08 Novembre 2026

È vivo il mio cuore.

Claudio Volpi
È vivo il mio cuore.
Oscar Ghiglia 'Il gomitolo rosso' - 1908

Tre poesie di Beatrice Zerbini.

 

1

Lo sai anche tu

che mi amano di più

i morti dei vivi,

 

come sono chiari,

lucidi, espressivi,

così poco contorti,

così cari;

senza dubbio alcuno

li sento accudirmi,

uno per uno;

 

così ora più di allora,

come vivi nella tua morte,

come mi ami bene

come mi chiami,

come sorridi forte

senza più il sangue

dentro alle vene.

 

Che sia quello

a farci scorrere impauriti,

a smarrire i sentimenti

e piano piano ad ammalarci?

 

Potessi riconoscere l’odore

della tu casa,

potessi rivedere,

con gli occhi di adesso

soltanto l’ingresso:

 

non rimanesse

alle spalle l’uscita

per tutta la vita.

 

Potessi farla rinascere

con i suoi divani,

con la sera là fuori,

a farci dire

‘domani’.

 

È morta anche lei, lo sai;

morto il vialetto

prima di entrare,

il pianerottolo,

il lucido chiarore

del vuoto condominiale,

è morta

la tromba delle scale.

 

Con te muore la strada,

si accartoccia in un pianto

prima della svolta,

un’altra volta

tanto

 

vivo solo io

e un bisogno,

un bisogno lontano

che esista Dio.

 

 

2

Dolore,

già che sei entrato

in questa casa,

siedi pure:

è un tripudio qui dentro,

di siede vuote.

 

Ti chiedo

di toccare il meno

che puoi; se vuoi

 

di andare

leggero sulle tracce,

gli indizi, i vizi,

i ninnoli, i regali,

e tutti gli avanzi bestiali

dei ricordi,

il secco nero dei fiori,

tutti segni dei mali

delle gioie sepolte,

degli affetti

troppo mortali.

 

Come vedi, ovunque,

c’è traccia di te

e l’ambiente ti ricorderà

che da qui

sei già passato

altre volte.

 

Come vedi il passato

non è passato del tutto

e il presente tarda

a togliere la polvere

delle mensole;

il colore così sbiadisce

con il sole delle mattine

sulle copertine.

 

Dolore, che sei entrato

a spallate dalla mia porta

a portare via

la quiete ingrata,

l’inerte serenità,

dolore senza pietà

per nessuno,

guarda pure che qui

non c’è niente da rubare.

 

Mi cogli sola,

impreparata come sempre,

nata

e basta;

con una notte insonne,

con un pianto segreto

e i piatti ancora da lavare.

 

Sono in disordine

i ripiani,

la fiacca fa pensare

che io sapessi

del tuo arrivo

che ti giuro

inaspettato.

 

È vivo

Il mio cuore.

 

3

E’ il corpo che sa

che non ci sei

il resto è uguale

 

può dirmi la mente

che cosa avresti detto,

lo sento

con la stessa intonazione,

 

perfetta la finzione

di che cosa avresti fatto

nessun grado di

separazione,

 

ignorano le idee

la verità,

ma le carezze

sanno tutto.

 

 

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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