19 Giugno 2022

Parliamo d’amore

Claudio Volpi
Parliamo d’amore

Parliamo un po’ d’amore, attraverso tre sonetti di William Shakespeare (1564-1616), con un linguaggio poetico molto originale, che procede imprevedibile muovendosi tra l’intrico di contraddizioni di cui è fatta la nostra umanità, dove la distinzione tra fisico e spirituale sfuma, il bene si mescola col male, il bello col deforme, il desiderio con la repulsione, la passione con la vergogna. La poesia è ancora una delle armi migliori per conquistare l’amore…

73

In me tu vedi quel periodo dell’anno
quando nessuna o poche foglie
gialle ancora resistono
su quei rami che fremono contro il freddo,
nudi archi in rovina
ove briosi cantarono gli uccelli.

In me tu vedi
il crepuscolo di un giorno
che dopo il tramonto
svanisce all’occidente
e a poco a poco viene inghiottito
dalla notte buia,
ombra di quella che
tutto confina in pace.

In me tu vedi lo svigorire
di quel fuoco
che si estingue tra le ceneri
della sua gioventù
come in un letto di morte
su cui dovrà spirare,
consunto da ciò che fu
il suo nutrimento.

Questo in me tu vedi,
perciò il tuo amore si accresce
per farti meglio amare
chi dovrai lasciar fra breve.

71

Non piangere di me, dopo la morte,
più in là dei tocchi di campana tetri,
il segno che sarò fuggito al mondo
vile per dimorar coi vili vermi.
Se mi leggi, dimentica la mano
che scrisse queste righe: t’amo al punto
che non vorrei restare nei tuoi cari
pensieri, se il pensar di me ti strugge.
Oh se vedrai questi miei versi quando
sarò forse impastato con la terra
il mio povero nome non chiamare,
con la mia vita l’amor tuo si perda:
perché la gente savia quel tuo pianto
per me non beffi, quando sarò andato.

18

Ti dirò uguale a un giorno d’estate?
Più temperanza tu hai, più dolcezza:
i molli bocci sferza il vento al maggio
e l’estate ha scadenze troppo brevi.
Talor l’occhio del cielo a dismisura
arde, e si vela il dorato sembiante,
e per sorte o mutevole natura
pur inclina ogni cosa bella e cade.
Ma la tua estate eterna non scolora
e non si priverà di tua bellezza,
non ha vanto su te la morte, l’ombra,
quando al tempo tu cresci in linee eterne.
Finchè l’uomo avrà occhi, avrà respiro,
vive la mia parola, e in lei sei vivo.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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