‘Non siamo fatti per il dolore, ma non siamo nemmeno fatti per la felicità. Siamo fatti forse per gli incontri e per sentire tutti coloro che circolano in questa vita e altro non chiedono se non di essere sentiti’ (Christian Bobin). Alcune poesie di Dario Bellezza e un poesia legata al 2 Novembre.
Il sonno è una piccola morte
Il sonno è una piccola morte
richiede commossa pazienza
attenderlo è sperare
in una resurrezione antica:
io aspetto la morte
per dormire poche ore
nel caldo di un letto
intrecciato ad un corpo
infelice e sterile, il mio:
non siamo eterni
e questo cadavere intrigante
presto supereremo.
Come le stelle
Come le stelle
da secoli spente
ancora inviano
lor luce splendente
ai nostri casti occhi
che guardano la luna
e le stelle e tutto
il firmamento remoto,
amore solitario
il tuo pallido ricordo
arriva in ritardo
all’appuntamento
sperduto nella vastità
della mia solitudine.
Arriverà la notte suicidale
a ricoverarci lo spremuto cervello
che s’accende ancora
di questo deserto e spaventoso
“A presto!”
Nella luce fioca
Nella luce fioca
mi lecco le ferite mortali
e la mia anima-foglia leggera
va in cerca del Padrone.
Chi è nell’ombra solo sa
quanto il giorno è mortale
bianca statua solare
che non incanta più
la mia morta mattina.
Cerchi solitudine
Cerchi solitudine, e la trovi
nel silenzio assoluto della casa
inquieto di saperti
solo e imperfetto:
nutrendoti di questa solitudine
che ti sfiora le meningi
ben protette
dal tardo sfogo
dei pensieri autunnali.
Intendi: autunno
come crepuscolo del vivere,
ormai andato, senza vita lì:
tu che amasti in ansia
le certe presenze del nemico
che rincuorava a morire
nel fracasso, nella compagnia.
Ora sei solo.
E strepiti invano,
nessuno sente, e urlare
come un cane addolorato
per sentieri fangosi
in una campagna
calma e notturna,
nel freddo, d’inverno,
scivolando le scarpe
scivolando impietrite,
è il massimo d’avventura
riservata dagli Dei vendicatori
a chi s’oppose alla norma,
all’incerto perdersi
nel quotidiano fervore.
2 Novembre
Oggi sono vestita a festa
le vostre illusorie dimore.
Comprendete il nostro affanno
nel mostrare la nostalgia
con i fiori più belli.
Perdonate i lumi elettrici
e qualche volta l’ipocrisia.
Me è vero
che vi abbiamo voluto bene.
Credeteci,
ora che siete liberi da vincoli
di ossa
di cenere di unguenti.
(Ormai non vi fa differenza
fossa, camino o mausoleo)
Noi eredi di un lascito
senza intenzione.
Da uno la fede
da un altro il dubbio
da uno la misericordia
da un altro l’intransigenza
da uno la pietà
da un altro il distacco.
Ora a tutti rendiamo un ricordo
e nulla di ciò che abbiamo ricevuto
andrà perduto.
Silvana Meroni