28 Aprile 2024

C’è una perfezione nell’aria.

Claudio Volpi
C’è una perfezione nell’aria.
Colazione in giardino - Giuseppe De Nittis

Oggi ancora delle poesie di Alba Donati, la poetessa che abbiamo presentato la scorsa settimana. I suoi versi sono sempre dalla parte della vita.

C’era una foto

C’era una foto perfetta:
noi tre davanti
alla porta di casa,
Laura Rosa in terra
davanti a noi
nell’aria ferma
di un pomeriggio di luglio.
C’era una linea
di traverso nel tempo
che parlava di come
avresti voluto viaggiare
se il tuo giovane marito
non fosse morto
e della forza
che sale dalla terra
inviolata
nei suoi riccioli biondi
e di me che tra voi
mi sento un lento passaggio.
Quella foto
non si trova più.
Così noi
ci siamo abbracciate
in altri luoghi
e in altri mesi
nella speranza
di farla di nuovo
Ma niente,
quella è persa per sempre.
Perché c’è una
perfezione nell’aria
che qualche volta
accade per caso.
Qualcuno non la vede
e qualcuno la disprezza.
Eppure ci sovrasta
e accende meraviglie
agli angoli
di vecchie fotografie.

Gap

Ci sono rade luci

sulla collina,

e c’è un tempo

millenario intorno,

che ci raccoglie.

Tutto ruota intorno

alla cena,

al gesto

di mettere a tavola,

versare le pietanze,

ai piatti da lavare,

e cosa,

 e se, ci piace.

Questo è il nostro

tempo insieme,

queste le nostre

vacanze estive.

Tra un piatto e un altro

mi accarezzi

e dici che

potrebbe essere

l’ultimo giorno.

Giù sotto casa

il giardino,

il tuo piccolo orto

resiste al cambiamento.

Io non lo faccio

il salto oggi,

di che rara specie

avrei bisogno?

Di che altro?

Da qui alla città

passa un’epoca.

Si parla da un millennio

a un altro millennio.

Memoria

Chissà se i miei gesti

nella casa,

aprire la porta del bagno

per buttare i tuoi vestiti

nella cesta,

riaccendere la luce

della cucina

e poi spegnerla di nuovo

dopo aver innaffiato

i fiori sul balcone,

chissà se questo

che tu ascolti

prima di dormire

sarà un giorno

la tua memoria favolosa

come lo è per me

lo scorrere dell’acqua

nella cucina fredda

all’alba,

quando mio padre

si alzava per andare

a lavorare

e quelle voci

che pianissimo

si articolavano

nel silenzio.

Tv

Mentre guardi

la televisione

io guardo te,

sul tuo viso

scorre svelta

la luce dell’amicizia

di Pooh e Pimpi

nei tuoi occhi fiammeggia

il loro picnic

il naso sale e scende

come un salto di Tigro

il labbro superiore

si arriccia

ad ogni angolo

del Bosco dei cento acri.

Io lo ammiro,

questo schermo

di fatti minuti

vi osservo

le vicende del giorno

vi osservo le previsioni

della tua anima

così semplice mi  appare

allora il globo terrestre

e io la guardo

e quello schermo che vedo

mi sembra sacro.

Meridiani

La sera

ti guardo dormire

la bellezza

degli occhi meridiani

adesso chiusi

e la bocca-parola

che respira solamente.

Fuori la notte cittadina

fa ruotare gli astri lenti:

Urano

il pianeta dei cambiamenti

e Nettuno,

piccolo e roccioso,

dove nubi e vento

corrono per notti

e giorni spettrali, Nettuno

che presiede

lente metamorfosi

e infine Plutone,

lontanissimo.

A questa musica identica

tra te, il tuo respiro

e il cielo,

a questo passo comune

per sterminati spazi,

io mi riposo.

Amore

Nel vedere il treno

che arriva sul binario

avvistato già

dietro la curva

non sto nella pelle,

penso che siedi

nell’ultimo vagone

e mi aspetti.

Non stare nella pelle

per quei pochi metri,

fare piccoli salti,

tendere il collo,

perdere tempo,

perdere cioè

quei venti o trenta secondi,

direi che è

uno spazio gigantesco

dell’amore

con le sue leggi

retoriche e liriche.

Luce degli occhi

Questa mattina,

erano le sei,

mi sono svegliata felice

pensando che eri in paese,

al posto mio.

Era come

non esserci più

ma saperti a vivere,

e amare,

le stesse cose

che avevo amato io.

Come può essere

lieve il morire

se tu,

piccola figura,

sarai me.

Prima quando non c’eri

Prima quando non c’eri

non mi mancavi

come non mi mancano

mai le cose che non ho.

Gli oggetti mi sorprendono

al loro primo apparire,

così belli nel proprio

esistere impensati.

Così la tua calma attenzione,

la forza contenuta,

la presenza invisibile

ma diramata come foglia.

Mi ha sorpreso potessi

già vivere in natura

forgiato secondo desideri

che non sapevo

di avere.

Venuto per

farmi conoscere

la serena felicità.

Che non sapevo

esistesse.

E adesso

so cosa desiderare:

la serena felicità

la forza contenuta

la calma attenzione.

La presenza diramata

come foglia.

Cose che adesso

hanno occhi,

mani

e la tua bocca

che adesso

è anche mia.

Clic

È perfetta  la felicità

quando siamo

tutti insieme

e nessuno manca

quando sbatte la porta

ai rientri,

alle uscite,

quando qualcuno

arriva in ritardo

quando mancano

le sedie

e dai che ci si stringe

la lavastoviglie

è piena

e la lavatrice anche

quando clic

si accende una luce

e si spegne.

Quando chi si era ammalato

è guarito

e chi è sano

lo è ancora

per un tempo

indeterminato,

senza scadenze,

è un momento che

non lo sappiamo mai,

ma è perfetto.

Succede se la casa

nella notte

trattiene quieta

i dormienti

dalle tenebre

e il Signor Scampato

e la Signora Sopravvissuta

si abbracciano.

Dicono solo

“ a domani”.

Clic.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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