Oggi due poesie che parlano di separazione dall’amato, un punto di vista femminile che ha spesso una finezza che manca all’uomo.
Vorrei sapere quando ti ho perso
Vorrei sapere quando ti ho perso
in quale data
in che momento
forse quel martedì
ch’ero triste
o un mese prima
d’averti visto
forse quella domenica pomeriggio
ch’ero allegra
e parlavo troppo di me
forse in una data remota
inesplicabile e ignota
come il tre marzo
del millennovecentotrè.
Vorrei sapere
dove ti ho perso
in che punto
preciso della città
forse davanti
ad un semaforo
forse in un bar
o in una stanza
forse dentro
ad un sorriso
forse lungo una lacrima
che colava giù
per una guancia
forse tra le aureole
gialle dei lampadari
sospese nella nebbia dei viali.
Vorrei sapere
Perché ti ho perso
il motivo la necessità
dell’errore
forse perché
non c’è tempo
o perché c’è stato
l’inverno
e adesso viene la primavera
ma con tanto
poco sole
tra i muri
d’acciaio e cemento
che tremano per il rumore
delle macchine,
delle fabbriche,
degli ascensori.
Ma non voglio sapere
che ti ho perso
e dove
e quando
e perché.
Joyce Lussu (1912-1998)
Non sostituirmi
Non sostituirmi,
non mettere al mio posto
un altro essere
che tu possa pensare
che sia sempre io
e non lasciare
che indossi
le mie parole.
Abbi pietà di loro
se non hai pietà di me,
non costringermi
a sparire
di fronte a un’estranea
che porta il mio nome
senza ritegno,
che almeno mi imiti
quasi come se
non mi avesse
mai conosciuto.
Non provare a esigere
che sia io,
pur cambiata,
non umiliarmi
cancellandomi
dagli specchi,
lasciandomi solo
in fotografia.
Ana Blandiana (1942)