19 Maggio 2024

‘Tanto poco’.

Claudio Volpi
‘Tanto poco’.
Carlo Carrà 'Pino sul mare', 1921. (particolare)

Oggi due poesie molto forti ed intense. La prima l’abbiamo scoperta leggendo l’ultimo libro di Marco Lodoli, ‘Tanto poco’, dove è messa nella parte finale del racconto, quasi a sigillo del suo ultimo senso.  Nella storia si parla di amare e restare nell’ombra, proteggere e custodire senza mai esporsi, senza avere l’impulso di dire eccomi, guardami, sono qui.  È ciò che capita alla bidella di una scuola dove insegna un ragazzo coi riccioli neri, intemperante, ribelle, pieno di sogni. Quarant’anni passati a difenderlo dai pericoli, dalle cattiverie, dal mondo. In silenzio, di nascosto, perché per avere un attimo di felicità bisogna saper perdere tutto. Le stagioni passano, le foglie crescono e tutto cambia, ma lei è sempre stata lì, ferma, radice piantata in una devozione che forse è amore e forse è solo paura. La poesia è di Hugo von Hofmannsthal (1874-1929), si intitola ‘Ballata della vita apparente’. L’altra poesia è quella che ha recitato il più importante critico letterario americano, Harold Bloom (1930-2019), rispondendo alla domanda del tipo ‘ se tu stessi per morire, con gli ultimi respiri quale poesia reciteresti?’, e la poesia è ‘Nel mio cuore un’aria che uccide’, del poeta inglese Alfred Edward Housman (1859-1936). Due poesie che vanno lette e rilette per assaporarle e gustarle fino in fondo.

 

Ballata della vita apparente.

E crescono i bambini
dai profondi occhi
che nulla sanno,
crescono e muoiono,
e tutti gli uomini
percorrono la loro via.

E i frutti acerbi
diventano dolci
e di notte cadono a terra
come morti uccelli
e vi giacciono per poco
prima di marcire.

E sempre soffia il vento,
e sempre di nuovo
ascoltiamo e diciamo
tante parole
e proviamo gioia
e stanchezza nel corpo.

E strade corrono
attraverso i campi,
e luoghi vi sono,
qua e là, pieni di luci,
d’alberi, di stagni,
ora minacciosi,
ora spettralmente deserti.

Perché esistono?
E mai uguali
gli uni agli altri?
E sono di numero infinito?
Che cosa alterna il riso,
il pianto, lo sgomento?

A che giova tutto questo
e questi giochi?
A noi che siamo adulti
ed eternamente soli
e, pur vagando,
cerchiamo ancora una meta.

Che giova aver visto
così tante cose?
Eppure dice molto
chi dice ‘sera’,
parola che un senso profondo
e dolore stilla

come greve miele
dal cavo di un alveare.

                         Hugo von Hofmannsthal, 1903

 

Nel mio cuore un’aria  che uccide

 

Nel mio cuore
un’aria che uccide

soffia da quella
terra lontana;

cosa sono
quelle colline blu
che ricordo,

che guglie,
che fattorie sono quelle?

Quella è la terra
delle cose perdute,

la vedo splendere
chiara,

le strade felici
dove sono andato

e non posso
più tornare.

Alfred Edward Housman

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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