Oggi ancora delle poesie di Alba Donati, la poetessa che abbiamo presentato la scorsa settimana. I suoi versi sono sempre dalla parte della vita.
C’era una foto
C’era una foto perfetta:
noi tre davanti
alla porta di casa,
Laura Rosa in terra
davanti a noi
nell’aria ferma
di un pomeriggio di luglio.
C’era una linea
di traverso nel tempo
che parlava di come
avresti voluto viaggiare
se il tuo giovane marito
non fosse morto
e della forza
che sale dalla terra
inviolata
nei suoi riccioli biondi
e di me che tra voi
mi sento un lento passaggio.
Quella foto
non si trova più.
Così noi
ci siamo abbracciate
in altri luoghi
e in altri mesi
nella speranza
di farla di nuovo
Ma niente,
quella è persa per sempre.
Perché c’è una
perfezione nell’aria
che qualche volta
accade per caso.
Qualcuno non la vede
e qualcuno la disprezza.
Eppure ci sovrasta
e accende meraviglie
agli angoli
di vecchie fotografie.
Gap
Ci sono rade luci
sulla collina,
e c’è un tempo
millenario intorno,
che ci raccoglie.
Tutto ruota intorno
alla cena,
al gesto
di mettere a tavola,
versare le pietanze,
ai piatti da lavare,
e cosa,
e se, ci piace.
Questo è il nostro
tempo insieme,
queste le nostre
vacanze estive.
Tra un piatto e un altro
mi accarezzi
e dici che
potrebbe essere
l’ultimo giorno.
Giù sotto casa
il giardino,
il tuo piccolo orto
resiste al cambiamento.
Io non lo faccio
il salto oggi,
di che rara specie
avrei bisogno?
Di che altro?
Da qui alla città
passa un’epoca.
Si parla da un millennio
a un altro millennio.
Memoria
Chissà se i miei gesti
nella casa,
aprire la porta del bagno
per buttare i tuoi vestiti
nella cesta,
riaccendere la luce
della cucina
e poi spegnerla di nuovo
dopo aver innaffiato
i fiori sul balcone,
chissà se questo
che tu ascolti
prima di dormire
sarà un giorno
la tua memoria favolosa
come lo è per me
lo scorrere dell’acqua
nella cucina fredda
all’alba,
quando mio padre
si alzava per andare
a lavorare
e quelle voci
che pianissimo
si articolavano
nel silenzio.
Tv
Mentre guardi
la televisione
io guardo te,
sul tuo viso
scorre svelta
la luce dell’amicizia
di Pooh e Pimpi
nei tuoi occhi fiammeggia
il loro picnic
il naso sale e scende
come un salto di Tigro
il labbro superiore
si arriccia
ad ogni angolo
del Bosco dei cento acri.
Io lo ammiro,
questo schermo
di fatti minuti
vi osservo
le vicende del giorno
vi osservo le previsioni
della tua anima
così semplice mi appare
allora il globo terrestre
e io la guardo
e quello schermo che vedo
mi sembra sacro.
Meridiani
La sera
ti guardo dormire
la bellezza
degli occhi meridiani
adesso chiusi
e la bocca-parola
che respira solamente.
Fuori la notte cittadina
fa ruotare gli astri lenti:
Urano
il pianeta dei cambiamenti
e Nettuno,
piccolo e roccioso,
dove nubi e vento
corrono per notti
e giorni spettrali, Nettuno
che presiede
lente metamorfosi
e infine Plutone,
lontanissimo.
A questa musica identica
tra te, il tuo respiro
e il cielo,
a questo passo comune
per sterminati spazi,
io mi riposo.
Amore
Nel vedere il treno
che arriva sul binario
avvistato già
dietro la curva
non sto nella pelle,
penso che siedi
nell’ultimo vagone
e mi aspetti.
Non stare nella pelle
per quei pochi metri,
fare piccoli salti,
tendere il collo,
perdere tempo,
perdere cioè
quei venti o trenta secondi,
direi che è
uno spazio gigantesco
dell’amore
con le sue leggi
retoriche e liriche.
Luce degli occhi
Questa mattina,
erano le sei,
mi sono svegliata felice
pensando che eri in paese,
al posto mio.
Era come
non esserci più
ma saperti a vivere,
e amare,
le stesse cose
che avevo amato io.
Come può essere
lieve il morire
se tu,
piccola figura,
sarai me.
Prima quando non c’eri
Prima quando non c’eri
non mi mancavi
come non mi mancano
mai le cose che non ho.
Gli oggetti mi sorprendono
al loro primo apparire,
così belli nel proprio
esistere impensati.
Così la tua calma attenzione,
la forza contenuta,
la presenza invisibile
ma diramata come foglia.
Mi ha sorpreso potessi
già vivere in natura
forgiato secondo desideri
che non sapevo
di avere.
Venuto per
farmi conoscere
la serena felicità.
Che non sapevo
esistesse.
E adesso
so cosa desiderare:
la serena felicità
la forza contenuta
la calma attenzione.
La presenza diramata
come foglia.
Cose che adesso
hanno occhi,
mani
e la tua bocca
che adesso
è anche mia.
Clic
È perfetta la felicità
quando siamo
tutti insieme
e nessuno manca
quando sbatte la porta
ai rientri,
alle uscite,
quando qualcuno
arriva in ritardo
quando mancano
le sedie
e dai che ci si stringe
la lavastoviglie
è piena
e la lavatrice anche
quando clic
si accende una luce
e si spegne.
Quando chi si era ammalato
è guarito
e chi è sano
lo è ancora
per un tempo
indeterminato,
senza scadenze,
è un momento che
non lo sappiamo mai,
ma è perfetto.
Succede se la casa
nella notte
trattiene quieta
i dormienti
dalle tenebre
e il Signor Scampato
e la Signora Sopravvissuta
si abbracciano.
Dicono solo
“ a domani”.
Clic.