01 Marzo 2026

Addio. Cees Nooteboom (1933-2026)

Claudio Volpi
Addio. Cees Nooteboom (1933-2026)
Alexander Rothaug 'Ulisse ,nostalgia della patria', 1910.

È morto pochi giorni fa Cees Nooteboom, olandese, grande personaggio della letteratura mondiale, autore di romanzi, poesie, saggi, e libri di viaggio, considerato una delle voci più alte tra gli autori contemporanei, tradotto in tutto il mondo, vincitore di numerosi premi letterari, ma prima di tutto era un poeta. Di lui, il suo editore Iperborea scrive: “…La poesia nasce dal silenzio, e al silenzio aspira tornare. Come nella ‘Sinfonia degli addii’ di Haydn, i suoni a uno a uno si spengono, gli orchestrali se ne vanno. ‘ Ho percorso la strada/più lunga, la strada senza un arrivo’ scrive Nooteboom. Gli altri che camminavano con lui, amici, fratelli, amanti, sono scomparsi, se ne va l’airone solitario che seguiva la traccia ‘ di ghiaia, di sabbia e/ conchiglie in frantumi’ che è quanto resta della sua vita, il desiderio lo abbandona, non sente più il suono dei suoi passi: nella grandissima quiete di quel sovrumano silenzio gli è dolce il naufragare”.

“…Tante strade ho percorso, sempre in cerca di qualcosa che doveva trovarsi più lontano, che quando infine scorgevo svaniva come un miraggio o appariva come poesia” (C. Nooteboon).

 

1

Ho percorso

la strada più lunga,

la strada senza un arrivo.

Spelonche, un paesaggio vuoto

con i colori della sabbia

e della paglia.

Altri camminavano

insieme a me,

amici, fratelli, amanti

 

e tutti mi hanno detto addio,

svoltando a sinistra o a destra,

sono scomparsi come spettri,

ognuno solo con se stesso.

Senza voltarsi,

conoscevano la loro meta,

tracciavano linee rette nel vuoto.

 

Le ho viste andarsene,

le persone della mia vita,

uscire lentamente dalla mia

e dalla loro esistenza.

Le ho immaginate finchè

ancora le vedevo,

sentivo le loro voci lontane,

 

suoni d’aria.

 

 

2

Il dolore ha una sola dimensione

in cui tutto è nascosto,

uno sguardo mai scordato,

pena ed estasi,

istanti di amore e di amicizia,

 

una biglia variopinta

che rotola lenta

fino al bordo dello spazio giochi

dove niente si conserva,

tutto quello

che è stato una vita.

 

Cosa volevi conservare?

Il suono di una voce,

il ricordo di una spalla,

di una mano,

il colore dei suoi occhi,

l’odore di un corpo,

per sempre svanito?

 

3

Ora i miei piedi

contano il cammino, lo so,

voltarsi è proibito.

I miei passi misurano il tempo

una poesia oscura senza pari,

un ritmo che più lento

non si può.

 

Provo a vedere di tutto

come ho sempre fatto.

Lassù ancora quell’uccello

che fingeva di seguirmi,

un ultimo compagno di viaggio

che sapeva dov’ero diretto,

 

conosceva la mia strada.

Tante strade ho percorso,

sempre in cerca di qualcosa

che doveva trovarsi più lontano,

che quando infine scorgevo

svaniva come un miraggio

 

o appariva come una poesia.

 

4

Là qualcuno si alza,

un’ultima figura che si allontana

la seguo con lo sguardo,

l’unica della mia esistenza.

 

Sento il mio desiderio

abbandonarmi, non doveva

ed è già avvenuto,

assente è colei senza la quale

 

nulla era possibile. Con lei

spariscono le parole

di quel che ero io

l’ultimo tratto

 

della strada.

 

5

 

Ora è silenzio

il resto della distanza

senza ricordo

niente vita.

 

Non sento più

i miei passi,

quel che mi circonda

è nascosto.

 

Avanzo cieco, pallido cane

nel freddo. Deve accadere qui,

qui dico addio al mio sé

e lentamente divento

 

nessuno.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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