02 Maggio 2021

Mio padre, che ho tanto amato, era vestito di pura menzogna.

Claudio Volpi
Mio padre, che ho tanto amato, era vestito di pura menzogna.

Proseguiamo a sentire il bellissimo racconto che ci fa Francesco della sua vita con i versi di Alda Merini.  Versi che sono freschi e puri come acqua sorgiva, nel loro incessante dialogo con Dio, ci riportano un po’ di anima sincera e essenziale, in questa “…Italia che ha perso ogni freschezza, la sua antica grazia, senza sorriso, cupa volgare, ossessionata dal denaro, dal benessere, dagli ‘status symbol’, dai gadget, dagli oggetti… Un ‘Italia ipocrita, pronta a commuoversi su tutto, solo per potersi auto compiacere della propria commozione, ma sostanzialmente indifferente all’altro, al vicino, al prossimo. Un’Italia senza misericordia. Un’Italia ormai inguaribilmente corrotta, nelle classi dirigenti come nel comune cittadino, intimamente, profondamente mafiosa, come sempre anarchica ma senza più essere divertente, priva di regole condivise, di principi, di valori, di interiorità, di dignità, di identità. Un’Italia senz’anima (Massimo Fini, “Senz’anima” 2010). Possiamo ancora salvarci?

11
L’umile parola che scende dalla croce
devastata da ogni turpe ricchezza:
io chiamerò nel deserto della mia fede
tutte le presenze felici del creato,
dagli umili uccelli ai vermi,
gli stessi vermi
che mangeranno la mia carne.
Io ho dubitato lungamente di Dio,
ho dubitato della sua potenza,
poi ho visto improvvisamente
che mio padre non era altro
che un figlio di Dio
e ho lasciato tutte le sue ricchezze.
Erano ricchezze senza colore né luce,
non sorgevano e non tramontavano
col giro del sole.

12
Mio padre, che ho tanto amato,
era vestito di pura menzogna.
E si rallegrava soltanto
quando io godevo di quei beni
per dar da mangiare ai miei vizi.
Come ho alimentato le mie colpe, Gesù,
come a me è servito quel denaro
per disconoscere il Creatore.
Metallo,
metallo di avarizia.
Ma come posso capire un padre
che nella carne di un figlio
ha visto il suo avvenire?
Che cos’è la donna che amo?
Che cos’è Madre Povertà?

13
Come l’ho deluso,
come ha pianto per me
e io piango con ser Bernardone
tutto ciò che insieme abbiamo lasciato,
i nostri vicendevoli inganni
e Chiara,
che avrebbe potuto essere
la palestra del mio amore,
ed è invece diventata
la musa ispiratrice
del sogno di Dio.
Chiara:
sia benedetta
nella carne pura senza idoli né voci,
quella carne che canta
nella reclusione dei sensi.

14
Anche noi,
con la povertà che ci ha regalato il Signore,
diventeremo straordinariamente ricchi.
Daremo da mangiare a tutti.
Questo non ha capito ser Bernardone:
che noi eravamo i padroni dell’universo.

15
Tu che dilaghi nel mio cuore
come l’acqua piovana
e trasporti relitti e materie
e tutta la mia selvaggina,
e io per anni sono stato come un bosco
sopra cui si sono edificate
le piramidi dell’ozio.
Ma adesso la piramide del mio vizio
ha toccato lo sguardo di Dio.
E come hai fatto, Signore,
a perdonarmi
di avere edificato
questa piramide immensa
per portarti a vedere
gli abbandoni della mia infelicità?

16
Quanto ero infelice, Signore,
nei profumi selvaggi della giovinezza.
Come ho calpestato i fiori delle ragazze,
delle donzelle che si affidavano
al mio tenero sguardo.
Sembravo buono,
la mia parola era uguale
a quella del diavolo.
Ma ora il lupo della mia parola
è diventato un agnello.
Il mio orecchio
non ode che la tua voce.
Tu sei come la madre felice
che addormenta tutte le creature.

17
A me hai dato la felicità del silenzio,
a me hai dato i sandali
per poter salire fino al Golgota.
Io, Signore, sono il tuo obolo sommerso.
Canto sotto le acque della mia morte.

18
Felice Colui
che mi ha rivestito di un saio
che è diventato un pavimento di rose.
Non ho mai sentito
l’asperità di questo tessuto,
ma odorava di fresco,
odorava di mattino,
odorava di resurrezione.
Le mie spalle sono diventate deboli ma forti:
sono diventato un contadino di fede.
Aravo solo la terra di Dio, la sua volontà.

19
Felice e benedetto
Colui che mi ha rivestito
di ruvido sacco
e che mi ha messo sui fianchi il cilicio
perché non guardassi
e non desiderassi una donna.
Com’è calda la purezza evangelica.
La donna diventò in me
la forza della paura,
l’innominabile essere di Maria.
La mia esistenza è diventata
un’invisibile spada contro il demonio,
che ha voluto svestirmi
per provare la mia santità.
Io sono santo
perché non lo temo.

20
Quanto alle molte vie da seguire,
io che sono sul viottolo della santità,
dove crescono erbe e tormenti,
dove Dio non accade,
dopo la vestizione di questo anno di luce,
di questa perentoria ragione,
non so quale sia la via maestra,
ma certamente la sua chiamata
che investe tutta la terra.
E il fatto che si sia degnato
di considerarmi un uomo,
un corpuscolo
di questo immenso universo,
mi fa essere così felice
che sono diventato pazzo.

21
Ora sono un guerriero
che corre senza cavallo,
coi miei piedi sudati e stanchi
verso il traguardo di Dio.
E sogno la morte angelica,
una sorella dai mille volti.

Claudio Volpi
Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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