10 Agosto 2025

Cose che chiedono lacrime

Claudio Volpi
Cose che chiedono lacrime
'Le tre età dell'uomo' di Giorgione

Continuiamo con splendidi versi…


Cose che chiedono lacrime

Un bambino che gioca

con il padre in una cucina

male illuminata verso sera.

L’aver giudicato povero

un regalo trovato

sotto l’albero a Natale.

Sentir cantare uomini

costretti a partire

per una terra straniera.

La Statua della Libertà,

sapere come era ed  è

dolce e difficile ogni libertà.

L’amicizia tradita

per denaro e potere.

L’amore che non si può avere.

L’amore che è dato senza misura.

Pensare di non essersi preso

la dovuta cura

della solitudine della madre.

Una fotografia dei compagni

di classe del Ginnasio.

Lasciare che la ragione

ceda all’ira.

Tutto quello 

che non s’impara.

Tutta la pietà

che non hai provato

verso chi soffre 

e chi muore.

Un bambino che aspetta

suo padre alla finestra

verso sera

con la paura 

che non possa tornare.

Quando di colpo senti

che sei frainteso

e lo vedi

nell’irrigidirsi di un viso.

Quando qualcuno

ti fa sentire inferiore

rivolgendosi a te

con troppa indifferenza

o troppo calore.

Risparmiare sui moti del cuore.

Dubitare per un istante

della Poesia.

Dire: è morto il sogno,

è morto l’incanto.

Sono le cose che chiedono lacrime.

Sono le fonti 

di ogni mio pianto.

Io che ti ho dato tutte le stagioni

Io sono stato

tutte le stagioni per te.

E tu non ricordi

la primavera acerba,

appuntita dei primi baci

fugaci e scopritori,

di tutte le ore

passate l’uno contro l’altra,

tu su uno scalino

perché potessi meglio

io così troppo alto di statura

portare il sesso gonfio

contro il tuo a vibrare,

frecciare, soffrire.

Eri così ossuta, inappagabile.

Sembravi una spina di rosa,

le lacrime d’un corallo,

eri straniera, sottomarina.

E l’estate,

la ricordi almeno quella,

di fuoco come l’inferno

dei più torbidi desideri,

le indocili, le oscene litanie,

i controllati e morbidi insulti,

gli spettri convocati,

gli urli del piacere

quando tu ne violavi

ogni soglia.

Io ti diedi l’estate,

la voglia naturale

di passare i limiti

e di esplodere come

le nebulose e gli anemoni.

Io ti diedi l’autunno,

è vero

con le sue ventate

di buio precoce

con le mareggiate 

che spingono

sulle spiagge relitti,

alghe, detriti

con i primi freddi

che fanno dolere

le articolazioni e le ossa.

Non c’è niente

che possa evitare

che perdano ore di luce

due amanti.

E ora che è inverno, 

ora che per te

è sfiorito il mio corpo

e la mia anima lontana,

riprovevole, sospetta?

Inverno, solo quello

ormai ci aspetta,

ghiacci deserti,

giorni corti come

i tuoi scatti di orgoglio

lividi come un rifiuto,

nudi come coltelli?

Io che ti ho dato

tutte le stagioni

muoio se non vedo

un nuovo germoglio. 

                    Giuseppe Conte

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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