09 Gennaio 2022

Stringere finché possibile la fortuna d’esserci.
Domenico Carrara (1987-2021)

Claudio Volpi
Stringere finché possibile la fortuna d’esserci.<br>Domenico Carrara (1987-2021)

Il 24 gennaio 2021 un ragazzo di 34 anni scompare durante un escursione in Val Camonica. Il suo nome è Domenico Carrara, originario del paese avellinese di Grottaminarda e laureato in lettere moderne alla Federico II. Un poeta, uno scrittore emergente, un cultore della cultura. Come tanti giovani del sud accomunati dal destino di dover lasciare il proprio paese per cercare una vita migliore altrove, Domenico si trasferisce al nord e lavora all’interno di una scuola. Domenico è appassionato di letteratura, pubblica raccolte di poesie, cerca di promuovere le giovani voci poetiche del suo sud. Così scrive Franco Arminio in suo ricordo:” … Oggi ho riletto un poco i suoi versi e mi sono sembrati belli e dolenti, versi che non si travestono da capolavoro, una tonalità seria, un poco dimessa, come se non volesse alzare la voce, ma qualcuno ha scritto che un urlo è un urlo anche a bassa voce. Ecco, oggi l’Irpinia e il Sud hanno perso un poeta silenzioso, un poeta che non amava farsi notare. La sua scrittura aveva due virtù che tutti dovremmo avere: verità e attenzione. La sua scomparsa mi insegna e ci insegna per l’ennesima volta che l’attimo terribile può arrivare all’improvviso per chiunque. E allora in ogni rapporto non dobbiamo mai giocare al risparmio con la gentilezza e la premura. Non serve a molto inseguire gli altri per informarli di tutto quello che facciamo. Dobbiamo piuttosto invaghirci della vita degli altri, proteggerla come se fosse la nostra.  …La poesia almeno questo ce lo insegna, la vita è una vicenda a cui partecipano i vivi e i morti. Leggendo i suoi versi Domenico torna tra noi. Forse nessuno va mai via, forse è vana la lotta di ognuno per essere qui, per esserci veramente”.

1

Tu sei e non era dovuto,
non abbiamo motivo di credere
a una disposizione delle stelle
che ci giustifichi, ci nobiliti.
Se ti fermi in qualche momento
puoi accorgerti che ti sfiora
per una serie di coincidenze
che non sono necessità-
La lingua per chi la ignora
non vale più di un verso,
siamo qualcosa di perso
e proprio per questo prezioso.
Tu sei e non era dovuto,
hai carne e puoi inventare un’anima,
la vita che oggi ti abita
è uno squarcio, un abisso, è fortuna.

2

Stringere finchè possibile
la fortuna d’esserci,
se fortuna rimane.
Pregare che un temporale
ti riporti delle voci,
non ti strappi nessuno.
Provare a darsi un cammino,
lieve peso sulla schiena,
spinta sino a scomparire.

3

Vorrei avere gli occhi
di tutti gli schiacciati,
dei cacciati dagli altri,
dei mai adeguati, dei
fraintesi e degli offesi,
dei privati di riposo,
dei morti d’indifferenza
o d’arroganza o fretta.
Vorrei avere quegli occhi
sbarrati e un po’ randagi,
farne quasi una bandiera,
la speranza di un riscatto;
non in un mondo a venire
ma nei giorni che cammino,
quelli che scappano di mano,
quelli che appena sfioriamo.

4

Non so la forma,
non so l’andare,
se il cielo degli angeli
sia lo stesso delle zanzare.

5

Casa è dove ridono i tuoi occhi,
un posto a cui tornare tutti i giorni;
non è semplice luogo il tuo profumo
che ora mi abita dentro
e in cui riposo.
Può spostarsi ovunque,
bosco e borgo,
strada di periferia, città
oppure paese.
Può essere spazio accennato
o distesa,
nel deserto o in tutte
le voci del mondo.
Può sembrare svanisca
e trova l’altrove,
rinasce nell’attimo in cui
pareva persa
come la vita che, se spezzata,
rifiorisce;
adesso casa è dove
ridono i tuoi occhi.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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