“Cerco nella vita degli altri l’emozione che ci fa vibrare insieme”, “La Poesia è prima di tutto umanità”. Due poesie di Beatrice Zerbini.
1
Se potessi accarezzarti ora
lo farei con le spiagge
di sabbia,
distesa sulle tue braccia,
mi incresperei,
tiepida come settembre;
lo farei con il vento:
potente sulle tue clavicole,
sul collo e al centro
del nodo della gola:
lo slaccerei;
maestrale sui tuoi fianchi.
Se potessi accarezzarti ora,
lo farei con l’azzurro dei cieli
fra i capelli e verde
ti entrerei negli occhi,
come un prato a toccarti
fino a fiorire;
ti accarezzerei, da dentro,
sotto la pelle,
come un sangue
che scorre senza vene;
come un paese,
disabitata sarei così leggera,
appoggiata sulle tue guance
e userei il grano
nei campi lontani
per i lobi
delle tue orecchie;
se potessi farlo ora,
lo farei con la calma
del lago e prenderei
un concerto di piano
per suonartelo adagio
sul bruciare della fronte;
se potessi riempirti ora
di carezze
lo farei con i respiri tesi
di una platea,
e profonda come
un loggione.
Altro non saprei fare
le mani tremano
se solo penso di sfiorarti.
2
Ti chiedo scusa
se qualche volta
non riesco
ad essere felice;
eppure ho un piccolo
appartamento
che raggiungo sui
miei piedi
e alla fine,
per la strada,
trovo quasi sempre
da parcheggiare,
da salutare,
da sollevare
verso una fronda gli occhi,
a ritagliare un cielo,
come un sospiro
a rendere;
i miei cani
vivono
ancora
e mi festeggiano
come fossi un’altra,
una brava padrona;
ho un lavoro,
non ho mali,
che io sappia
e anche se fosse
al momento io
sono la prova
che non sono mortali;
ho una speranza,
un progetto,
ho coscienza dell’amore
adesso,
ho decenze
per non piangermi addosso,
ho amicizie che
mi lasciano da sola
alcune volte,
ma mai
quando sto male;
e il passato,
mi hanno detto
e l’ho imparato,
non esiste;
scusa se
qualche volta
non sono felice
mi trascino
un vecchio lutto
scioccamente
ma se quelle volte
rileggessi,
cancellerei,
ti giuro,
tutto,
mi stupirei
di averlo detto.