09 Maggio 2022

75 Dollar Bill

Dionisio Capuano
75 Dollar Bill

Qui, uno dei nostri obiettivi è produrre uomini seri. Che razza di fenomeno è un uomo serio? [Underworld – Don Delillo]

Rick Brown sta seduto su una cassa di compensato, la percuote con mazzuole di vario tipo e con listelli di legno o metallo che hanno dei sonagli attaccati. Rick sta al centro, dell’universo, quello che dura un’oretta e mezza, più o meno (e poi, però, continua a vibrare dentro, con/fondendosi col reale, nutrendolo). Viaggia, ama farlo in treno portandosi dietro quel rustico cubo più-che-magico, si ferma a suonare in qualche città e quel palco diventa uno stargate. Ritmi apparentemente semplici, temi che si direbbero arcaici, armonie ridotte all’osso. Ma nel roteare ipnotico, tutto cresce e si colora di psichedelie raga, divenendo uno cosmo cangiante.

Poi c’è Che Chen. E a pronunciarlo così, fa quasi ridere. Ma la sua chitarra no, è stregonesca. La musica che fanno i due ha dentro country blues, armonie africane, minimalismo psichedelico, l’idea che veniamo dall’altrove e siamo qui in carovana ad attraversare il deserto, ora accogliente e ora ostile, che sembra sempre bello, per arrivare non si sa dove. Ma il viaggio già basta. E ci sono anche concretezza, forza e si è connessi con le radici della poligenesi.

La scintilla scocca nel 2012. C’è anche un po’ di passato da non trascurare. Brown ha militato, per esempio, nei V-Effect, Fish&Roses, Les Batteries e nei Curlew, gruppo a formazione variabile di avant free azz rock fondato dal sassofonista George Cartwright. Chen ha un passato nei True Primes, entità strana di tribalità urbane, specchio emotivo di piccole ribelli psicosi tra un oriente-metafora e la metAmerica.

È un duo che si espande, oramai fondamentalmente un trio (la solita nostra fissa) considerato quanto è importante il contrabbasso di Andrew Lafkas nell’assetto sonoro ed anche scenico del gruppo. Chen a sinistra, Brown al centro e Lafkas a destra. E quando arrivano anche i fiati, diciamolo, è una gioia. L’arcobaleno delle suggestioni va dal deserto americano al multiverso folk, passa pure per la Mauritania ed arriva diritto alla bocca dello stomaco. Riluce nei pochi manufatti fisici che documentano l’aura creativa della band. Ci sono i tre dischi-scrigno in studio: “Wooden Bag” (2015), “Wood/Metal/Plastic/Rythm/Rock” (2016), “I Was Real” (2019). Poi vale assai la pena di procurarsi (è facilissimo) qualcosa del materiale in digitale. Ad esempio: il  live al Cafe OTO e magari “Social Music at Troost vol 3: (Other) People’s Music”, che raccoglie bei set agit-prop e cover illuminanti, registrati nel 2015 e nel 2017

Era poco più di qualche giorno fa, il quattro maggio. Rivedere e risentire una scheggia di quel concerto  ci fa venire di nuovo, di più, i brividi. A Foligno, lu centru de lu Munnu. E al centro dello Zut! un singolare maestro delle danze, una specie di sciamano-per-caso e due concelebranti consustanziali del “qui e ora”. Stavamo tutti seduti ma, si può ritenere che ad un certo punto serpeggiasse un desiderio. Sarebbe stato qualcosa non frenetico. Su ballu tundu, certi balli cingalesi rituali, le danze che gli afro-americano inscenavano a Congo Square. Forse – guardate non vi sembri un’eresia perché vuole proprio esserla – una danza medioevale, lenta e circolare, anzi spiraliforme, sempre più ampia e conglobante. Comunque sia, una certezza almeno: l’altra sera, il quattro di maggio, ci si è sentiti reali.

È una persona che, alla fine, sviluppa una certa profondità, un grande spazio interiore, diciamo, sotto forma di rispetto per altri modi di pensare e di credere. [Underworld – Don Delillo]

Dionisio Capuano

È project designer e manager in ambito formativo e culturale. Collabora con la rivista Blow Up e tenta, senza successo, di mettere ordine nelle sue passioni per le varie forme dell'arte. Oggetto di studio in un recente saggio sulla critica musicale, ha pubblicato più di ottanta recensioni su dischi inesistenti ed è coautore di un album di musica elettroacustica.

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