Il passare per rivoluzionari rafforzava il ruolo socialdemocratico del Partito [Lo Stradone – Francesco Pecoraro]
I CCCP apparvero come un melange di situazionismo, punk che deflagra in una sezione PCI di provincia emiliana, cabaret, fall-out di musiche popolari, salmodie paranoiche. Dadaismo filosovietico. Un’identità inimitabile. Quel benamato sette pollici del 1984, Ortodossia, in tre canzoni introduce ad una visione provocatoria dei tempi, agganciandoci a circostanze pubbliche in Spara Jurj (l’abbattimento “accidentale” da parte sovietica di un aereo di linea coreano) e private in Punk Islam (una scritta intravista sui muri della metro di Berlino-Kreuzberg). Live in Pankow parla degli altri ragazzi dell’Europa. Due in particolare: Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. Tempo dopo, Gianna Nannini canterà Amandoti. Che molti ancora credono sua di lei.
I CCCP vivono quei tempi di collasso, scavallano di poco il novembre ‘89. La loro musica risuona come azione e reazione, laterale e movimentista, alla fine delle ideologie “forti” e all’affermarsi delle società “liquide”. Una forma di grottesco sberleffo, nostalgia psicotica, che abbiamo visto trasformarsi in un più complesso sentimento serpeggiante nella cultura contemporanea tra autoanalisi, riflessione politica ed angoscia esistenziale. Ci vengono in mente “Cani Neri” di McEwan e “Lo Stradone” di Francesco Pecoraro. E la distanza temporale e concettuale tra i due libri ci fa ritenere che questo sentimento (al quale non diamo nome) sia una sorta di iper-oggetto, pervasivo ed intossicante.
Due album incisi prima della caduta del muro, “Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi – Del conseguimento della maggiore età” (1986), “Socialismo e barbarie” (1987); il terzo, “Canzoni preghiere danze del II millennio – Sezione Europa” è pubblicato proprio nel 1989. L’ultimo, “Epica Etica Etnica Pathos”, prende forma tra l’aprile ed il giugno del 1990 ed esce nello stesso anno. Sferzanti e melanconiche, sarcastiche e geopolitiche, le canzoni accompagnano lo sgretolamento ideale e strutturale dei sistemi politici e lo fanno con acutezza narrativa e feroce ironia.
Nel 1989 i CCCP sono in tour con i Litfiba in Russia. Il 23 di marzo a Mosca, durante il concerto, eseguono A Ja Ljublju SSSR. Tra il pubblico ci sono militari dell’armata rossa: si alzano e si mettono sull’attenti. Cosa si poteva fare ancora? Nel gruppo si discute molto, il centralismo democratico non funziona bene. E tutto viene giù. Simbolico per simbolico, il gruppo si scioglie proprio il giorno della riunificazione della Germania, tre ottobre 1990.
Quando si chiude l’avventura CCCP (pochi hanno pronunciato il nome del gruppo come si dovrebbe fare, con la fonetica dell’alfabeto cirillico; anche noi l’avremo fatto una o due volte, per mera saccenza) la musica prosegue un cammino che accompagna e rilegge la storia tra prolassi post-moderni, indebolimenti dei pensieri e tensioni mistiche come contro-sterzo al disorientamento ideologico.
Il percorso creativo ed esistenziale di Giovanni Lindo Ferretti è per certi versi esemplare: dai piani quinquennali a Ratzinger; come pure lo sono i nomi delle nuove formazioni. Prima i CSI, Consorzio Suonatori Indipendenti che sta pure per Comunità degli Stati Indipendenti, l’organizzazione-ameba che ha raccolto alcune repubbliche ex-sovietiche. I tre album in studio, “Ko de Mondo” (1994), “Linea Gotica” (1996) e “Tabula Rasa Elettrificata” (1997) sono, al netto di tutte le considerazioni, fuori dall’ordinario e consegnano pagine di musiche e pensieri tra memoria e profezia.
Poi i PGR, Per Grazia Ricevuta, che taluni hanno etichettato addirittura come christian rock: sperimentazioni irrisolte, vagheggiamenti world music e polvere d’ispirazione. Tre album, più un quarto lavoro postumo di canzoni ri-arrangiate e prodotte da Battiato, che comunque valgono il tempo dell’ascolto, con qualche grande luccicanza, ad esempio Montesole.
I CSI suonarono a Rockin’ Umbria nel 1994, Ferretti si è fermato ad Alviano per “Sacro Sòno” nel 2008 con il reading “Bella Gente d’Appennino”, poi a Bastia Umbra nel 2015, tappa del tour “A Cuor Contento”. Massimo Zamboni nel 2019 ha portato alla Sala dei Notari “Onda improvvisa di calore”, una narrazione che parte dall’incontro a Berlino con Lindo.
Ma noi ci vogliamo raccontare i CCCP, ci pare ad una Festa dell’Unità a Bastia Umbra, nei luoghi che ora sono detti Umbriafiere. Era il 1985 e ce lo ricorda proprio Giovanni Lindo Ferretti. Accadeva una piccola tempesta perfetta, una perfomance allestita nel recinto di una delle ultime feste di partito, prima del diluvio. Davanti al palco, tavolate di famiglie e compagni che banchettavano in una serata di socializzazione. Ricordiamo lo sguardo più perplesso che altro dei compagni all’intravedere le pubenda dell’ ”artista del popolo”, Danilo Fatur, mentre prendeva in braccio la “Benemerita Soubrette” Annarella Giudici, vestita da sposa. Un sparuto gruppo di giovinastri sbraitava “Spara, spara, spara, spara! / Spara, spara, spara, spara! / SPARA!” e soprattutto “chiedi al 77 se non sai come si fa”. E ancora, di fatto, non si sa come fare.
Consumatasi del tutto nel fuoco nella notte, Marinella rimase, anche per i suoi genitori, solo un’idea per la quale piangere un po’. Bisognava farlo però, “ché non si sa mai”.