15 Marzo 2026

Il volto della guerra.

Claudio Volpi
Il volto della guerra.
Il volto della guerra', di Salvator Dalì, olio su tela, 1940

Partendo dall’immagine a commento delle poesie di oggi, di Davide Maria Turoldo e Manlio Scimeca, che si allarga fino a farci riflettere sul male nel mondo: “Uno spaventoso volto di Medusa anguicrinita galleggia in un deserto, come fosse un’apparizione malefica. Gli occhi e la bocca appaiono pieni di teschi umani, che a loro volta ospitano in ogni cavità ancora altri crani: e così via. È ‘ la morte infinita’, disse Salvator Dalì, che lo dipinse nel 1940, all’inizio della seconda guerra mondiale, quando lui e la compagna Gala dovettero lasciare prima Parigi, poi la Francia, e infine l’Europa…. È un volto vecchio ed emaciato, quello della guerra: perché perseguita il genere umano dalla notte dei tempi, lacerando la pace che ne sarebbe la condizione originaria. Dalì ci fa, letteralmente, guardare in faccia la realtà, demolendo ogni propaganda su esportazione di democrazia, diritti, libertà. Chi può pensare, di fronte a questo mostro, che dalla guerra possa venire qualcosa di buono? Dire la verità, ecco a cosa servono gli artisti: e quando ci riescono, davvero nessuno può chiudere loro la bocca” (T. Montanari). Le poesie sono prese e condivise da uno spunto di Luca Mastrantonio.

 

In questo scialo di morte

Una garanzia vi chiedo, amici,

di venire, sì, al mio funerale,

se il dono avrò di morire

alla maniera antica.

 

Per altra morte non venite,

pur sapendo quanto

mi siete cari,

e di quale stima

io onori l’Amica.

 

Fosse ancora la vera,

la bella morte naturale;

tornasse l’onesta, la dimessa

silenziosa morte!

 

La porta appena socchiusa,

unico segnale;

e un prete:

uno basti

per chi crede ancora;

che non avvenga

la frana dei rosari.

E si ritorni alla severa

amata liturgia.

 

Più che l’odore

dei cadaveri ora

è il fetore dei sentimenti

quale nube alla diossina

nube che stagna sulle cupole.

 

E le bare galleggiano

rottami di naufraghi

sul mare delle facce

compunte.

 

Rompete almeno i televisori,

fate tacere gli speakers…

e quei manifesti

che grondano da

tutti i muri

all’esecrando delitto.

 

Avanti: un altro funerale,

e poi un funerale

contro un altro funerale:

morte contro morte.

 

Poi le immancabili foto,

a nudo, dell’assassinato,

poi gli editoriali,

un fiume.

 

E noi tutti,

sacerdoti, becchini,

in questo scialo di morte.

                                    Davide Maria Turoldo

 

Da che parte

Non so da che parte stare,

se iniziare ad amare o a odiare.

 

Non so da che parte guardarmi,

se girarmi o nascondermi.

 

Non so se orientarmi

o perdermi,

se rifugiarmi

o allontanarmi.

 

Non so cosa dire,

se parlare o tacere.

 

Non so da che parte vivere,

e allora ho deciso di andare.

                                           Manlio Scimeca

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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