“…E vi dico a disporvi a udire un autentico poeta, di quelli che hanno i sensi ammaestrati in un mondo che non è il nostro e che poca gente percepisce. Un poeta più vicino alla morte che alla filosofia; più vicino al sangue che all’inchiostro. Un poeta pieno di voci misteriose che, fortunatamente, lui stesso non sa decifrare; un uomo vero che ormai sa che il giunco e la rondine sono più eterni della guancia dura della statua… La poesia di Neruda si leva con un tono mai eguagliato in America, di passione, di tenerezza e di sincerità. Resiste di fronte al mondo, colmo di sincero stupore, e le mancano i due elementi con cui sono vissuti tanti falsi poeti, l’odio e l’ironia. Quando sta per punire e leva in alto la spada, si trova d’improvviso con una colomba ferita tra le dita. Io vi consiglio di ascoltare con attenzione questo gran poeta e di cercare di commuovervi con lui; ognuno alla propria maniera. La poesia richiede una lunga iniziazione, come qualsiasi sport, ma c’è nella vera poesia un profumo, un accento, un tratto luminoso che tutte le creature possono percepire. E voglia Iddio che vi serva per nutrire quel granello di pazzia che tutti portiamo dentro, che molti uccidono per mettersi l’odioso monocolo della pedanteria libresca e senza il quale è imprudente vivere” (Federico Garcia Lorca)
XIV
Giochi ogni giorno
con la luce dell’universo.
Sottile visitatrice,
giungi nel fiore e
nell’acqua.
Sei più di questa
bianca testolina
che stringo come un grappolo
tra le mie mani
ogni giorno.
A nessuno
rassomigli da
quando ti amo.
Lascia che io ti
stenda tra le ghirlande gialle.
Chi scrive il tuo
nome a lettere di
fumo tra le stelle
del sud?
Ah lascia che
ricordi come eri
allora, quando
ancora non esistevi.
D’improvviso il
vento ulula e sbatte
la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete
colma di pesci cupi.
Qui vengono a
finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.
Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente
contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine
foglie oscure
e scioglie tutte le barche
che iersera s’ancorarono al cielo.
Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco
come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta
corre un ‘ombra strana nei tuoi occhi.
Ora, anche ora, piccola,
mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste
galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia
morde la tua bocca di susina.
Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia,
al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte
l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste
ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.
Le mie parole piovvero
su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo
il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo
Ti porterò dalle montagne fiori allegri,
copihues, nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.
XV
Mi piaci quando taci
perchè sei come assente,
e mi ascolti da lungi
e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi
ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.
Poichè tutte le cose
son piene della mia anima
emergi dalle cose,
piena dell’anima mia.
Farfalla di sogno,
rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.
Mi piaci quando taci
e sei come distante.
E stai come lamentandoti,
farfalla tubante.
E mi ascolti da lungi,
e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia
col tuo silenzio.
Lascia che ti parli
pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada,
semplice come un anello.
Sei come la notte,
silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella,
così lontano e semplice.
Mi piaci quando taci
perchè sei come assente.
Distante e dolorosa
come se fossi morta.
Allora una parola,
un sorriso bastano.
E son felice,
felice che non sia così.