10 Dicembre 2024

L’India vista dagli indiani

Francesco Berni
L’India vista dagli indiani
La nostra idea occidentale di India intrisa di romanticismo, misticismo e spiritualità si scontra inevitabilmente con la realtà.
Il miglior esercizio per squarciare questo velo che ci rende sfuocata la visuale di questo grande paese è stare insieme agli indiani. Ascoltarli con umiltà sospendendo il giudizio e cercando di sintonizzarsi con il quadro culturale che incornicia le loro riflessioni.
Mi viene in mente l’approccio di Matteo Ricci e Marco Polo nei loro viaggi in Cina in cui cercarono di adattarsi ai costumi locali entrando in punta di piedi nella cultura cinese attraverso azioni capaci di fargli guadagnare stima e rispetto.
La cosa sorprendente del tempo spesso con tanti indiani è l’avermi aiutato a smontare l’aura di santità intrisa di insano romanticismo che avevo nel modo di approcciare l’India.
Durante il mio soggiorno nello stato del Maharashtra ho avuto la fortuna di stare insieme a molti giovani locali.
Kartikee é una di questi. Originaria di Mumbai lavora in campo bancario, si è fermata qualche giorno a Aurangabad per un corso di formazione.
È magrissima, di piccola statura con gli occhi grandi e denti bianchi come il latte. Ha un grazioso vestito a fiori bianco e giallo. Un’altra ragazza molto interessante è Sakshi. Cresciuta in Uttarakhand, tra le montagne himalayane dove muove i suoi primi passi il grande Gange.
Sentirla pronunciare alcune parole inglese con un forte accento indiano è qualcosa di assolutamente divertente. Ad esempio dicendo ‘everything’ enfatizza le consonanti ‘v’ e ‘r’ producendo un suono molto spassoso ‘evvvrrriting!’. Infine Shivansh, originario di Delhi venuto qui per lavoro, è ingegnere meccanico con la passione per la storia.
La prima cosa che riscontro è la difficoltà nel trovare indiani che praticano yoga.
Nelle principali scuole del paese come a Mysore o Rishikesh la percentuale di studenti indiani è bassissima. Secondo alcune statistiche, il 35% degli indiani dice di praticare di cui però solo il 7%. adferma di farlo almeno settimanalmente. In effetti negli spazi pubblici sono sempre l’unico a fare yoga.
Le attività sportive principali sono il cricket e il running almeno tra i giovani. Non si tratta solo di una questione economica.
Kartikee fa meditazione ogni tanto e mi spiega come solo ultimamente lo yoga si sta diffondendo tra i ragazzi della sua generazione visto il progressivo incremento della qualità della vita e la crescente attenzione alla cura del corpo. ‘Alla fine andrà a finire che gli europei insegneranno agli indiani la loro millenaria cultura yogica?’ penso tra me.
Oppure come direbbe il mio insegnate di filosofia indiana ‘La candela emana luce ma nelle sue immediate vicinanze c’è sempre ombra’. 
Altro punto interessante è la percezione di molti rispetto a Mahatma Gandhi e il percorso di indipendenza dell’India.
Nel nostro modo di vedere le cose, Gandhi é una sorta di divinità scesa in terra a volte con uno sguardo forse idealista e acritico.
Per noi è il pilastro dell’India. Una delle figure più importanti della storia del novecento.
Risultano sorprendenti invece le opinioni che ho raccolto parlando con tante persone in questi mesi. Sakshi riassume perfettamente le posizioni di moltissimi indiani che vedono Gandhi come un perfetto idealista.
Rispetto agli altri ‘freedom fighters’, così si chiamano le figure decisive dell’indipendenza indiana, di cui molti hanno perso la vita, Gandhi a suo avviso, ha monopolizzato l’attenzione dei media del tempo.
Altri partigiani si sono sporcati le mani contro gli inglesi lottando e usando la violenza. ‘Sometimes you get nowhere just with prayers and non-violence‘. In relazione a questo, probabilmente, si connettete il terzo punto legato al forte consenso del presidente Narendra Modi. Il suo nazionalismo centrato sulla cultura induista a discapito di molte minoranze, in primis, quella musulmana, getta molto sgomento in occidente che ha sempre letto l’India come uno stato fondato sulla tolleranza delle varie religioni.
La scommessa di Modì è puntare sulla costruzione di una nazione forte con una omogeneità culturale dominante. Il problema di fondo è che l’India è un mosaico frammentato di culture spesso differenti e orgogliose.
Aspetto su cui i dominatori hanno sempre giocato gettando benzina sul fuoco delle divisioni interne del paese. Questa strategia ha permesso alla Gran Bretagna di mettere sotto scacco per lungo tempo l’India.
Per Shivansh, l’approccio di Modi è corretto perché gli Indu sono la maggioranza. Inoltre viene riconosciuto al primo ministro la costruzione di molte infrastrutture nel paese e notevoli miglioramenti in campo economico rispetto al Congress Party della dinastia Gandhi – Nehru identificati come un partito di establishment. La sostituzione dei nomi ‘maomettani’ delle città legate dell’epoca Moghul con altri di matrice induista è solo una delle misure intraprese. Forse l’evento più significativo, almeno in termini simbolici e propagandistici è l’inaugurazione recente del tempio di Ram Mandir a Ayodhya in Uttar Pradesh da parte del presidente Modi.
Ayodhya é una città sacra per gli indù indicata nel famoso Ramayana, testo epico che racconta il viaggio di Rama. Questa era la sede del suo regno. Tuttavia in epoca Moghul, l’imperatore Babur fece costruire sopra il presunto luogo di nascita di Rama su cui era presente un tempio induista, la moschea di Badri che venne distrutta nel 1992 da parte di alcuni fanatici induisti. L’apice di una continua escalation di scontri che si registrano nell’area che renderà sempre più difficile la convivenza pacifica tra le varie anime di questa grande mosaico culturale.
Francesco Berni

Urbanista. Consulente del Comune di Milano per progetti di rigenerazione urbana e innovazione sociale. Ho lavorato per enti pubblici e privati nel campo della progettazione e pianificazione urbanistica. Svolgo attività di studio e ricerca presso il Dipartimento di Architettura DIDA dell’Università degli Studi di Firenze su temi legati alla rigenerazione urbana, innovazione sociale e disegno della città. Appena posso però me ne torno tra i vicoli di Assisi.

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