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Le Storie di Assisi

Il mestiere di Poeta

a cura di Claudio Volpi

Una delle figure indimenticabili della nostra letteratura, Cesare Pavese (1908-1950), una voce isolata e originale rispetto alla poesia del suo tempo. Come scrive lui stesso nel ‘Mestiere di vivere’: “Ogni poeta s’è angosciato, meravigliato e ha goduto. L’ammirazione per un gran passo di poesia non va mai alla sua stupefacente abilità, ma alla novità della scoperta che contiene. Anche se proviamo un palpito di gioia a trovare un aggettivo accoppiato con riuscita a un sostantivo, che mai si videro insieme, non è stupore all’eleganza della cosa, alla prontezza dell’ingegno, all’abilità tecnica del poeta che ci tocca, ma meraviglia alla nuova realtà portata in luce”. Nelle sue poesie, attraverso il suo verso lungo, troviamo la città, la campagna, vecchi e giovani, uomini e donne, albe e notti, terra e sangue, amore e ricerca di amore. Come scrive Valerio Magrelli:” Nei versi di Pavese c’è bisogno di forma che oltrepassa la forma, una necessità di canto che sopravanza il canto. Il culto tributato alla sua opera risponde a questa urgenza comunicativa, all’impellenza di un contatto con l’altro. Pavese chiama, e il suo appello ha sul lettore una presa immediata, emotiva. Ma non è appunto da una pulsione simile, dall’ancoraggio nel terreno del vissuto, che la letteratura trae la sua origine?”

Incontro

Queste dure colline che han fatto il mio corpo
E lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
Di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.
L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
Sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate.
Era intorno il sentore di queste colline
Più profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò
Come uscisse da queste colline, una voce più netta
E aspra insieme, una voce di tempi perduti.
Qualche volta le vedo, e mi vive dinanzi
Definita, immutabile, come un ricordo.
Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
Ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, a pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. È come il mattino. Mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di questi mattini remoti.
E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
Che abbia avuto mai all’alba su queste colline.
L’ho creata dal fondo di tutte le cose
Che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.

La Notte

Ma la notte ventosa, la limpida notte
Che il ricordo sfiorava soltanto, è remota,
è un ricordo. Perdura una calma stupita
fatta anch’essa di foglie e di nulla. Non resta,
di quel tempo di là dai ricordi, che un vago
ricordare.
Talvolta ritorna nel giorno
Nell’immobile luce del giorno d’estate,
quel remoto stupore.
Per la vuota finestra
Il bambino guardava la notte sui colli
Freschi e neri, e stupiva di trovarli ammassati:
vaga e limpida immobilità. Fra le foglie
che stormivano al buio, apparivano i colli
dove tutte le cose del giorno, le coste
e le piante e le vigne, eran nitide e morte
e la vita era un’altra, di vento, di cielo,
e di foglie e di nulla.
Talvolta ritorna
Nell’immobile calma del giorno il ricordo
Di quel vivere assorto, nella luce stupita.

Anche tu sei l’amore

Sei di sangue e di terra
Come gli altri. Cammini
Come chi non si stacca
Dalla porta di casa.
Guardi come chi attende
E non vede. Sei terra
Che dolora e che tace.
Hai sussulti e stanchezze,
hai parole-cammini
in attesa. L’amore
è il tuo sangue-non altro.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
Questa morte che ci accompagna
Dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
Quando su te sola ti pieghi
Nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Il mestiere di Poeta

a cura di Claudio Volpi

Pubblicato in data 26 Luglio 2020