18 Novembre 2021

§10 – Storia di una chitarra

Maceo Angeli
§10 – Storia di una chitarra
Caffè franco italiano negli anni ’20 del ’900

Leggi la nota introduttiva

[1]Dove si mangiava era una specie di trattoria poco vicino all’albergo dove abitavo. Il padrone si chiamava Rouve ed era persona anziana assai buona e gentile con noi. I clienti erano operai, dei quali molti napoletani. Capitò una sera un tale [10s] che rassomigliava a Modestino Materasso sia nel fisico, sia nel modo di fare: era napoletano. Si mise, finita la cena, a cantare le canzoni napoletane e a suonare; suonava e cantava assai bene, il padrone Rouve rimase incantato da tanto sentire e suonare così bene. Applausi da parte di tutti, e finito pregò Rouve se gli permetteva di lasciare la sua fida chitarra lì in deposito. Rouve fu felice di acconsentire alla cosa, e appese ad un chiodo a un muro la chitarra. Tutti i giorni veniva a mangiare e cantare. Rouve era entusiasta, ma il napoletano non pagava mai il mangiare, promettendo che l’avrebbe fatto in avvenire. Passò quasi un mese, ed una sera dopo il suo improvvisato concerto prego Rouve di prestargli cento franchi perché gli disse che aveva bisogno di recarsi a Sète, una città poco lontano da Montpellier, per un urgentissimo affare, e che sarebbe tornato a giorni e avrebbe sistemato i suoi debiti. Rouve nella sua bontà e ingenuità abboccò all’amo e consegnò i centocinquanta franchi al suonatore, che segnò nel suo quaderno oltre ai molti pasti non pagati. Si salutarono con grande calore e il napoletano partì.
Secondo come erano i loro accordi il lunedì [11s] il cantastorie doveva ritornare, ma di lunedì ne passarono molti e non si fece più vedere.
Qualcuno dei clienti abituali del locale notò questa sparizione del suonatore, e cominciò a prendere in giro il povero monsieur Rouve per la sua bontà e improvvidenza.
Tutte le sere era una specie di teatro, tra botte e risposte da parte di alcuni clienti e padrone. Rouve una sera perse la pazienza, spiccò la chitarra che valeva poco nulla, e dalla porta del locale la sbatté con violenza sulla parete esterna del locale. La famosa chitarra andò a finire tutta a pezzi. Così terminò questo teatro.


[1] Nel testo, con un intervento successivo di mano dell’autore, è qui annotato in maiuscolo a parigi, ma non pare credibile che, come si riferisce poco oltre, da Parigi qualcuno si assenti per andare a Sète, a un passo invece da Montpellier. Pare quindi certo che il fatto raccontato sia accaduto a Montpellier, anche perché il brano successivo racconta una diversa vicenda accaduta in queste prossimità.

Edizione a cura di Francesco Lampone

Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 25 novembre 2021:

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