23 Maggio 2021

Affamata di vita e ricca di fiducia: Louise Gluck.

Claudio Volpi
Affamata di vita e ricca di fiducia: Louise Gluck.
Piero Guccione, La spiaggia di Sampieri, 1992

Torniamo con alcune poesie a Louise Gluck, premio Nobel per la Letteratura nel 2020” per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza dell’individuo”. Caducità ed eternità, bellezza e morte, cura e indifferenza: il flusso del tempo che scorre, il flusso delle emozioni che scorrono sulla nostra pelle, in ogni giorno, in ogni attimo sfuggente della nostra vita. Leggiamo questi versi, leggiamo poesia, perché come annotava Leopardi nello Zibaldone:” della lettura di un pezzo di vera poesia, in versi o in prosa, si può dire quello che di un sorriso diceva Sterne: aggiunge un filo alla tela brevissima della nostra vita”

1

Mi hai salvato, dovresti ricordarti
La primavera, giovani compravamo
i biglietti del battello.
Ridevamo, perché l’aria
era piena di fiori di melo.
Ho ricordato suoni come
quello della mia infanzia
risate senza motivo, solo
perché il mondo è bello…
e così mi sono svegliata
ebbra, alla mia età
affamata di vita e ricca di fiducia

2

L’iris selvatico
Alla fine del mio soffrire
c’era una porta.
Sentimi bene: ciò che chiami morte
lo ricordo.

Sopra, rumori, rami di pino smossi.
Poi niente. Il sole debole
tremolava sulla superficie secca.

È terribile sopravvivere
come coscienza
sepolta nella terra scura.

Poi finì: ciò che temi, essere
un’anima e non poter
parlare, finì a un tratto, la terra rigida
un poco curvandosi. E quello che mi parve
uccelli sfreccianti in cespugli bassi.

Tu che non ricordi
passaggio dall’altro mondo
ti dico che seppi parlare di nuovo: tutto ciò
che ritorna dall’oblio ritorna
per trovare una voce:

dal centro della mia vita venne
una grande fontana, ombre blu
profondo su acqua di mare azzurra.

3 – Bucaneve

Sapete cos’ero, come vivevo? Sapete
cos’è la disperazione; allora
l’inverno dovrebbe avere senso per voi.

Non mi aspettavo di sopravvivere,
con la terra che mi schiacciava. Non mi aspettavo
di svegliarmi, di sentire
nella terra umida il mio corpo
capace di rispondere di nuovo, ricordando
dopo tanto tempo come riaprirsi
nella luce fredda
della primissima primavera:

impaurito, sì, ma di nuovo fra voi
gridando sì, rischia la gioia
nel vento aspro del nuovo mondo.

4- Le migrazioni notturne

Questo è il momento in cui vedi di nuovo
le bacche rosse del sorbo selvatico
e nel cielo scuro
le migrazioni notturne degli uccelli.

Mi addolora pensare
che i morti non le vedranno
queste cose su cui facciamo affidamento,
esse svaniscono.

Allora cosa farà l’anima per rinfrancarsi?
Mi dico che forse non avrà più bisogno
di questi piaceri;
forse già non essere basta del tutto,
per quanto sia difficile da immaginare.

5

Una notte d’estate. Fuori,
suoni di un temporale d’estate. Quindi il cielo che schiarisce.
Nella finestra, le costellazioni dell’estate.

Sono in un letto. Quest’uomo e io,
siamo sospesi nella strana calma
spesso indotta dal sesso. Quasi sempre indotta dal sesso.
Anelito, cos’è? Desiderio, cos’è?

Nella finestra, le costellazioni dell’estate.
Una volta, potevo dirne i nomi.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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