18 Ottobre 2021

William Basinski

Dionisio Capuano
William Basinski

La terza legge di Newton. L’unico modo che gli umani hanno trovato per andare avanti è lasciarsi qualcosa alle spalle. [TARS – Interstellar]

C’è tutto un tempo di preparazione, fatto di volontà ma anche di circostanze. Un padre che lavora alla NASA, epifanie musicali in chiesa, un’educazione classica da polistrumentista, il mito di David Bowie. Bowie, eh… Sembrerebbe esserci una distanza siderale tra le apparenze musicali di Ziggy e quelle dello sperimentatore texano. Però nell’universo di stasi fluttuante della musica, queste due stelle decadenti in qualche modo sono in comunicazione tra loro. Scorie del Bowie berlinese, illuminate di Eno, sono disperse nei pulviscoli sonori di Basinski, come granuli che, nelle inversioni temporali che si possono fantasticare, si raddenseranno in angoli nascosti di uno straniante album terminale, la stella nera del duca bianco. E poi sì, anche il look.

Ritrovare vecchi nastri degli anni ’80 e, riversandoli su supporto digitale per meglio conservarli, accorgersi del progressivo deteriorarsi dello strato di ferrite e dello sgranarsi e dissolversi dei suoni. Dopo “Shortwavemusic” (1998) e “Watermusic” (2000), Basinski s’impone con un lavoro che è dis/fatto con materiali raccolti nel tempo e che suona la disgregazione degli stessi e del loro supporto. Dei tempi. Musica fatta di polvere polarizzata magneticamente che si trasforma in polvere e basta. “The Disintegration Loops” segnano un’epoca. Sono l’interfaccia definitivo tra analogico (il contenuto) e digitale (il supporto sul quale ora è fissato quel processo). Il compimento dell’opera, in quattro parti, avviene in maniera terribilmente simbolica la mattina dell’attacco alle torri gemelle, evento al quale Basinski assiste dal tetto della sua casa a Brooklyn. Musica-sudario dell’undici settembre che, mentre decade, de/canta il fumo che si leva nel tramonto newyorkese. La mattina del dodici settembre verrà montato un video delle immagini di quel crepuscolo con Disintegration Loop 1.1, specchiando (invertendone il senso) le parole di Stockhausen.

La venuta di Basinski è una di quelle passate completamente fuori del radar, come troppe altre (per alcune assonanze ci brilla Adriano Zanni, di cui tra breve si scriverà, con memoria più antica). Non sappiamo bene in che altra parte del mondo fossimo, non al suo centro. L’americano arriva allo ZUT di Foligno nell’ottobre 2018. Con un credito internazionale rafforzato da albums che fluttuano tutti nella stessa broda risonante, cogliendone sfumature diverse. D’altronde il cielo di notte è sempre lo stesso eppure riesce ad affascinare ancora oggi. A proposito, in “Nocturnes” (2013) compare The Trailo of Tears che pervade sequenze di “The Life And Death Of Marina Abramovic”.

Era l’anticipo di “On Time Out of Time” (l’omonimo disco è licenziato nel marzo 2019), lavoro dove è stata campionata la voce di due buchi neri.

Relata refero.

Troppo breve, troppo breve. C’era chi voleva distendersi e dissolversi oltre il tempo. Si agognavano estenuazioni (qualcuno ha mormorato: aridatece le Vexations di Satie) e invece il set è durato – pare – all’incirca soltanto cinquanta minuti. Dunque la cosa è sembrata quasi una meteora promozionale, facendo implodere il desiderio che la stella collassata curvasse l’orologio e facesse scivolare in Interstellar. Ma si può fare ancora del bricolage creativo: imprimere su un nastro a bassa qualità quel breve frammento (tredici secondi) della performance al centro del mondo che circola in rete, metterlo quindi a loop e lasciare decadere il suono, fino alla sua totale consunzione. E ascoltarne ad libitum la registrazione, mettiamo, sul Subasio, mentre si scruta la vallata umbra che dentro un crepuscolo invernale essuda nebbie ed Assisi che si disgrega (alla vista).

Non ho paura della morte, ho paura del tempo. [Michael Caine / Professor Brand – Interstellar]

Dionisio Capuano

È project designer e manager in ambito formativo e culturale. Collabora con la rivista Blow Up e tenta, senza successo, di mettere ordine nelle sue passioni per le varie forme dell'arte. Oggetto di studio in un recente saggio sulla critica musicale, ha pubblicato più di ottanta recensioni su dischi inesistenti ed è coautore di un album di musica elettroacustica.

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