Il teatro avviene di continuo, e avviene che evolve, e ogni essere umano è nella posizione ideale per la ricezione [John Cage – Musica sperimentale: dottrina]
Vincenzo Vasi lo si lega, quasi indissolubilmente, al theremin, ma è molto altro. Polistrumentista e compositore, ha collaborato e dato vita a una miriade di progetti i cui curiosi nomi fanno appena affiorare la proteiforme resistenza di quell’idea sempre frustrata ma mai sconfitta di cui non vogliamo pronunciare qui il nome. Ella Guru, Musica nel buio, Trio Magneto, N.O.R.M.A., Eva Kant, 66SIX, Tristan Honsinger’s Dilemma, Specchio Ensemble, Orchestra Spaziale, Gastronauti, le conchiglie di Shellvibes, Vince Vasi QY Lunch e, non da ultimo, il progetto con Valeria Sturba, OoopopoiooO.
Massimiliano Furia esplora le possibilità delle percussioni e lavora contro il prevedibile, “dopo essermi liberato dal ruolo tradizionale del batterista, mi sono avventurato su un terreno per me nuovo: sfruttare al massimo la polifunzionalità della batteria, cercando di riprodurre un’espressività di tipo orchestrale” e creando un termine-concetto-progetto: soniloquio. Ma pure sa essere il motore di collettivi ultra-jazz, di dinamica innovatività, come ad esempio il quartetto con Mirco Ballabene, Lorenzo Binotti, Piero Bittolo Bon di “Right to Party” (2021) o il trio, un-nome-una-garanzia, Oltranza-Oltraggio.
L’incontro sul palco degli Instabili è nato dal bisogno di riorganizzare la serata dell’8 di settembre di “Viaggio Urbano” di “Ogni Angolo Ogni Pietra“, dopo che quella del 7 si era svolta secondo programma, snodandosi in una dolce catabasi dalla rocca Minore a San Francesco e distribuendo le sequenze performative a mo’ di tappe d’un andare senza lasciarsi. L’instabilità atmosferica ha voluto metterci del suo (lo fa qualche volta) e costretto a rinunciare all’esperienza del ruscellare per le vie di Assisi, nonché ad alcune apparizioni. Ha riportato gli artisti nello spazio chiuso, quasi per sfida.
Felice costrizione che meritò una così grande (pure nella sua dimensione quasi cameristica) creatività. Sì perché il trittico Vasi / Vasi+Furia / Furia ha funzionato secondo la fisiologia del camminare sul filo, del nulla si crea e nulla si distrugge e tutto si trasforma, dell’essenziale. Addirittura un po’ meno: così chi guarda e ascolta ha da metterci del suo e quei suoni e quella musica se li (ri)costruisce e la discesa (con la risalita, se si vuole) diventa eminentemente interiore, eppure socializzata e può anche affiorare sull’epidermide.
Senza altri accordi che non la durata delle sezioni improvvisative, i due musicisti, proprio nel centro del loro episodico e necessitato dispiegare energie e scritture istantanee, hanno camminato sul ghiaccio dell’imprevisto, hanno scritto in tempo reale un giocoso giallo dove il killer è un santo che uccide tutte le abitudini e ci rimette un po’ in gioco.
Complementari per timbro e cromatismo, il theremin di Vasi e l’armamentario para-percussivo di Furia (un tamburo, biglie, catenelle e barattolini ed altri arnesi) hanno creato un biotopo sonoro di memorie e visioni con la grazia provocatoria di un Lewis Carroll, facendoci passare dall’altra parte dello specchio. E hanno consegnato ad ognuno un frammento di questo, oramai andato (da tempo) in frantumi. Per riflettersi e riflettere. Non una “cosina carina”, anche se il tono sarà apparso leggero e divertito, ma proprio la trepidazione del saperci esistenti nel momento e poi, forse, non più. Questa è l’esperienza dell’improvvisazione. Ci sono state, in quei minuti, scintille dell’incauto che ci muove, l’urgente moto della creatività libera dagli schemi ed il Piccolo Teatro degli Instabili, più che sempre, è apparso il luogo del rischio. Si può (forse si deve, visti i tempi) ancora osare. Tanto.
Improvvisazione è un’altra parola per amore [William Parker]