“La poesia non è un genere letterario, è l’esperienza della vita, la più alta densità di precisione, l’intuizione accecante che la vita più fragile è una vita senza fine” (Christian Bobin).
Che cosa abbiamo capito –Angelo-
tu chiedi
a questa generazione sul ramo
che sta per spezzarsi.
Tu chiedi la nostra eredità,
la pretendi.
Io ora questo so,
questo poco ho capito.
D’essere un grumo,
poggiato appena alla superficie,
un niente appeso
in docile respiro.
Una modesta vela
in un mare alto. Infinito.
Questo ho capito.
Quanto fu prodigato per me,
fin dalla notte
del mio primo vagire,
in luce,
in facce in ardenti colori.
Questo mi è stato dato.
Senza sosta
qualcosa sempre
è venuto in dono.
Io l’ho chiamato luce,
cielo mamma fiore.
L’ho chiamato amico,
gatto, mattino, minestra,
albero libro casa
pane sorella bambino.
Parola. Parola l’ho chiamato.
Veniva in dono.
Prendeva tutte le forme.
L’ho chiamato mare.
Veniva in dono
fino alla riva.
Poi dolore l’ho chiamato.
Estate o neve.
Giardino, sonno,
musica poema.
L’ho chiamato amore.
Gli ho dato tutti i nomi.
Mariangela Gualtieri
Solo a sera m’è dato
assistere alla deposizione
della luce, quando
la vita, ormai
senza rimedio,
è perduta.
Mio convoglio funebre
di ogni notte: emigrazione
di sensi, accorgimenti
delle ore tradite, intanto
che lo spirito è rapito
sotto l’acutissimo arco
dell’esistenza: l’accompagna
una musica di indicibile
silenzio.
Invece dovere
ogni mattina risorgere
sognare sempre
impossibili itinerari.
David Maria Turoldo
Era un signore
come un cielo gentile,
gentilmente col
suo gentile cuore
la guardava.
E intanto la vita?
Intanto la vita
persempre persempre
se ne andava,
intanto la vita
come una bella vela
quasi era sparita.
Vivian Lamarque