27 Settembre 2026

Testamento.

Claudio Volpi
Testamento.

Una poesia del poeta greco Kriton Athanasulis (1917-1979), resa famosa anche da Vittorio Gassman che la recitò in una puntata di Canzonissima del 1972 dedicandola a suo figlio Alessandro.

 

Testamento

Non voglio che tu sia

lo zimbello del mondo.

Ti lascio il sole

che lasciò mio padre a me.

Le stelle brilleranno

uguali e uguali

ti indurranno le notti

a dolce sonno.

 

Il mare t’empirà di sogni.

Ti lascio il mio sorriso

amareggiato:

fanne scialo

ma non tradirmi.

Il mondo è povero oggi.

S’è tanto insanguinato

questo mondo

ed è rimasto povero.

Diventa ricco tu

guadagnando

l’amore del mondo.

 

Ti lascio la mia lotta

incompiuta

e l’arma con la canna

arroventata.

Non l’appendere al muro.

Il mondo ne ha bisogno.

Ti lascio il mio cordoglio.

Tanta pena vinta

nelle battaglie

del mio tempo.

 

E ricorda.

Quest’ordine ti lascio.

Ricordare vuol dire

non morire.

Non dire mai

che sono stato indegno,

che disperazione

mi ha portato avanti

e son rimasto indietro,

al di qua della trincea.

Ho gridato, gridato

mille e mille volte no,

ma soffiava un gran vento

e pioggia e grandine

hanno sepolto

la mia voce.

 

Ti lascio la mia storia

vergata con la mano

d’una qualche speranza.

A te finirla.

Ti lascio i simulacri

degli eroi

con le mani mozzate,

ragazzi che non fecero

a tempo ad assumere

austera forma d’uomo,

madri vestite a bruno,

fanciulle violentate.

Ti lascio la memoria

di Belsen e di Auschwitz.

 

Fà presto a farti grande.

Nutri bene

il tuo gracile cuore

con la carne

della pace del mondo,

ragazzo, ragazzo.

Impara che milioni

di fratelli innocenti

svanirono d’un tratto

nelle nevi gelate

in una tomba comune

e spregiata.

Si chiamano nemici; già.

I nemici dell’odio.

 

Ti lascio l’indirizzo

della tomba

perché tu vada

a leggere l’epigrafe.

Ti lascio accampamenti

d’una città

con tanti prigionieri,

dicono sempre sì,

ma dentro loro mugghia

l’imprigionato no

dell’uomo libero.

Anch’io sono di quelli

che dicono di fuori

il sì della necessità,

ma nutro, dentro, il no.

 

Così è stato

il mio tempo.

Gira l’occhio dolce

al nostro crepuscolo amaro,

il pane è fatto pietra,

l’acqua fango,

la verità un uccello

che non canta.

 

È questo che ti lascio.

Io conquistai il coraggio

d’essere fiero.

Sforzati di vivere.

Salta il fosso da solo

e fatti libero.

Attendo nuove.

È questo che ti lascio.

 

 

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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