L’amore romantico ma senza illusioni.
È stata l’eroina dell’età del Jazz, la poetessa più amata e più letta nell’America degli anni Venti. Il suo sex appeal senza rivali aveva l’effetto di una droga sulle persone. Thomas Hardy diceva che c’erano soltanto due grandi cose negli Stati Uniti: i grattacieli e le poesie di Edna. Tra i letterati in lingua inglese non c’era nessuno che non conoscesse i suoi versi, i suoi libri vendevano fino a tre quattro milioni di copie, e i suoi appassionati sonetti d’amore, carichi di lirismo e sentimento, ma anche ironia e rivalsa femminista, erano ammirati e imitati da tutti gli aspiranti poeti. Edna rappresentò una femminilità libera e spregiudicata, predicò e praticò l’amore libero, fu la prima donna a vincere il premio Pulitzer per la poesia, nel 1923, con la raccolta ‘Il tessitore d’arpe’. Nacque nel Maine, cominciò a scrivere versi da giovanissima, si stabilì a New York, nel Greenwich Village, integrandosi nell’ambiente libero e progressista del Village, diventando il simbolo dell’insofferenza verso il conformismo morale e il perbenismo borghese. Nel 1921 partì per l’Europa, visse due anni prevalentemente a Parigi, poi tornò negli Stati Uniti, si stabilì nello stato di New York. La sua poesia è allo stesso tempo tradizionale e trasgressiva, lirica, rivoluzionaria nei temi, con il rovesciamento del rapporto uomo-donna. Nei suoi versi d’amore più appassionati, c’è costante l’orgoglioso riconoscimento della propria autonomia di donna. Edna ha dato voce al mito dell’eterna giovinezza, alla rivolta e alla liberazione della donna nell’America puritana e bigotta, all’amore romantico ma senza illusioni, alla precarietà della vita e alla tristezza ma senza rassegnazione.
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Credi ch’io sia fedele a una promessa?
Sono infedele, tranne che all’amore.
Se tu non fossi amabile, sarei
Già fuggita a inseguire la bellezza.
Se tu non fossi ancora cibo raro
Ed acqua per la mia sete più aspra,
ti lascerei-ignoralo, ma è vero ! –
e come cercai te, cercherei un altro.
Ma come l’aria mobile tu sei,
e più cangianti di marea i tuoi vezzi,
perciò non è un problema l’incostanza:
non ho che da restarti sempre a fianco.
Sei così fatuo e folle, amore mio,
che quanto più tradisco son sincera.
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Tra breve io ti scorderò, mio caro,
perciò assapora il tuo piccolo giorno,
mese, o semestre, e godi quanto puoi;
sia che ti scordi, o ti lasci, o io muoia,
tra di noi finirà; col tempo, dico,
ti dimenticherò, comunque ora,
se m’incanti con splendide menzogne,
ti assicuro la mia miglior promessa,
Anch’io vorrei che gli amori durassero
E non fossero inezie i giuramenti,
ma tant’è, la natura si è ingegnata
fin qui di perpetuarsi senza sosta
che noi troviamo o no quel che cerchiamo
è, biologicamente irrilevante.
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Non solo il più feroce mal d’amore,
il tormento che brucia e che consuma
quanti amarono e soli si ridussero
custodi di un effimero sepolcro
per sempre, riversando sopra il morto
rose gelate e corone d’alloro,
ma il timore di una seconda morte
fa della mente una matassa rigida
di confuse memorie. Fantasma di luce,
che oscuri ciò che faccio e possiedo,
sii gentile a tua volta, và lontano!
Non ti basta l’amore che t’ho dato?
Io voglio liberarmi anche di te
Per rivedere il mondo che ho d’intorno.
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Quando mi lascerai tu, a me più caro
Oggi d’ogni parola ch’io scriva,
né più sarai il guardiano del mio cuore
di cui sarà ridata a me la chiave,
e non sarai, come mi sembri ora,
il sole, da cui muove ogni splendore
in un cerchiato nimbo, né un infranto
raggio di luna che si tuffa in mare,
di questo istante mi ricorderò
e piangerò, come mi vedi ora,
la tua pena d’amore, come un fiore
timoroso di morte ma assonnato
che osserva un poco languido e sgomento
il vento in cui disperderà i suoi petali.
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Io non ti do il mio amor
Io non ti do il mio amore come fanno
Le altre ragazze, in uno scrigno freddo
D’argento e perle, né ricco di gemme
Rosse e turchesi, chiuso, senza chiave;
né in un nodo, e nemmeno in un anello
lavorato alla moda, con la scritta
“semper fidelis”, dove si nasconde
Un’insidia che ottenebra il cervello.
L’amore a mano aperta, questo solo,
senza diademi, chiaro, inoffensivo:
come se ti portassi in un cappello
primule smosse, o mele nella gonna,
e ti chiamassi al modo dei bambini:
“Guarda che cos’ho qui!-Tutto per te”
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So quel che voglio e ho fatto la mia scelta;
il mio destino non sei tu a deciderlo:
che tu mi ami o no, non ha importanza,
alla fine di me rispondo io.
La tua presenza, i tuoi favori, tutto
Ciò che m’hai dato, adesso puoi riprenderti:
c’è tra la tua bellezza ed il mio cuore
qualcosa che non riuscirai a confondere,
né a tradire. Vorrei che tu capissi
che nel mio segreto desiderio
sogno sempre il tuo bacio; ma non chiesero
di bere ancora quelli che languivano
nei deserti del Sud; puoi benedirmi,
ma non piegarmi dopo avermi amata.