Ancora qualche poesia di Roberto Pazzi, di cui consigliamo davvero di leggere ‘Un giorno senza sera’, la sua antologia personale di poesia 1966-2019 edita da La nave di Teseo, per poter sentire tutto insieme il profumo unico dei versi della sua anima. A lui sarà dedicato la prima edizione del Festival della Poesia ‘Roberto Pazzi’ nella sua città, Ferrara, dal 7 all’11 febbraio 2024, che partirà subito con un programma di altissimo profilo.
1
Ho spento la luce,
tanto anche per oggi
la felicità non torna.
Adesso il mio letto
è grande come il mondo
e io non so
da che parte stare.
Sento che le ore
mi chiameranno
per non lasciarle sole,
Qualcuno ha detto
che vivere in provincia
son queste cose,
ma dirle
che cos’è?
2
…giornate come queste non
appartengono alla morte come
non appartengono alla vita.
Appartengono…
Rainer Maria Rilke
Potrei andare a Venezia,
ma non ci andrò,
potrei finire
quel saggio di Benn
e sento che non
lo leggerò,
potrei telefonare
a Emma,
ma non lo farò,
perdo tutto
il pomeriggio
a non far niente
e sono stranamente felice.
È sera
e sono più stanco
che se avessi attraversato
a piedi tutta la città,
non ho bisogno del mondo,
chiudo gli occhi…
Dio di nessuno
Sarebbe molto bello
se la mia
fosse una seconda vita
e potessi scoprirlo
un po’ per giorno,
dissotterrando
da me stesso
i vestiti che scelgo
e gli oggetti
che compro,
per riportarli
dopo la lunga oscurità
al sole,
tornando a sillabare
mattine d’incontri,
risate,
baci,
promiscui convegni
di piacere
rubato
moltissimi anni fa.
In deserti
che furono terre
felici,
esistono ipogei
ricchi di tesori funebri,
dove la vita
s’è fermata
nello splendore
dell’attimo,
un’eternità di nessuno
che non si può toccare
senza che si sbricioli
in un mucchietto
di cenere:
voglio questo
dio di nessuno,
in briciole
ch’io pure vada
con tutti i tesori
che vedrei.
La voglia
E questa voglia antica
che mai si spegne
col passare degli anni
come farò
come farò domani?
Chi di un vecchio
ancora ragazzo
perdonerà l’antica brama?
L’orizzonte
Bambino che sei
che ti fai vecchio
e guardi indietro
dove s’è persa la via:
le svolte agli angoli
-sono andato a destra
o a sinistra?-
le soste e gli incontri
-avevo voltato qui
o più tardi?-
Mi sforzo di ricordare
insegne, scritte, vetrine,
semafori, pali della luce,
targhe delle auto,
tutto un bosco
delle meraviglie
dove corrono
altri come me
che cercano di uscirne
al più presto
e non sanno
quello che so io,
che ai limiti del bosco
intravedo
lo stesso sprofondo
che mi faceva tremare
davanti
all’orizzonte del mare
quando le navi
cadevano nel vuoto,
oltre la linea del nulla.
Alla morte
Se la morte fosse
la mano gentile
che chiude gli occhi,
la coperta che avvolge
un corpo
e lo protegge dal freddo,
un gesto rubato di assenso,
un sì lasciato cadere
a una muta domanda,
un patto privato,
un passaggio segreto,
una tregua rinnovata
di anno in anno
fino a dimenticare
l’esattore distratto
che non s’accorge
se convenga risvegliare
la creatura
che gli si era affidata,
se la morte
fosse una visita,
un viaggio, una vacanza
traditi da un’amnesia
delle parole
per tornare a casa,
un passaporto scaduto,
un’autorità che
non firma permessi,
né rinnova visti
per una rivoluzione
che ha sospeso la legge,
se la morte
non fosse cattiva,
se fosse buona,
la morte?
Alle mie ombre
È notte,
le ombre che ho amato
sono ancora vive,
dormono
nei loro letti lontane.
Dormono le mie ombre
e sognando i corpi
ne rinforzano l’oblio
col ricordo vago
che anch’io divengo.
Chi ho amato?
Imparo a dimenticarlo
a poco a poco,
aiutato dalla memoria
di un nome
che si ripete in un altro,
dalle coincidenze
di una data,
di un segnale astrale.
Rigetta il corpo
un organo estraneo,
a una smarrita identità
preferisce il nulla,
un’ombra cerca la luce
che l’ucciderà,
a una notte eterna
preferisce
la vita breve di un amore.
All’alba potrei dissolvermi,
restano
poche ore di sonno,
ma ora mi sveglierò
e morendo con me
risorgerete tutte,
ombre amate
ancora nella notte,
in una sola carne.