Continuiamo con splendidi versi…
Cose che chiedono lacrime
Un bambino che gioca
con il padre in una cucina
male illuminata verso sera.
L’aver giudicato povero
un regalo trovato
sotto l’albero a Natale.
Sentir cantare uomini
costretti a partire
per una terra straniera.
La Statua della Libertà,
sapere come era ed è
dolce e difficile ogni libertà.
L’amicizia tradita
per denaro e potere.
L’amore che non si può avere.
L’amore che è dato senza misura.
Pensare di non essersi preso
la dovuta cura
della solitudine della madre.
Una fotografia dei compagni
di classe del Ginnasio.
Lasciare che la ragione
ceda all’ira.
Tutto quello
che non s’impara.
Tutta la pietà
che non hai provato
verso chi soffre
e chi muore.
Un bambino che aspetta
suo padre alla finestra
verso sera
con la paura
che non possa tornare.
Quando di colpo senti
che sei frainteso
e lo vedi
nell’irrigidirsi di un viso.
Quando qualcuno
ti fa sentire inferiore
rivolgendosi a te
con troppa indifferenza
o troppo calore.
Risparmiare sui moti del cuore.
Dubitare per un istante
della Poesia.
Dire: è morto il sogno,
è morto l’incanto.
Sono le cose che chiedono lacrime.
Sono le fonti
di ogni mio pianto.
Io che ti ho dato tutte le stagioni
Io sono stato
tutte le stagioni per te.
E tu non ricordi
la primavera acerba,
appuntita dei primi baci
fugaci e scopritori,
di tutte le ore
passate l’uno contro l’altra,
tu su uno scalino
perché potessi meglio
io così troppo alto di statura
portare il sesso gonfio
contro il tuo a vibrare,
frecciare, soffrire.
Eri così ossuta, inappagabile.
Sembravi una spina di rosa,
le lacrime d’un corallo,
eri straniera, sottomarina.
E l’estate,
la ricordi almeno quella,
di fuoco come l’inferno
dei più torbidi desideri,
le indocili, le oscene litanie,
i controllati e morbidi insulti,
gli spettri convocati,
gli urli del piacere
quando tu ne violavi
ogni soglia.
Io ti diedi l’estate,
la voglia naturale
di passare i limiti
e di esplodere come
le nebulose e gli anemoni.
Io ti diedi l’autunno,
è vero
con le sue ventate
di buio precoce
con le mareggiate
che spingono
sulle spiagge relitti,
alghe, detriti
con i primi freddi
che fanno dolere
le articolazioni e le ossa.
Non c’è niente
che possa evitare
che perdano ore di luce
due amanti.
E ora che è inverno,
ora che per te
è sfiorito il mio corpo
e la mia anima lontana,
riprovevole, sospetta?
Inverno, solo quello
ormai ci aspetta,
ghiacci deserti,
giorni corti come
i tuoi scatti di orgoglio
lividi come un rifiuto,
nudi come coltelli?
Io che ti ho dato
tutte le stagioni
muoio se non vedo
un nuovo germoglio.
Giuseppe Conte