la sede del Comune e una piazza per la chiesa cattedrale, tante piccole chiese e una edilizia storica minuta, un museo pieno di vecchie Madonne, un Antiquario coi sassi di lapidi e arredi funebri. Il tutto circondato dal verde dei monti e dall’oro del piano, tenendo a fatica a distanza gli innumerevoli capannoncini delle aziende artigiane e degli ipermercati, come se la città chiedesse una sua vita indipendente dalle fatiche umane. Soprattutto è una città scomoda per essere attraversata dalle automobili, è nata per essere percorsa a piedi, su e giù per le scale o a dorso di mulo salendo le vie antiche della città romana. Pensata per fermarsi, parlare o ascoltare. Senza fretta. Ammirando la bellezza della valle dagli affacci che si aprono tra le case.
Ad osservarla dal piano Assisi fa sempre un effetto speciale. Lo sa bene chi ha scelto di vivere qui venendo da altrove. Chi frate, chi suora, chi laico credente, la città è lo specchio della vita di un uomo di nome Francesco, che nacque secoli addietro nei confini della Valle Spoletana. Conserva ancora i luoghi dove Francesco trascorse una giovinezza spensierata per poi dedicarsi a una penitenza incessante. Fino all’incontro con sorella morte sulla nuda terra della Porziuncola. Fino alla gloria che lo attende nella magnifica chiesa del «colle del Paradiso». Il nome di Francesco fa coppia col nome di Chiara. «Clara claris praeclara …» Chiara, luminosa per chiari meriti, risplende in cielo per chiarità di gloria e in terra rifulge dello splendore di miracoli sublimi … inizia così la bolla di canonizzazione che ne riconosce i meriti parlando ancora di luce, di gioia, splendore. Il corpo di Francesco riposa nella sua chiesa a occidente, quello di Chiara nella sua chiesa a oriente. Insieme le due chiese e i loro conventi hanno donato a questa città di pietra la forma affusolata che la caratterizza. È come una bocca che si apra in un sorriso e pronunci la parola «amore». Di loro e per loro Assisi sorride. Sta a noi seguirne le orme nei luoghi che ne fanno memoria. Buona caccia!