12 Maggio 2020

Poesia 12 Maggio 2020

Claudio Volpi
Poesia 12 Maggio 2020

Un Poeta che negli ultimi anni è divenuto molto popolare, allargando la platea di chi legge poesia, sia su internet che con i suoi libri, Franco Arminio. È nato e vive a Bisaccia, in Irpinia. Ha pubblicato libri come ‘Terracarne’, Mondadori, ‘Cartoline dai morti’ Nottetempo, ‘Geografia commossa dell’Italia interna’, Bruno Mondadori, ‘Cedi la strada agli alberi’, Chiarelettere, ‘L’infinito senza farci caso’. ‘Poesie d’Amore’, Bompiani. Come paesologo collabora con molti quotidiani, si occupa di documentari e fotografia, ha ideato e porta avanti la Casa della Paesologia a Treviso e il festival ‘La luna e i calanchi’ ad Aliano. Ha intercettato il bisogno di tornare a respirare, di vivere con lentezza, di riscoprire i nostri incantevoli piccoli paesi dove tornare a vivere, di saper provare compassione, cioè intercettare la sofferenza altrui e farla nostra, permettendoci di essere empatici, metterci nei panni degli altri comprendendone i bisogni. I versi di Armino hanno l’obiettivo di arrivare a una poesia semplice, diretta, senza astrazioni e giochi linguistici, con una vera ed autentica attenzione all’altro, e a ciò che c’è fuori.

È un Poeta in sintonia con gli umori ed il sentire di questi ultimi anni, quanto mai attuale ora. Prima di alcuni suoi versi, una sua riflessione tratta da ‘Cedi la strada agli alberi’, da dove sono anche tratte le successive due poesie che qui proponiamo.

“Riabitare i paesi non è questione di soldi. I soldi servono a farli più brutti, a disanimarli. Per riabitare i paesi servono piccoli miracoli, miracoli talmente piccoli che li possono fare uomini qualunque, quelli che vediamo in piazza, quelli a cui non chiediamo niente, quelli che sembrano perduti. Per riabitare i paesi bisogna credere ai ragazzi che sono rimasti e a quelli che potrebbero tornare: abbiamo mai chiesto a qualcuno veramente se vuole tornare? Per riabitare i paesi ci vuole una nuova religione, la religione dei luoghi. Ecco il punto, la questione non è economica, ma teologica… Bisogna spiegare a chi è rimasto e a chi è andato via che in un paese c’è una sacralità disoccupata, la stessa che c’è dentro di noi. Bisogna prendere la via dei paesi perché un posto quanto più è piccolo più è grande e quanto più è ai margini tanto più è centrale. Oggi la soluzione è essere inattuali e dunque la soluzione è vivere in un paese… Io, per esempio, adesso abito in un paese che va dal Pollino alla Maiella. Sono un ricco possidente, ho case e terreni in ogni paese che attraverso e ogni giorno, appena posso, mi fermo all’aria aperta, faccio festa”.

“Abbiamo bisogno di contadini,
di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
E che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
Più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.

L’altra poesia:

“Non solo dobbiamo morire,
ma prima di noi
assistiamo alla morte degli altri,
lenta o improvvisa, sempre ingiusta,
infame , orrenda.
Chiarito che contro la morte
Nulla possiamo,
non abbiamo altro da fare
che stare attenti
e donarci
un attimo di bene, uno alla volta,
uno per noi e uno per gli altri.
Possono essere persone care
O persone sconosciute, poco importa,
quello che conta è rubare il seme del bene
e piantarlo sulle facce della gente.

Per chi volesse ascoltare i versi:

Claudio Volpi
Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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