È morto pochi giorni fa Cees Nooteboom, olandese, grande personaggio della letteratura mondiale, autore di romanzi, poesie, saggi, e libri di viaggio, considerato una delle voci più alte tra gli autori contemporanei, tradotto in tutto il mondo, vincitore di numerosi premi letterari, ma prima di tutto era un poeta. Di lui, il suo editore Iperborea scrive: “…La poesia nasce dal silenzio, e al silenzio aspira tornare. Come nella ‘Sinfonia degli addii’ di Haydn, i suoni a uno a uno si spengono, gli orchestrali se ne vanno. ‘ Ho percorso la strada/più lunga, la strada senza un arrivo’ scrive Nooteboom. Gli altri che camminavano con lui, amici, fratelli, amanti, sono scomparsi, se ne va l’airone solitario che seguiva la traccia ‘ di ghiaia, di sabbia e/ conchiglie in frantumi’ che è quanto resta della sua vita, il desiderio lo abbandona, non sente più il suono dei suoi passi: nella grandissima quiete di quel sovrumano silenzio gli è dolce il naufragare”.
“…Tante strade ho percorso, sempre in cerca di qualcosa che doveva trovarsi più lontano, che quando infine scorgevo svaniva come un miraggio o appariva come poesia” (C. Nooteboon).
1
Ho percorso
la strada più lunga,
la strada senza un arrivo.
Spelonche, un paesaggio vuoto
con i colori della sabbia
e della paglia.
Altri camminavano
insieme a me,
amici, fratelli, amanti
e tutti mi hanno detto addio,
svoltando a sinistra o a destra,
sono scomparsi come spettri,
ognuno solo con se stesso.
Senza voltarsi,
conoscevano la loro meta,
tracciavano linee rette nel vuoto.
Le ho viste andarsene,
le persone della mia vita,
uscire lentamente dalla mia
e dalla loro esistenza.
Le ho immaginate finchè
ancora le vedevo,
sentivo le loro voci lontane,
suoni d’aria.
2
Il dolore ha una sola dimensione
in cui tutto è nascosto,
uno sguardo mai scordato,
pena ed estasi,
istanti di amore e di amicizia,
una biglia variopinta
che rotola lenta
fino al bordo dello spazio giochi
dove niente si conserva,
tutto quello
che è stato una vita.
Cosa volevi conservare?
Il suono di una voce,
il ricordo di una spalla,
di una mano,
il colore dei suoi occhi,
l’odore di un corpo,
per sempre svanito?
3
Ora i miei piedi
contano il cammino, lo so,
voltarsi è proibito.
I miei passi misurano il tempo
una poesia oscura senza pari,
un ritmo che più lento
non si può.
Provo a vedere di tutto
come ho sempre fatto.
Lassù ancora quell’uccello
che fingeva di seguirmi,
un ultimo compagno di viaggio
che sapeva dov’ero diretto,
conosceva la mia strada.
Tante strade ho percorso,
sempre in cerca di qualcosa
che doveva trovarsi più lontano,
che quando infine scorgevo
svaniva come un miraggio
o appariva come una poesia.
4
Là qualcuno si alza,
un’ultima figura che si allontana
la seguo con lo sguardo,
l’unica della mia esistenza.
Sento il mio desiderio
abbandonarmi, non doveva
ed è già avvenuto,
assente è colei senza la quale
nulla era possibile. Con lei
spariscono le parole
di quel che ero io
l’ultimo tratto
della strada.
5
Ora è silenzio
il resto della distanza
senza ricordo
niente vita.
Non sento più
i miei passi,
quel che mi circonda
è nascosto.
Avanzo cieco, pallido cane
nel freddo. Deve accadere qui,
qui dico addio al mio sé
e lentamente divento
nessuno.