11 Giugno 2020

Fiore

Federico Della Bina
Fiore

Ogni fiore può raccontare un santo, una storia, una passione e una devozione. Durante la settimana Santa si sovrappongono e s’intrecciano, sul corpo deposto del crocifisso ligneo di San Rufino, margherite, violette, bocche di lupo e mazzetti di fiori di campo improvvisati. Dopo il rito pomeridiano del giovedì di Scavigliazione, il corpo del Cristo, profumato di balsami, si ricopre di petali che si adagiano sulla dolce anatomia e sul purpureo cataletto. Di mano in mano quei fiori vengono deposti, odorati, stretti fra le mani, “rubati” e portati nella propria abitazione per essere amorevolmente conservati. Per Calendimaggio, i giovinetti delle Parti accoglievano i turisti alle porte della città per offrire mazzetti di ciclamini raccolti nel sottobosco: in cambio ricevevano qualche soldo per la festa. Il 22 maggio, per Santa Rita, di fronte al candido pronao del tempio di Minerva le assisane donavano le proprie rose per riaverle benedette. Fioriva intanto la giunchiglia al Subasio nell’attesa Ascensione. Con altro spirito, più ingenuo e acerbo, i bambini della prima comunione stringevano in mano il giglio di Sant’Antonio il giorno del Corpus Domini; lo tenevano con cura e tenerezza, col timore di rovinarlo. V’era in città già un’aria primaverile e le finestre sbocciavano con i loro bei gerani che, disordinatamente incastonati nelle facciate, sorridevano alla pietra rosa del Subasio, sostenuti da capolavori in ferro battuto. Una volta all’anno, dalle vie di Piazza Nova, saliva il profumo di ginestra e finocchio selvatico appena tagliato, e fra il discreto brulicare dei cittadini si percepiva l’incedere lento della processione che, con timore e senso di rispetto, calpestava le geometrie policrome dell’infiorata appena creata: era il giorno della “processione delle pulci”.

brevi note etimologiche di Carla Gambacorta

Fiore, che proviene dal latino florem (calco del greco ánthos) di origine indoeuropea, nei poeti del Duecento, per influenza della lirica provenzale, era anche di genere femminile. La voce racchiude svariati significati: da ‘parte migliore’ a ‘periodo più bello’, da ‘opera letteraria’ a ‘un nonnulla’, solo per ricordarne alcuni, così come fioretto, che all’inizio era solo un diminutivo: a partire dalla consuetudine di offrire sull’altare un fiore al Signore, alla Madonna o a un santo, tra le altre accezioni della parola, discende il senso di penitenza volontaria che il fedele si impone, spesso come omaggio alla divinità.

L’ascolto musicale
a cura di Umberto Rinaldi

Invece di parole inutili un mazzo di fiori all’amata, all’altare della Madonna, alla tomba di famiglia…  Agli assisani riporta alla memoria la Festa dell’Ascensione e le mazze fiorite: anni fatti di niente, tanto ingenuamente felici…

Ascolto: Quel mazzolin di fiori, Luciano Tajoli e Coro Idica di Clusoneu

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