Questa domenica proponiamo alcune poesie di Angelo Maria Ripellino (1923-1978). ‘Per anni e anni ho scritto e stracciato poesie, vergognandomi di scriverne’. Percorsa dal timore del nulla e dal dolore, la sua poesia ha comunque per centro la gioia, chiamata a ferire il grigiore balenando nelle fantasmagorie verbali, nello sfarzo di immagini. ‘L’esercizio della poesia è una prova di resistenza alle asperità quotidiane e all’indifferenza degli uomini… Scrivere poesie nell’assedio in cui siamo invischiati vuol dire caparbietà di non soccombere agli sfaceli, di sopravvivere, tenendo a distanza con la magia del Belcanto, con la pienezza polposa delle parole, con gli esorcismi delle paronomasie e delle assonanze la morte’.
Vivere è stare svegli
Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio
e non essere scaltri.
Vivere è amare la vita
coi suoi funerali
e i suoi balli
trovare favole e miti
nelle vicende più squallide.
Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta,
schivare le gonfie parole
vestite con frange di festa.
Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l’autunno
e non stancarsi d’amare.
Vorrei che tu fossi felice
Vorrei che tu fossi felice,
cipollina, vorrei
che tu non conoscessi
il cane nero della sventura,
quando sarai uscito
dal blu dell’infanzia.
Vorrei che tu
non debba portare bazooka,
che tu non debba tremare
nel folto di un bombardamento,
che tu non debba pagare
per le mie colpe
né vergognarti di me,
del mio cicaleccio
e dei miei versi vani
e della mia professura.
Vorrei che tu non fossi
Mai gramo o malato
o maldestro come Scardanelli,
vorrei vivere nella tua voce,
nei tuoi gesti,
nei tuoi occhi,
anche quando
mi avrai dimenticato.
Tra le lacrime
Tra le lacrime
bevo il lucicchio
del fiume che calza
scarpine di gelo:
sulla distesa
di acque assiderate
scivola perlaceo
il tuo volto.
Dietro le ostie del tempo
ti rivedo, ferma
a un cantuccio di Praga:
sotto agnelli di neve,
ingiallita,
dietro specchietti
di celluloide,
con gli occhi malati
dei tram
Praga piange.
E la nostra vita
si scioglie in laghi
di dolce speranza.
Ma ameno il desiderio,
almeno l’ansia di tornare
fra quelle umide pietre,
di riabbracciare
le statue del ponte,
dà un cielo
ai giorni mesti,
una musica ai fili del pianto
e rinchioma gli alberi
del nostro amore.