Io intanto studiavo nelle condizioni non certo più favorevoli, ma guidato da una volontà di ferro. Un giorno volevo sfondare nella vita. Che lotta dura, con le ristrettezze che una situazione del genere aveva creato in noi!
A scuola intanto andavo abbastanza bene, anche se non studiavo molto dato le condizioni non certo serene sul come si svolgevano in famiglia, per le ragioni che ho accennato; però ero molto bravo in matematica, mentre nelle altre materie andavo così così. Ricordo che non appena veniva letto il testo di qualsiasi problema, io immediatamente lo avevo risolto. I compagni volevano che io facessi loro copiare, al che il maestro (o professori, più tardi), quando si dovevano risolvere i problemi in classe, gli insegnanti mi mettevano in cattedra a scrivere il risultato, affinché i compagni non copiassero i risultati. Mio padre mi avrebbe fatto studiare la matematica, ma con quali mezzi?
Il maestro Maracchia era quello che più apprezzava questa mia tendenza, perché anche lui era portato agli studi della matematica, ma le difficoltà pratiche, di soldi per continuare, erano tante per cui era impossibile per me seguire questa via. Allora mio padre, che aveva un debole per me, decise di mandarmi a Perugia per studiare alla Accademia perché avevo una grande disposizione per il disegno.
Più avanti spiegherò le grandi difficoltà che mi si pararono avanti, e vinsi guidato da una volontà di ferro di ottenere qualcosa di buono dalla vita.
[1]
Io non so spiegare se a quel tempo credevo o no nella religione, certo che dai preti di Assisi non avevo ricevuto alcun insegnamento da loro.
Ricordo che a quei tempi mi piaceva la musica, e frequentavo di sera la scuola serale municipale di Assisi che si svolgevano a S. Antonio, chiesa requisita dal Comune[2], e con un certo risultato ottenevo buoni risultati come suonatore di tromba.
In via Metastasio sorse una specie di scuola di musica dove c’era la possibilità di imparare a suonare il violino. Qualche amico mi aiutò e mi fu possibile seguire pochissime lezioni, perché il direttore Don Sigismondo Spagnoli[3], nemico acerrimo di mio padre perché socialista, mi scacciò senza complimenti da quella scuola perché ero (secondo lui) un figlio di un sovversivo. Immaginate quale effetto procurò in me tale cosa, questo essere scacciato senza un motivo valido secondo me. E cominciò nel mio animo la ricerca di una verità sulla religione, che mi ha perseguitato nella mia coscienza in tutti gli anni avvenire.
Così continuai a frequentare la scuola di musica comunale, il cui maestro Berti si dimostrò con me e con gli altri da vero padre[4].
[5]
[1] È andato perduto il foglio 4 di questa prima sezione del manoscritto, che avrebbe dovuto trovare posto qui.
[2] La requisizione qui evocata non era recente, riferendosi alle generali demanializzazioni postunitarie del patrimonio ecclesiastico.
[3] Nato ad Assisi il 2 febbraio 1877, Sigismondo Spagnoli era fratello del co-fondatore dell’azienda “Perugina” e più tardi dell’industria di abbigliamento “Luisa Spagnoli”. Sacerdote dal 1900, Spagnoli fu ecletticamente attivissimo – sostanzialmente da autodidatta – nella cultura e soprattutto nell’arte locale. Maggiori notizie possono essere consultate sul sito internet www.assisimia.it, nella sezione Dizionario Biografico degli Assisani.
[4] Maceo Angeli raccontava alla figlia Ginevra di come il maestro Berti lo avesse scoraggiato dallo studio della tromba, dirottandolo verso il violino. «Non sona’ coi budelli tuoi, ma co’ quelli degli altri», pare gli avesse detto riferendosi coloritamente allo sforzo fisico richiesto ai trombettisti, e al materiale a partire dal quale si confezionavano le corde di violino.
[5] Sono andati perduti il foglio 6 e il foglio 7 di questa sezione del manoscritto.
Edizione a cura di Francesco Lampone
Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 30 settembre 2021:GLI STUDI A PERUGIA