Stai dormendo e sogni di un mondo che si allontana, offuscato dai rimorsi, popolato dai ricordi, ombre che speri ti riconoscano. Ti svegli, hai il respiro corto ed affannato, come se qualcosa ti avesse fatto paura. Ci metti poco ad unire i puntini, a capire il nesso tra ciò che hai appena provato e quello stato di agitazione. Che ora esplode, e prepotente, ti paralizza, l’affanno aumenta, la frequenza cardiaca pure.
E cominci a soffocare.
Non hai nessuno tranne te, che può salvarti. Ed è lì il bello, prima regola del vivere: nessuno può salvarti, solo tu. Niente di quello che succede intorno può ferirti, niente di ciò che capita può farti stare meglio. Facile. Ma siamo sdraiati, nella bella e sdraiata Assisi, che ha mura antiche e dinamiche di pietra. Essa ci coccola, fin da piccoli, con abbracci di Madre, poi cresciuti iniziamo a sentire scomode le sue braccia morbide ed i suoi seni siliconati dal vizio. Allora non ci sembra poi così materno quel gesto, e divincolandoci, ci stringe sempre di più.
E cominciamo a soffocare.
Chi ci mantiene in vita dunque? Cosa ci permette di essere felici?
Le grandi avventure, il calore della gente, diventare qualcuno, sentirsi appagati, il sorriso di chi hai accanto, le carezze quando stai male, sfogare la rabbia, trasformarla in bellezza. Forse si… ma non basta. Saper veleggiare leggero tra le sconfitte, far sì che gli eventi della vita non diventino pesanti macigni ma solidi trampolini per balzare di nuovo, in alto, e se ci capita di affogare, non lasciamo che la tempesta ci riempia i polmoni, sputiamo via il dolore
Ricominciando a respirare.
“Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti, vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx.” (Freccia)
Rage Against The Machine – Killing In the Name