01 Novembre 2026

Il sonno è una piccola morte.

Claudio Volpi
Il sonno è una piccola morte.
'L'ermafrodito dormiente' o Ermafrodito Borghese, del Bernini

‘Non siamo fatti per il dolore, ma non siamo nemmeno fatti per la felicità. Siamo fatti forse per gli incontri e per sentire tutti coloro che circolano in questa vita e altro non chiedono se non di essere sentiti’ (Christian Bobin).  Alcune poesie di Dario Bellezza e un poesia legata al 2 Novembre.

 

Il sonno è una piccola morte

 

Il sonno è una piccola morte

richiede commossa pazienza

attenderlo è sperare

in una resurrezione antica:

 

io aspetto la morte

per dormire poche ore

nel caldo di un letto

intrecciato ad un corpo

infelice e sterile, il mio:

non siamo eterni

e questo cadavere intrigante

presto supereremo.

 

Come le stelle

 

Come le stelle

da secoli spente

ancora inviano

lor luce splendente

ai nostri casti occhi

che guardano la luna

e le stelle e tutto

il firmamento remoto,

amore solitario

il tuo pallido ricordo

arriva in ritardo

all’appuntamento

sperduto nella vastità

della mia solitudine.

 

Arriverà la notte suicidale

a ricoverarci lo spremuto cervello

che s’accende ancora

di questo deserto e spaventoso

“A presto!”

 

Nella luce fioca

 

Nella luce fioca

mi lecco le ferite mortali

e la mia anima-foglia leggera

va in cerca del Padrone.

 

Chi è nell’ombra solo sa

quanto il giorno è mortale

bianca statua solare

che non incanta più

la mia morta mattina.

 

Cerchi solitudine

 

Cerchi solitudine, e la trovi

nel silenzio assoluto della casa

inquieto di saperti

solo e imperfetto:

nutrendoti di questa solitudine

che ti sfiora le meningi

ben protette

dal tardo sfogo

dei pensieri autunnali.

 

Intendi: autunno

come crepuscolo del vivere,

ormai andato, senza vita lì:

tu che amasti in ansia

le certe presenze del nemico

che rincuorava a morire

nel fracasso, nella compagnia.

 

Ora sei solo.

E strepiti invano,

nessuno sente, e urlare

come un cane addolorato

per sentieri fangosi

in una campagna

calma e notturna,

nel freddo, d’inverno,

scivolando le scarpe

scivolando impietrite,

è il massimo d’avventura

riservata dagli Dei vendicatori

a chi s’oppose alla norma,

all’incerto perdersi

nel quotidiano fervore.

 

2 Novembre

 

Oggi sono vestita a festa

le vostre illusorie dimore.

Comprendete il nostro affanno

nel mostrare la nostalgia

con i fiori più belli.

Perdonate i lumi elettrici

e qualche volta l’ipocrisia.

Me è vero

che vi abbiamo voluto bene.

Credeteci,

ora che siete liberi da vincoli

di ossa

di cenere di unguenti.

(Ormai non vi fa differenza

fossa, camino o mausoleo)

Noi eredi di un lascito

senza intenzione.

Da uno la fede

da un altro il dubbio

da uno la misericordia

da un altro l’intransigenza

da uno la pietà

da un altro il distacco.

Ora a tutti rendiamo un ricordo

e nulla di ciò che abbiamo ricevuto

andrà perduto.

                                   Silvana Meroni

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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