Oggi celebriamo San Francesco con una straordinaria gemma del Prof. Tommaso Baronti, di cui abbiamo già parlato una volta nella rubrica del 9 Aprile 2023 a proposito della sua bella raccolta di poesia ‘La parola cielo’. Si tratta della ‘Fabula de morte Sancti Francisci’, ali&no editrice, Perugia, 2026, ‘Un componimento originale in versi latini (Carme in strofe saffiche, Menzione d’onore al XIV Concorso Nazionale di poesia latina Vittorio Tantucci 2026) che racconta la morte del Santo ponendo in risalto gli elementi della natura e la presenza di tutte le Creature animali, degli uccelli in particolare, che tanta parte hanno avuto nella predicazione francescana. Sacralità, dunque, ma anche fabula, come leggenda, storia o rappresentazione drammatica per la riscoperta di un francescanesimo diffuso, ambientale e naturale, che si può ancora leggere con gli occhi attenti del cuore, godere semplicemente passeggiando per le strade e le campagne di Assisi, lontano dalla confusione e dalla folla (follia?) degli itinerari turistici’ (dalla terza di copertina). Crediamo inoltre che non ci siano parole più belle e appropriate per presentare e descrivere il componimento di Baronti di quelle scritte nella motivazione del prestigioso premio assegnato al nostro professore: ‘Il carme, in strofe saffiche, descrive e commenta la morte di San Francesco e i vari fenomeni, naturali e soprannaturali, e le reazioni emotive che ad essa si accompagnarono. Nella contemplazione di quell’evento la finezza umana e artistica dell’autore hanno saputo fondere pathos drammatico, sensibilità religiosa, liricità immaginifica, coinvolgendo irresistibilmente l’animus del lettore, grazie anche ad una lexis poetica allo stesso tempo cordiale ed elegantemente studiata. A tutto questo il metro saffico ha offerto il più consono ethos ritmico’. L’ode è stata illustrata da ispirati disegni del prof. Federico della Bina, artista assisano e collega dell’autore presso il Liceo Scientifico Annesso al Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi. Dobbiamo essere orgogliosi e consapevoli di avere nella nostra comunità un insegnante di questo altissimo livello, con una acuta sensibilità, incredibilmente capace di creare un componimento poetico originale in latino, poi da poeta tradurlo e riscriverlo in italiano in versi liberi con un sapore fresco, pulito ed elevato. Ecco alcuni brani dell’opera proposti prima in latino, poi in italiano; magnifici versi, Francesco ne sarà contento…
Fabula de morte Sancti Francisci.
Ultimus pendet foliis racemus
iam vigent nigrae viridesque olivae
solis et primas orientis haurit
Umbria luces.
Civitas ridet radiis fidelis
mane ceu sponso rosa casta rori;
si rosam sumes iter inchoabis
ad Paradisum.
Sol eo caelum violentus urit
ut nimis pallens fugiat Diana
et Venus cautos repeteat meatus;
turbat harenas
Texius flavas hilari cachinno,
frondium spirant fremitu canorae
arbores, mutae segetes quiescunt;
floribus herba
funditur passim: tricolor viola
cum taraxaco facilisque malva,
it novatum ver, cyclamina lucos,
prata colorant.
Leggenda della morte di San Francesco
L’ultimo grappolo pende fra i pampini
sono già mature le olive verdi e nere
e l’Umbria riceve le prime luci
del sole che sorge.
La città fedele sorride ai raggi al mattino
come una pura rosa alla sua rugiada:
se coglierai la rosa, inizierai il cammino
verso il Paradiso
Il sole così violentemente brucia il cielo
che Diana troppo pallida fugge
e Venere riprende cauta i suoi sentieri;
Il Tescio trascina
le bionde sabbie con rumore di allegro riso,
gli alberi canori respirano
nel fremito delle fronde, i campi riposano muti;
l’erba coi fiori
ovunque si confonde: la viola del pensiero
con il tarassaco e la semplice malva colorano i prati,
i ciclamini le radure dei boschi:
avanza rinnovata la primavera.
II
Alites rarae properant in urbem,
passeres adsunt, merulae, columbae
limen ad Petri domini superbum;
ventus opaci
de iugis montis ruit ad fenestras,
vela inhorrescunt pretiosa, cantum
Pica dum gratum recinit Johanni
et iocularem.
In sua Petrus trepidans taberna
sericos pannos numerat daturus
nundinis venum cupidoque pendit
corde monetas.
Tum cient Picam volucres benigna
Voce uti parvus chorus angelorum:
‘Transiit frater, Rosa filium nunc
Candida servat.
II
Sparsi uccelli si affrettano verso la città:
ci sono passeri, merli, colombe
presso la soglia altera di messer Pietro;
il vento delle balze
del monte ombroso irrompe alle finestre,
si increspano le preziose tende,
mentre Pica canta fra sé una canzone giullaresca
che piaceva a Giovanni.
Pietro indaffarato nella sua bottega
conta le stoffe di seta per venderle
al mercato e nell’avido cuore
conta le monete.
Allora gli uccelli chiamano Pica
con voce cortese, come un piccolo coro d’angeli:
‘Il fratello è trapassato,
ora la Candida Rosa custodisce il figlio.
III
Portiunculam prope iam gregantur
pauper et dives validi ac leprosi,
plorat Elias lacrimant Gineprus
et Leo mitis,
Et ferunt nisu leviore lassum
corpus, incensis facibus per umbras
prodeunt noctis veniuntque Sanctum
in Damianum.
Lampadum ac turis redolentis aurae
desuper lecto tenues vagantur
inde languescunt ineunte templum
luce diei;
tre micant visus, alius videtur
clarior quam sol alios tueri,
Clara Franciscum Dominuque sicut
de cruce dictum est:
III
Presso la Porziuncola già si radunano
il povero e il ricco, i sani e i lebbrosi;
piange Elia, sono in lacrime Ginepro
e il buon Leone;
E portano il corpo ormai sfinito
con più lieve sforzo, con le fiaccole accese
avanzano nell’ombra della notte
e arrivano a San Damiano.
Vapori di lampade e di profumato incenso
vagano sopra il letto di morte,
poi svaniscono, mentre entra nella chiesa
la luce del giorno:
tre sguardi brillano, uno più lucente del sole
sembra osservare gli altri;
Chiara guarda Francesco e il Signore,
come fu detto dalla Croce:
IV
Claritas cuius mihi nunc videtur
solus obscuri quasi cardo caeli
luna cum cedit latebris et umbrant
sidera nubes.
Nocte sub tanta tenebras pererrant
nuntii: passer, merula et columba.
Luna, stellae, sol, acqua, terra, vente
ferte salutem!
Aridas picae volitant per uvas,
ultimas carpent volucres olivas,
combibent petra molitum liquorem
panis egeni
et lucerna ardens apud eius arcam.
Da tuam, Frater, benedictionem
pax bonumque omni sit in hoc doloris
tempore mundo .
IV
E lo splendore di quella ora mi sembra
quasi l’unico firmamento del cielo oscuro,
quando la luna si nasconde e le nuvole
coprono le stelle.
In così grande notte percorrono le tenebre
quei messaggeri: un passero, un merlo e una colomba.
Luna , stelle, sole, acqua, terra, vento,
prestategli soccorso!
Volano le gazze fra le vigne disseccate
coglieranno gli uccelli le ultime olive rimaste,
berranno l’olio spremuto dalla pietra
il pane del bisognoso
e una lucerna che arde presso la sua tomba.
Dà la tua benedizione, Fratello,
sia pace e bene in questo tempo di dolore
a tutto il mondo.