04 Aprile 2021

Padre mio, mi sono affezionato alla terra

Claudio Volpi
Padre mio, mi sono affezionato alla terra
Renato Guttuso - Crocifissione, particolare

Il 2 aprile 1999 al Colosseo si teneva la Via Crucis del pontefice Giovanni Paolo II, che noi seguimmo con molta emozione. A scandirla i testi del poeta fiorentino Mario Luzi creati per l’occasione, letti da Sandro Lombardi e Lucilla Morlacchi. ‘La Passione’ è un ininterrotto monologo di Gesù Cristo durante la Via Crucis dove Gesù, il figlio di Dio, confida a Dio, suo Padre, la sua angoscia e i dubbi nati tra la sua natura divina e la sua natura umana, e rivela il suo tormento per la sua triste fine, ma ha la certezza della sua natura divina che presto lo ricongiungerà al Padre. Le domande, le paure, il mistero della vita dell’uomo.

1

Padre, nella tua prescienza conosci
tutto prima che sia
e quando è
lo guardi essere con il tuo sguardo imperscrutabile.
Quanto è lontana da te l’angoscia che mi opprime.
L’angoscia che mi leggi in viso
E nel cuore è quella del presentimento.
Tutto ti è comprensibile: anche questo;
eppure dubito talora
che questa sofferenza non ti arrivi
poi subito di questo mi ravvedo
perché so la tua misericordia.
Padre che sta per accadere che per te
non sia già stato?
Che cos’è questo sgomento?
C’è nel tempo qualcosa che m’affligge,
il tempo è degli umani, per loro lo hai creato,
a loro hai dato il crearne, di
inaugurare epoche, di chiuderle.
Il tempo lo conosci, ma non lo condividi.Io dal fondo del tempo ti dico:
la tristezza del tempo è forte nell’uomo,
invincibile.

2

Padre mio, mi sono affezionato alla terra
quanto non avrei creduto.
È bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto,
ci sono cresciuto e fatto adulto
in suo angolo quieto
tra gente povera, amabile e esecrabile.
Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, persino i deserti.
È solo una stazione per il figlio tuo la terra
Ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare.
Il cuore umano è pieno di contraddizioni
ma neppure un istante mi sono
allontanato da te.
Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi
o avessi dimenticato di essere stato.
La vita sulla terra è dolorosa,
ma è anche gioiosa: mi sovvengono
i piccoli dell’uomo, gli alberi e gli animali.
Mancano oggi su questo poggio
che chiamano Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.
Sono stato troppo uomo tra gli uomini
O troppo poco?
Il terrestre l’ho fatto troppo mio
o l’ho rifuggito?
La nostalgia di te è stata continua e forte,
tra non molto saremo ricongiunti
nella sede eterna.

3

Dal sepolcro la vita è deflagrata.
La morte ha perduto il duro agone.
Comincia un’era nuova: l’uomo riconciliato
nella nuova alleanza sancita dal tuo sangue
ha dinanzi a sé la via.
Difficile tenersi in quel cammino.
La porta del tuo regno è stretta.
Ora sì, o Redentore, che abbiamo
bisogno del tuo aiuto,
ora sì che invochiamo il tuo soccorso,
tu, guida e presidio, non ce lo negare.
L’offesa del mondo è stata immane.
Infinitamente più grande è stato il tuo amore.
Amen.

Claudio Volpi
Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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