19 Luglio 2020

Poeta delle piccole cose

Claudio Volpi
Poeta delle piccole cose
Edward Hopper, 'I Nottambuli'

Con  l’aiuto questa volta di Maurizio Cucchi presentiamo Mark Strand, un grande della poesia mondiale di questi decenni.   Nato in Canada nel 1934, è cresciuto negli Stati Uniti e ha esordito come poeta nel 1934. L’importanza della sua poesia è stata ben presto riconosciuta e il catalogo dei premi da lui ricevuti è davvero notevole. Nel ’90 è stato nominato Poeta Laureato negli Stati Uniti, nel ’99 gli era stato assegnato il premio Pulitzer, è morto nel 2014. Qui proponiamo dei testi tratti dall’opera ‘Quasi invisibile’, uscita nel 2012, dove l’autore propone una poesia in una forma libera, quella del poemetto in prosa, spesso al confine tra poesia e micro racconto. Il Poeta osserva elementi anche minimali di una realtà molto concreta, eppure vista come in una luce paradossale che ne deforma i movimenti e il senso. Troviamo allora frammenti di una quotidianità oscillante tra routine e insensatezza, immagini dai contorni forti e spesso accentuati o dilatati dal ricordo e dal sogno, riflessioni sulla labilità dell’esistenza. Tutto questo in un clima di malinconia ermetica, vicinissima all’assurdo di una condizione sempre a ridosso del vuoto e del nulla. “La sua scrittura, la cui limpidezza esatta può ricordare a volte la pittura di Hopper, è affascinante e sobria, profonda eppure accessibile, legata ai più diversi risvolti del reale, interpretati nella musica di una parola che ha saputo coinvolgere il pensiero nella viva concretezza delle cose e dell’esperienza”. Egli è disincantato ma pronto ancora a stupirsi, è affabile e insieme a volte misterioso, compie un percorso compresso dall’irreversibile egemonia del tempo, semina tracce di intelligenza viva e inquieta prima che arrivi inevitabile “la congiunzione luminosa di niente e tutto”.

Nasconditi la faccia tra le mani

Poiché abbiamo attraversato il fiume e il vento offre
Soltanto un torpido sdipanarsi di freddo cui ci siamo
Adattati con mansuetudine, senza più aspettarci altro oltre
A ciò che ci è stato dato, e senza più chiederci com’è
Che siamo arrivati in questo luogo, non ci dispiace affatto
Che niente sia andato come avevamo sperato. Non
C’è modo di dissipare la foschia in cui viviamo, non
C’è modo di sapere che ci è stato inflitto un altro giorno.
La neve silenziosa del pensiero si scioglie senza
Una sola possibilità di attecchire. Nessuno ha la minima
Idea di dove siamo. Le porte sull’assenza di luogo
Si moltiplicano e il presente è così distante, così
Profondamente distante.

Il  Trionfo dell’ Infinito

Mi alzai nel cuore della notte e mi recai in fondo al
Corridoio. Sulla porta si leggeva a caratteri cubitali:
“Questa è la prossima vita. Prego, entrate”. Aprii
La porta. All’altro capo della stanza un uomo barbut
Che indossava un completo verde chiaro si volse verso
Di me e mi apostrofò dicendo:”Meglio che si prepari,
prendiamo la strada più lunga”. “Adesso mi sveglio”
pensai, ma mi sbagliavo. Intraprendemmo il viaggio
su una tundra dorata e su lastre di ghiaccio. Poi attorno
non vi fu niente per miglia e miglia, e l’unica cosa
che ero in grado di sentire era il mio cuore che pulsava,
pulsava, così forte che pensai di essere sul punto
di morire di nuovo.

Il misterioso arrivo di una lettera inconsueta.

Era stata una lunga giornata in ufficio ed era stato un
Lungo viaggio di rientro al piccolo appartamento dove
Abitavo. Quando vi arrivai, accesi la luce e vidi sul tavolo
Una busta con su scritto il mio nome. Dov’era l’orologio?
Dov’era il calendario? La calligrafia era quella
Di mio padre, ma lui era morto da quarant’anni. Com’è
Umano, cominciai a pensare che forse, forse forse, era
Vivo, e che  conduceva una vita segreta lì nei paraggi.
Come spiegare la busta altrimenti? Per  sentirmi più sicuro,
mi sedetti: la aprii, e ne  estrassi la lettera.”Caro
figliolo” cominciava. “Caro figliolo” e poi niente.

Eternità provvisoria.

Un uomo e una donna stavano a letto.”Solo una volta
Ancora” disse l’uomo “solo una volta ancora”. “Perché
Continui a ripetere la stessa cosa?” chiese la donna.
“Perché non voglio che finisca mai” rispose l’uomo.
“Ma cosa vuoi che non finisca?”chiese la donna.”Questo”
Spiegò l’uomo”questo non volere mai che finisca”.

Nell’altra vita.

Mi è stata accanto  per anni, o è stato un istante?
Non riesco a ricordarmelo. Forse l’ho amata, forse no. C’era
Una casa, poi la casa non c’era più. C’erano alberi, ma
Non ne resta nessuno. Quando nessuno ricorda, cosa
Rimane? Tu, i cui momenti sono finiti, che vaghi senza
Meta come fumo nell’altra vita, dimmi qualcosa,
dimmi una cosa qualsiasi.

Claudio Volpi
Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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