Prendere coscienza non significa soltanto diventare consapevole di fatti di cui in precedenza eravamo all’oscuro: significa piuttosto mutare radicalmente l’intera nostra relazione con il mondo [Mark Fisher – Scegli le tue Armi – Scritti sulla Musica].
Proprio ad inizio anno si stava ad Assisi ad ascoltare il “Battiato Segreto”, progetto di Andrea Ceccomori che ha riscosso un bel successo di pubblico. Una vocina cattiva diceva però: con Battiato si vince facile. Un’altra, più perfida, ci sussurrava addirittura che questo Battiato “di successo” (canzoni più classiche che non si può, finale con “La Cura” e giusto all’inizio un intro strumentale – ci pare – de “L’Ombra della Luce”) non aveva nulla di segreto. E invece no, vocine impertinenti. Battiato rimane segreto e forse lo sta diventando ancora di più. Appena accennata la vicenda della “Messa Arcaica”, del tutto nascosta sotto gli auspici di buon anno nuovo la sua attività di cineasta, una perdita di memoria l’abbrivio sperimentale. Mentre sarebbe stato bello risentire almeno “Aria di Rivoluzione”.
Il nostro tono, leggero, non contiene alcuna polemica: viva i passaggi sonori comunque di qualità. Sacri sono, perché, per dire: chi ci portò ad Assisi Fernando Grillo, Giancarlo Schiaffini? È che si innescano altri pensieri e tornano memorie (pure prenatali). La musica contemporanea (quella che sperimenta e che improvvisa) “non ci butta giù”, la sentiamo anzi proprio luogo privilegiato di socializzazione. Qualcuno ci faccia violare nuovamente la Proprietà Proibita.
Poi, a proposito di “segreti”, abbiamo ripreso in mano quel bel libro di Valerio Mattioli che è “La Superonda – Storia Segreta della Musica Italiana” (Baldini+Castoldi, 2016) dove si tratta pure del Battiato sperimentale. E c’è un capitolo dedicato ad Alvin Curran, americano dell’Idaho, trasferitosi in Italia nel ’64 che nella vivacissima Roma di fine sessanta sperimentava con la gente di Testaccio, costruendosi un ruolo fondamentale nell’arte degli ultimi cinquanta anni. Curran faceva “cose strane” e le socializzava parecchio. “Arrivavo, e nel giro di mezz’ora si era radunato un intero gruppo di persone qualunque, gente ordinaria che conduceva una vita dura, che doveva sopportare impegni difficili, e che faceva letteralmente cantare i propri polmoni, eseguendo blocchi polifonici e roba che nemmeno puoi immaginare (..). Fu un periodo fantastico”. (La Superonda, p.418). E, di fantasticheria in fantasticheria, nel ’74 esce “Canti e Vedute dal Giardino Magnetico”.
Era maggio e la manifestazione (che bel termine, ad usarlo bene) “Segnali”, edizione 2015, andava a concludersi. Promossa dall’Accademia Vannnucci e dal Conservatorio Morlacchi di Perugia, coordinata da Moreno Barboni, è stata una boccata d’ossigeno multidisciplinare e contemporaneo per l’Umbria tra il 2011 ed il 2017. Tornava Curran quella primavera, qualche anno prima era stato pure al Festival delle Nazioni, per un concerto insieme a Frankie Hi-Energy. Riportava nell’auditorium del Conservatorio non solo la storia vissuta intensamente della sperimentazione a 360° (come si dice? Un maestro…) ma anche il wit (il termine italiano “arguzia” traduce poco e male) di una stagione creativa che, sì, non muore. Tra pianoforte e digital library si stava “hungry” e “foolish” ad ascoltare un torrentizio scorrere di suoni dal mondo, di corde e martelletti e gesti performativi. In un armonico dis-ordine che stillava un che delle utopie dei sessanta e settanta (e non le prolusioni di Jobs).
Il “Fake DJ” messo in scena parlava (parla) della simultaneità dei tempi e degli spazi. Certo, dopo la rivoluzione elettronica di fine ’90, di suoni bruti e scomposti ne abbiamo ascoltati a iosa. Ma l’orchestrazione dei flussi, la mano allegra e colta nell’alternare rumore bianco, scariche elettriche, intercettamenti di chissà quali chiacchiericci sull’etere, note prolungate, cluster e silenzi, beh ci sono sembrate cose da artista. Puramente e semplicemente: non ci si è annoiati. Ci si chiedeva anzi, “che cosa potrà succedere ora?”. Ancora una volta (accade, non così spesso) il rumore della trasformazione.
Un breve scorcio sonoro d’una congerie di possibilità raccolte nell’ “Alvin Curran Fake Book”, da cui si possono attingere meta-spartiti per nuove esecuzioni. Nel 2017, ad esempio, è stato pubblicato un bel doppio cd che vede assieme al musicista americano Giancarlo Schiaffini, Alipio Carvalho Neto, Sergio Armaroli. Un consesso (più) musicale, florilegio di jazz che viaggia nel tempo (e nei tempi).
Ma non (ci) basta più ascoltare, vogliamo sperimentare e – perché no? – rivogliamo Curran. Non potendo più celebrare con Battiato la “Messa Arcaica”, siamo disposti ad andare più indietro nel tempo. Qualcuno ci dia la possibilità di rivivere, ad esempio, il “Concerto Preistorico” inscenato nell’autunno del 2015 a Bisceglie. Qualcosa che vibra di simili frequenze ci pare d’averlo intravisto non molti mesi fa, in una Assisi che sembrava un giardino magnetico, con molti canti e vedute. Certo, coincidenze d’un attimo, fatemorgane. Luccichii d’un (nuovo) periodo fantastico.
I processi sociali iniziati negli anni Sessanta possono ripartire. La presa di coscienza può ricominciare.
[Mark Fisher, cit]