21 Dicembre 2020

Vic Chesnutt

Dionisio Capuano
Vic Chesnutt

Che ci fa una sedia a rotelle in mezzo a Pian Grande? Poco più in là, un tipo guarda in basso, dentro al Fosso dei Mergani.

La carriera di Vic Chesnutt è segnata da incontri importanti. I primi due album, all’inizio dei ’90, sono prodotti da Micheal Stipe dei REM. Collabora con la crème dell’alternative rock americano, Guy Picciotto dei Fugazi sarà suo sodale ed amico fidato. Bill Frisell e Van Dyke Parks suonano in “Ghetto Bells” (2005). Un coro internazionale lo saluta come una delle voci più autentiche degli U.S.A. Che cosa mai significherà “voce più autentica” forse lo spiega la cover di Have You Never Been Mellow di Olivia Newton Johns.

Vic gli errori li ha pagati tutti e con gli interessi. Più i debiti con il servizio (sic!) sanitario americano: 50.000 $, il taglio delle terapie. Certo, tanti amici e l’amore di Tina. “Sweet Relief II: Gravity of the Situation”, il disco di solidarietà dove canta pure Madonna. Ma che te ne frega, nel profondo, se sei e resterai paraplegico? Per colpa tua, pure. Avevi diciotto anni, ridevi in faccia all’avvenire. Ti schianti ubriaco con l’auto. Cosa puoi fare, quando la morte si fa giri di valzer con tutti gli affetti più cari? Ci flirti smaccatamente e diventi un dispensatore di bellezza.

Vic canta come un prato che si sta seccando e ha profumi dolci ed amari nella voce. Riesce a suonare solo pochi accordi.  Allora stacca note dalla chitarra e te le appicca in testa come tatuaggi. Scrive canzoni che sono vallate da attraversare. Ci si può fermare tra l’erba, aspettare che s’incendi tutto.

Vic Chesnutt – Everything I Say

Arriva il 2009. Non ce la si fa proprio ad andare a Segrate per vederlo con gli Elf Powers. Altri hanno goduto di quella serata di inizio primavera, elettrica ed appassionata. C’è qualche scheggia in rete che si guarda e si riguarda. Little Fucker è pura incandescenza. Fa scorrere in testa una vita di musica. E arrivano i regali, ben prima di Natale. L’ultimo giorno d’estate esce “At the Cut”. Un tuffo al cuore. Scrittura nitida che dà quasi fastidio, carne, sangue e ballate e pure il calore del soul. Ci si immagina tante cose, uno showcase in mezzo a Pian Perduto, tutto acustico, zero impatto.
Si pensava tutto, ma non certo un venticinque dicembre così.

Il tipo si gira e saluta, spinge la sedia che ballonzola sul terreno e inizia ad avvicinarsi fino a scomparire.  I will see you around / Will see your around.

Dionisio Capuano

È project designer e manager in ambito formativo e culturale. Collabora con la rivista Blow Up e tenta, senza successo, di mettere ordine nelle sue passioni per le varie forme dell'arte. Oggetto di studio in un recente saggio sulla critica musicale, ha pubblicato più di ottanta recensioni su dischi inesistenti ed è coautore di un album di musica elettroacustica.

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