22 Maggio 2022

I gatti, i cani, gli uomini…

Claudio Volpi
I gatti, i cani, gli uomini…

Oggi ci dimentichiamo per un momento delle cose terribili che stanno accadendo e dedichiamo alcune poesie ai gatti, ai cani, al nostro rapporto con queste creature. Sì, gli animali per noi uomini sono “piccole  persone”.

La miglior cosa da
fare stamattina
per sollevare il
mondo e la mia
specie
è di stare sul
gradino al sole
con la gatta in
braccio a far le
fusa.
Sparpagliare le fusa
per i campi la valle
la collina, fino alle
cime alle costellazioni
ai mondi più
lontani. Fare le
fusa
con lei-la mia
sovrana.
Imparare quel
mantra che
contiene
l’antica vibrazione
musicale
forse la prima,
quando dal buio
immoto
per traboccante
felicità
un gettito innescò
la creazione.

                           Mariangela Gualtieri

Occhi di cane

Cani neri
ululavano
nella notte
misteriosa
così neri cani
che manco si
vedevano

solo l’ululio sentivo
solo l’ululio di cani
neri
nella notte

cercavo i tuoi occhi
nella notte
misteriosa
ma non li trovavo

i tuoi occhi io
cercavo
ma solo gli ululii
e poi sì, due occhi
ma di cane, non di
fanciulla
due occhi rossi di
cane

e ci guardammo
e ci guardammo
occhi di cane e
occhi di me
ci guardammo

cosa cerchi? Mi
chiese il   cane
hai visto una
fanciulla?
domandai
no, solo cani,
rispose
beh, allora magari
vado, dissi

e continuai a
camminare
nella notte
misteriosa
ululante di cani
neri
senza trovarti gli
occhi
e ne avrei avuto
bisogno

lo sa Iddio
quanto ne avrei
avuto.

                               Guido Catalano

Per un cane

Sei stato con noi
per undici anni.
Una sera siamo
tornati:
eri disteso davanti
al cancello,
il muso nella
polvere della
strada,
le zampe già
fredde, il dorso
tiepido ancora.
Ora sei tutto
nella buca che ti
abbiamo scavata.
Ma gli undici anni
della tua umile
vita,
il gemere
per ognuno che
partiva,
il soffrire di gioia
per ognuno che
ritornava
e verso sera
se qualcuno
per una sua
tristezza
piangeva
tu gli leccavi le
mani:
lo guardavi
e gli leccavi le mani
oh, gli undici anni
del tuo muto
amore
tutti qui
sotto questa terra
sotto questa
pioggia
crudele?
Esitavi
sulla ghiaia umida:
sollevavi
una zampa
tremando.
Ora nessuno ti
difende  
dal freddo.
Non ti si può più
chiamare.
Non ti si può più
dare
niente.
Solo le foglie
fradice morte
cadono su questo
pezzo
di prato.
E pensare che altro
rimanga
di te
è vietato:
di questo il nostro
assurdo
pianto si accresce.

                              Antonia Pozzi

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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