06 Gennaio 2022

§17 – Di nuovo a Terni

Maceo Angeli
§17 – Di nuovo a Terni

Leggi la nota introduttiva

Un sabato sera viene da Terni mio padre, come spesso faceva, e a me e a mia sorella ci propone di trasferirci a Terni con lui. Accettammo perché qui in Assisi era impossibile trovare una soluzione per un guadagno sicuro. Così ci trasferimmo a Terni.
Andare a Terni non era una novità, in quanto con tutta la famiglia ci eravamo trasferiti nel lontano 1916, perché mio padre era stato assunto quale capo reparto ad una società “Clitunno”, dove fabbricavano oggetti per la guerra. Questa società aveva sede fuori di porta Garibaldi, a sinistra della strada che porta a Collescipoli verso Papigno.
[17q] Ho un ricordo nitido dell’impressione che mi fece Terni allora[1].
Arrivammo con mia sorella alla stazione di notte, scendemmo dal treno insieme ad una infinità di operai carichi di impicci e fagotti; si urtavano reciprocamente senza complimenti e tutti si dileguavano nel buio, perché c’era la semioscurità, data la guerra.
C’era la nebbia fitta ed era freddo, l’odore acre di aria disgustosa mi colpì: era un frammisto di catrame e qualcosa di marcio. Nel piazzale della stazione c’erano allineate delle carrozzelle, e i vetturini svegliatisi al rumore del treno in arrivo si prodigavano con parole e gesti, invitando la gente a salire, ma nessuno li ascoltava e tutti camminavano in fretta, presi solo dai loro problemi.
Ci avviammo per il viale costeggiato da altissimi alberi di platano, tra un rumore di macchine dello stabilimento alla nostra destra. Arrivammo così alla barriera daziaria, dove c’erano delle guardie baffute con in mano dei pezzi di ferro a forma di spiedo, che infilavano nei fagotti dei passanti per vedere se nascondevano nell’interno merce di contrabbando.
[s.n.q][2] Arrivammo così a Terni[3] verso una nuova sistemazione, una casa un po’ lontana dalla vecchia Terni. Abitavamo in una casa sita in una traversa di quella che conduce a Narni, vicino la forma di Cospea[4]. Era, nella prima impressione, una zona calma, anche se in seguito non risultò così.
La nuova destinazione in questa casa, che era stata la residenza del contadino, era di proprietà di Piacentini, un benestante di Terni che ho conosciuto di persona, persona buona.


[1] Il riferimento di questo “flashback” è, si badi, al 1916, non al 1932. Di fatto, solo sedici anni prima.

[2] Questo foglio non è numerato, ma ben si inserisce naturalmente per il suo contenuto in questa posizione.

[3] Terni, nel 1932, si avvicinava a 60.000 abitanti, ed era dunque una città appena meno abitata di Perugia. Assisi, vale la pena ricordarlo, aveva in quest’epoca circa 21.000 abitanti, in grandissima parte concentrati nel capoluogo.

[4] Veniva chiamata “la forma di Cospea” un canale, scavato originariamente nel XVI secolo, per alimentare d’acqua la zona circostante di Terni.

Edizione a cura di Francesco Lampone

Il prossimo capitolo del memoriale verrà pubblicato
giovedì 13 Gennaio 2022:

GLI AMICI ARTISTI TERNANI

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]