La gente è cordiale, gentile, laboriosa. Ama il riposo ma, quando è necessario sa affrontare di buon grado le fatiche. Non se le va a però cercare senza necessità. È instancabile nel tenere occupata la mente [Utopia – Tommaso Moro]
A che pro tutti questi (e altri) passaggi sonori? Cosa sortiscono queste scie di musica nel paesaggio umano (umbro)? È acqua che scivola sulla roccia e va via, lasciando tutto come era prima? E prima com’era? Cosa si produce in un tessuto storico-antropico essudante di valori stratificati nel tempo tanto da diventare patrimonio dell’umanità? La saturante ricchezza di arte finisce forse per inibire la produzione di nuova cultura ? Quando si tentò la candidatura di Perugia come Capitale della Cultura Europea, il manifesto oltre a presentarla in una forma dilatata di città-regione, in asse con Assisi, l’ha ragionata secondo parametri che tentano l’innesco della creatività innovativa connettendo il consolidato storico e il futuro digitale, apparendo però più che altro operazione di marketing strategico. I giochi di parole e le prospettive nostalgiche segnano già la rinuncia alla visione vera.
A rileggerlo si rafforza l’impressione che si stia parlando di hub dalle funzioni orizzontali, di centri-servizi ultra-rizomatici, un network che smista culture ma non crea nulla di nuovo. La “città medi@evo” è la forma “smart” di una città che torni “centro creativo” (la centralità di un luogo permanente per lo scambio di informazioni ed esperienze) e che insieme risulti la “capitale di una sintesi culturale” governata soprattutto dalle nuove generazioni, attratte dal restare o ritornare in Umbria e aperte all’interculturalità, alla collaborazione internazionale. Saranno le ubbie novembrine, ma l’Umbria (vi) appare come una piattaforma distributiva più che un luogo veramente inventivo.
L’ibridazione, l’interculturalità, l’internazionalità reticolare, più il medioevo. C’hanno fatto rimbalzare alla definizione mahleriana di ciò che non è / è tradizione e, quindi, alle ceneri. Il nome Ashes s’è connesso ad un’immagine lì per lì disturbata e fuori sintonia: Gennaro della Volpe, Raiz, voce degli Almamegretta per un periodo significativo, quello della metà dei ’90 e di un album-manifesto, “Sanacore”, capitale in qualsiasi discografia di musica italiana (e non solo).
S’è addensato il ricordo di Raiz in concerto ad Assisi, proprio nella downtown: tanto dub, echi, risonanze e rimbalzi sonori. Scandagliando le aree della corteccia ed internet si è risaliti alla data precisa: il ventotto giugno 1997. Il progetto Ashes, in verità, è creatura proteiforme di Eraldo Bernocchi, figura di spicco della sperimentazione italiana, cresciuto nel milieu del suono post-industriale ed esoterico, vedi Sigillum S, che ha consolidato nel tempo la sua posizione a cavallo tra ricerca e sistema mediatico istituzionale (ad esempio, le sigle per trasmissioni RAI).
In quel periodo il musicista milanese aveva coinvolto proprio il cantante napoletano ed anche Bill Laswell, uno dei grandi della scena newyorchese, bassista e produttore dalle collaborazioni e dalla discografia labirintiche, che si dipanano dall’inizio degli anni ’80 e si può partire con i Material.
https://www.youtube.com/watch?v=Q26W-o11InE (shoah)
Una formazione singolare che nel 1996 pubblicò “Corpus”, visione in dub delle tensioni e delle contraddizioni globali e andò in tournée toccando anche la città serafica. Il concerto si tenne al Cinema Teatro Metastasio. Era estate, ma la memoria è quasi invernale: Raiz appare il fondo al tunnel della reminescenza, con molto nero intorno. C’era Bernocchi? Forse sì. E Laswell? Pian piano, riaffiorano sensazioni e vibrazioni slabbrate. Un evento sanamente fuori contesto. Una sensazione di vitale sfasamento, rafforzata anche dalle divergenze d’opinioni all’uscita dal teatro. Addirittura fastidiosi commenti negativi che non si condivisero. Il cerchio del ragionamento non si chiude, certo. L’interrogativo lo fagocita: c’è ancora fuoco sotto le ceneri?
Il predominio dei sistemi artistici è così deflagrato; l’universo sonoro si è fatto molecolare. [Direzioni / Scollamenti – Franco Bolelli in Almanacco Musica, n.1 Estate 1979]