01 Novembre 2020

Sono già stato qui.

Claudio Volpi
Sono già stato qui.
Dante Gabriel Rossetti

Il dramma della separazione tra amore e dolore nel film ‘Le cose che non ti ho detto’ di William Nicholson (2019) si intreccia con il senso di conforto della poesia. Grace ed Edward sono sposati da ventinove anni, è il loro anniversario di matrimonio. Edward è un insegnante di storia, Grace sta lavorando ad una antologia di poesie, il figlio Jamie è ormai grande, e vive per conto suo. Tornato a casa per il week end, il padre gli comunica che vuole lasciare sua madre, e lo invita a restarle vicino per qualche giorno. Quando il padre parla alla moglie della sua decisione la donna non lo accetta, e dopo vari tentativi di trattenere il marito, cade in una profonda crisi. Il film segue i tre protagonisti con dolcezza e tenerezza, mostrando come ciascuno di loro affronti questa rottura, tutto ambientato nella natura intensa e struggente del Sussex e dei suoi emozionanti paesaggi. La madre è una appassionata di poesia, e la poesia è l’altra protagonista di questo commovente e perfetto film sulla fine di un amore e sui sentimenti che ci coinvolgono; ai dialoghi infatti si alternano i versi dei suoi autori preferiti. All’inizio c’è una poesia di William Butler Yeats (1865-1939) ‘Un impulso solitario di gioia’, e poi il verso più citato che fa da colonna poetica di tutto il film ‘Sono già stato quì, di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882). Tutto ciò che proviamo è frutto dell’esperienza di qualcun altro, condividiamo un enorme deja vu, fatto di azioni che si ripetono e di ricordi. Per questo la madre continua a vedere il marito di schiena, seduto alla scrivania, anche quando ormai ha abbandonato la casa. Sullo sfondo le bianche scogliere inglesi, con la loro bellezza, contrapposte alle luci soffici di una villetta dove tre decenni di vita insieme sono stati cancellati in un attimo. Ma la voce interiore della poesia con la sua luce che il regista distilla nel film ci aiuta a comprendere e sopportare quello che sta accadendo, contagiandoci con malinconica empatia, mettendoci accanto ai tre protagonisti e le loro vite, che potrebbero tranquillamente essere scambiate con le nostre. Così alla fine ci immedesimiamo nel figlio che, cercando di essere vicino a tutti e due i genitori, la madre che, unica ,sarà sempre il suo porto  di approdo, nessun’altra come lei, il padre che resterà suo esempio e suo giudice,  simile alla persona che lui stesso vorrà diventare, chiederà con infinito amore a entrambi di portarlo insieme per mano come una volta a fare una ultima passeggiata sulle scogliere, come facevano sempre quando lui era piccolo ed erano tutti e tre felici; e poi, di lasciarlo andare libero al suo destino, ma certi che lui non si potrà mai dimenticare di loro.

Un impulso solitario di gioia

Io so che andrò incontro al mio destino
Lassù, tra qualche parte tra le nuvole,
io non odio quelli che combatto,
non amo quelli che difendo.
La mia patria è Kiltartan Cross,
i miei compatrioti la sua povera gente.
La mia fine improbabile non farà loro alcun danno,
né li renderà più felici di prima.
Nessuna legge o dovere mi spinsero a combattere,
o uomo pubblico o folla plaudente.
Un solitario impulso di gioia
Mi spinse a questo tumulto tra le nuvole:
ho soppesato, valutato tutto,
gli anni futuri solo fiato disperso,
fiato disperso gli anni alle spalle
in equilibrio con questa vita, questa morte.

Luce improvvisa

Sono già stato qui,
Ma quando o come non saprei dire
Conosco l’erba oltre la porta,
il dolce odore pungente
Un suono, come un singhiozzo, le
Luci attorno alla baia.

Sei stata mia prima
Quanto tempo fa non saprei dire
Ma proprio quando al volo della rondine
Il tuo collo si è girato in quel modo
Un velo è caduto-e ho
Saputo tutto di te.

È stato così anche prima?
E non fa così anche il tempo con
Il suo turbinio incessante
Che ancora una volta d’amore
Colma le nostre vite
A dispetto della morte,
E giorno e notte istilla una
Delizia ancora?

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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