03 Ottobre 2026

Sia pace e bene in questo tempo di dolore a tutto il mondo. Tommaso Baronti

Claudio Volpi
Sia pace e bene in questo tempo di dolore a tutto il mondo. Tommaso Baronti
Leon Frederic, 'La leggenda di San Francesco' - 1882

Oggi celebriamo San Francesco con una straordinaria gemma del Prof. Tommaso Baronti, di cui abbiamo già parlato una volta nella rubrica del 9 Aprile 2023 a proposito della sua bella raccolta di poesia ‘La parola cielo’. Si tratta della ‘Fabula de morte Sancti Francisci’, ali&no editrice, Perugia, 2026, ‘Un componimento originale in versi latini (Carme in strofe saffiche, Menzione d’onore al XIV Concorso Nazionale di poesia latina Vittorio Tantucci 2026) che racconta la morte del Santo ponendo in risalto gli elementi della natura e la presenza di tutte le Creature animali, degli uccelli in particolare, che tanta parte hanno avuto nella predicazione francescana. Sacralità, dunque, ma anche fabula, come leggenda, storia o rappresentazione drammatica per la riscoperta di un francescanesimo diffuso, ambientale e naturale, che si può ancora leggere con gli occhi attenti del cuore, godere semplicemente passeggiando per le strade e le campagne di Assisi, lontano dalla confusione e dalla folla (follia?) degli itinerari turistici’ (dalla terza di copertina). Crediamo inoltre che non ci siano parole più belle e appropriate per presentare e descrivere il componimento di Baronti di quelle scritte nella motivazione del prestigioso premio assegnato al nostro professore: ‘Il carme, in strofe saffiche, descrive e commenta la morte di San Francesco e i vari fenomeni, naturali e soprannaturali, e le reazioni emotive che ad essa si accompagnarono. Nella contemplazione di quell’evento la finezza umana e artistica dell’autore hanno saputo fondere pathos drammatico, sensibilità religiosa, liricità immaginifica, coinvolgendo irresistibilmente l’animus del lettore, grazie anche ad una lexis poetica allo stesso tempo cordiale ed elegantemente studiata. A tutto questo il metro saffico ha offerto il più consono ethos ritmico’. L’ode è stata illustrata da ispirati disegni del prof. Federico della Bina, artista assisano e collega dell’autore presso il Liceo Scientifico Annesso al Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi. Dobbiamo essere orgogliosi e consapevoli di avere nella nostra comunità un insegnante di  questo altissimo livello,  con una acuta sensibilità, incredibilmente capace di creare un componimento poetico originale in latino,  poi da poeta tradurlo e riscriverlo in italiano in versi liberi con un sapore fresco, pulito ed elevato. Ecco alcuni brani dell’opera proposti prima in latino, poi in italiano; magnifici versi, Francesco ne sarà contento…

 

Fabula de morte Sancti Francisci.

Ultimus pendet foliis racemus

iam vigent nigrae viridesque olivae

solis et primas orientis haurit

Umbria luces.

 

Civitas ridet radiis fidelis

mane ceu sponso rosa casta rori;

si rosam sumes iter inchoabis

ad Paradisum.

 

Sol eo caelum violentus urit

ut nimis pallens fugiat Diana

et Venus cautos repeteat meatus;

turbat harenas

 

Texius flavas hilari cachinno,

frondium spirant fremitu canorae

arbores, mutae segetes quiescunt;

floribus herba

 

funditur passim: tricolor viola

cum taraxaco facilisque malva,

it novatum ver, cyclamina lucos,

prata colorant.

 

Leggenda della morte di San Francesco

L’ultimo grappolo pende fra i pampini

sono già mature le olive verdi e nere

e l’Umbria riceve le prime luci

del sole che sorge.

 

La città fedele sorride ai raggi al mattino

come una pura rosa alla sua rugiada:

se coglierai la rosa, inizierai il cammino

verso il Paradiso

 

Il sole così violentemente brucia il cielo

che Diana troppo pallida fugge

e Venere riprende cauta i suoi sentieri;

Il Tescio trascina

 

le bionde sabbie con rumore di allegro riso,

gli alberi canori respirano

nel fremito delle fronde, i campi riposano muti;

l’erba coi fiori

 

ovunque si confonde: la viola del pensiero

con il tarassaco e la semplice malva colorano i prati,

i ciclamini le radure dei boschi:

avanza rinnovata la primavera.

 

 

II

Alites rarae properant in urbem,

passeres adsunt, merulae, columbae

limen ad Petri domini superbum;

ventus opaci

 

de iugis montis ruit ad fenestras,

vela inhorrescunt pretiosa, cantum

Pica dum gratum recinit Johanni

et iocularem.

 

In sua Petrus trepidans taberna

sericos pannos numerat daturus

nundinis venum cupidoque pendit

corde monetas.

 

Tum cient Picam volucres benigna

Voce uti parvus chorus angelorum:

‘Transiit frater, Rosa filium nunc

Candida servat.

 

 

II

Sparsi uccelli si affrettano verso la città:

ci sono passeri, merli, colombe

presso la soglia altera di messer Pietro;

il vento delle balze

 

del monte ombroso irrompe alle finestre,

si increspano le preziose tende,

mentre Pica canta fra sé una canzone giullaresca

che piaceva a Giovanni.

 

Pietro indaffarato nella sua bottega

conta le stoffe di seta per venderle

al mercato e nell’avido cuore

conta le monete.

 

Allora gli uccelli chiamano Pica

con voce cortese, come un piccolo coro d’angeli:

‘Il fratello è trapassato,

ora la Candida Rosa custodisce il figlio.

 

 

 

III

Portiunculam prope iam gregantur

pauper et dives validi ac leprosi,

plorat Elias lacrimant Gineprus

et Leo mitis,

 

Et ferunt nisu leviore lassum

corpus, incensis facibus per umbras

prodeunt noctis veniuntque Sanctum

in Damianum.

 

Lampadum ac turis redolentis aurae

desuper lecto tenues vagantur

inde languescunt ineunte templum

luce diei;

 

tre micant visus, alius videtur

clarior  quam sol alios tueri,

Clara Franciscum Dominuque sicut

de cruce dictum est:

 

III

Presso la Porziuncola già si radunano

il povero e il ricco, i sani e i lebbrosi;

piange Elia, sono in lacrime Ginepro

e il buon Leone;

 

E portano il corpo ormai sfinito

con più lieve sforzo, con le fiaccole accese

avanzano nell’ombra della notte

e arrivano a San Damiano.

 

Vapori di lampade e di profumato incenso

vagano sopra il letto di morte,

poi svaniscono, mentre entra nella chiesa

la luce del giorno:

 

tre sguardi brillano, uno più lucente del sole

sembra osservare gli altri;

Chiara guarda Francesco e il Signore,

come fu detto dalla  Croce:

 

 

IV

Claritas cuius mihi nunc videtur

solus obscuri quasi cardo caeli

luna cum cedit latebris et umbrant

sidera nubes.

 

Nocte sub tanta tenebras pererrant

nuntii: passer, merula et columba.

Luna, stellae, sol, acqua, terra, vente

ferte salutem!

 

Aridas picae volitant per uvas,

ultimas carpent volucres olivas,

combibent petra molitum liquorem

panis egeni

 

et lucerna ardens apud eius arcam.

Da tuam, Frater, benedictionem

pax bonumque omni sit in hoc doloris

tempore mundo .

 

IV

E lo splendore di quella ora mi sembra

quasi l’unico firmamento del cielo oscuro,

quando la luna si nasconde e le nuvole

coprono le stelle.

 

In così grande notte percorrono le tenebre

quei messaggeri: un passero, un merlo e una colomba.

Luna , stelle, sole, acqua, terra, vento,

prestategli soccorso!

 

Volano le gazze fra le vigne disseccate

coglieranno  gli uccelli le ultime olive rimaste,

berranno l’olio spremuto dalla pietra

il pane del bisognoso

 

e una lucerna che arde presso la sua tomba.

Dà la tua benedizione, Fratello,

sia pace e bene in questo tempo di dolore

a tutto il mondo.

 

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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