Dice di averlo incrociato in via Degli Episcopi, un pomeriggio di maggio. Era lui ! era lui ! L’ha anche seguito, a distanza, fino a Porta San Giacomo, per chiedergli un autografo.
David Sylvian suonò al Turreno il 4 di quel mese, nel 1988. Aveva già grande fama internazionale, costruita nel milieu new wave fine ’70 con i Japan e consolidata da cinque album a suo nome, il primo, “Brilliant Trees”, dell’84. Senza contare quella canzone-persecuzione, earworm vero e proprio, Forbidden Colours, messa poi in quel film, “Merry Christmas Mr.Lawrence”, che sdoganava molte cose ed altre ne faceva fraintendere, con tutta quella gente là, trasgressione addomesticata: Oshima, Bowie, Sakamoto, Kitano.
Sebbene gli sia rimasta addosso, David Alan Batt è riuscito ad essere ben altro, uno sperimentatore della forma canzone, sul binario d’una estetica attenta alla melodia ma col fine di destrutturarla, fino a consegnare, ad esempio, un disco come “Manafon”, dove l’ascolto è ricostruzione al buio. O totale abbandono al flusso, senza appigli.
In quella primavera c’erano già due dischi molto sperimentali, ambient per definizione sommaria, incisi con Holger Czukay, ma era chiaro ciò che volevano tutti. Sylvian fece la cosa giusta, accennò le prime battute di Forbidden Colours e subito glissò su Backwaters, il brano più aspro del suo primo album. Poi, la title track.
Una cosa bella e strana. Non esiste in musica l’equivalente del colpo d’occhio, eppure in questa canzone succede qualcosa di simile. Una percezione statica, come se la musica fosse là fin dall’inizio, tutta insieme a farsi guardare. Uno “still life” sonoro. Gradatamente si rivelano i dettagli, nella melodia, nella tessitura sabbiosa della tromba di Jon Hassell. Immagini che stanno forse dentro e si contemplano, di nuovo.
E le è mancato il coraggio. Si è voltata ed è tornata al parcheggio del cimitero, senza neanche vedere se lui stesse scendendo alla Basilica o salendo verso Piazza del Comune, mugolando tra sé e sé “When you come to me / I’ll question myself again / Is this grip on life still my own ?”