05 Aprile 2026

Io sono mio padre.

Claudio Volpi
Io sono mio padre.
'La Pietà' del Perugino, 1493-1496

Oggi, Domenica di Pasqua, parliamo di amore filiale, attraverso le parole e i versi di un poeta del nostro territorio, di Viole di Assisi, Italo Landrini (1963), una voce conosciuta e apprezzata, su cui torneremo ancora in questa rubrica. Le sue riflessioni a caldo dopo la perdita recente del padre e poi di seguito la poesia a lui dedicata ci hanno colpito e impressionato per la bellezza che traspare da questo rapporto figlio padre; per la dolcezza, per l’amore espresso, per il senso di una vita spesa bene e compiuta, che ha trasmesso valori e forza, e che continua in qualche forma a vivere nella fiamma buona che arde nel cuore di Italo.

 

“Si nasce  figli, si vive da padri, si muore da figli, caro Babbo, specialmente in questi ultimi tempi, ti abbiamo accudito come un figlio e quando lunedì sera ti ho aiutato ad andare a letto, mettere il pigiama e poi rimboccato le coperte, mentre uscivo dalla camera mi hai detto le tue ultime parole,- buonanotte, grazie grazie- ecco, in quel momento avrei voluto dirti quello che da piccoli ci avevi insegnato di dire a me e mio fratello Enzo, mentre andavamo a letto, “benedizione” e tu e Mamma rispondevate –sii benedetto-. Sono triste perché un altro pezzo importante della mia vita se ne è andato, ma felice e consapevole perché sei arrivato a 95 anni in discreta salute e guardarti soffrire in questi seppur pochi giorni in ospedale era diventato un dolore immenso e ora mi auguro che ci benedirai da quel posto dove tanto pregavi di andare, quando dicevi che sarebbe arrivata la chiamata.  Ciao Bà”.

 

Io sono mio padre

Avvinghiato teco

come sarmenti

osservo trascorrere

della vita

sul tuo vissuto viso,

sul tuo canuto capo.

Io pusillo che del tuo tempo

sono lo scandire

scruto la nostra

inevitabile fralezza

sulle tue nobili rughe

che parlano di rinunce

sacrifici e sofferenze.

 

Seguo il tuo sereno sguardo

la disarmante allegrezza

l’ilarità contagiosa

con dovizia sapiente

scrigno del perituro passato.

Inevitabilmente srotolo

matassa dei ricordi

dai meritati rabbuffi

ai tanti consigli

avari di parole

ma ricchi d’esempio.

 

In te munifico padre

mi vedo in ogni gesto

sei stato speme

e radice della mia linfa

scolta e vestigia

sulla mia strada.

Mentre nella

clessidra della vita

scorrono silenti

granelli d’immagini

e le tue preghiere,

in questo afflato

vorrei dirti

semplicemente grazie.

 

Ora però,

pur con fervore dolente

le parole non escono

e forse quando lo farò

sarà troppo tardi

ma resterà chiaro

e indelebile

su questo eburneo ricordo

e nel mio cuore.

 

 

 

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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